Uova di Fabergé

Uova di Fabergé, 1885-1917, Museo Fabergé, San Pietroburgo.

Molti sicuramente avranno visto Ocean’s Twelve, un film dal cast veramente stellare e dalla trama incalzante. Ebbene la storia ruota tutta attorno a un furto di proporzioni enormi messo in atto dalla squadra di ladri guidata da Danny Ocean (George Clooney) per restituire al proprietario di Casinò Terry Benedict la cifra rubata nel film precedente. Protagonista di questo furto è proprio un uovo di Fabergé.

Questo preziosissimo cimelio si ritrova anche in molti altri film come Octopussy – Operazione piovra o Quasi amici. In quest’ultima pellicola francese, il giovane Driss, aiutante del ricco tetraplegico Philippe, gli sottrae un uovo Fabergé, non sapendo il suo reale valore economico e soprattutto affettivo.

È proprio per un sentimento di affetto che nacquero le uova di Fabergé. Nella Pasqua del 1885 lo zar Alessandro III di Russia commissionò al gioielliere e orafo Peter Carl Fabergé un uovo da regalare a sua moglie Maria Fëdorovna. Esternamente appariva come un vero uovo di gallina, ricoperto di smalto bianco, ma all’interno svelava tutta la sua magnificenza con un rivestimento d’oro e una sfera tutta d’oro che conteneva al suo interno una piccola gallina, anch’essa realizzata interamente in oro. All’interno della gallina vi erano altre due sorprese, una corona e un pendente di rubino, oggi perduti. 

Il regalo piacque così tanto alla zarina che lo zar decise di regalarle un uovo ogni anno come regalo pasquale. Fabergé, nominato gioielliere di corte, fu impegnato per ben 35 anni nell’ideazione e fabbricazione di 50 uova, tutte realizzate con materiali e pietre preziose e tutte contenenti una sorpresa, proprio come le uova di cioccolato della nostra tradizione.

Nel 1894 Alessandro III morì e gli succedette a soli vent’anni il figlio Nicola II che continuò la tradizione del padre e ogni anno regalò un uovo alla moglie Alexandra Fëdorovna Romanova e un altro all’imperatrice madre. Nel 1904 e nel 1905 lo zar Nicola fu costretto a interrompere la produzione delle uova. In quel biennio infatti la Russia subì una serie di disastrose sconfitte durante la guerra russo-giapponese, scoppiata a causa delle ambizioni di entrambi per il controllo di Manciuria e Corea.

L’ultimo uovo che venne realizzato da Fabergé per la famiglia imperiale fu donato alla zarina Alexandra nel 1916. Si trattava di un uovo in acciaio, oro e nefrite con all’interno un piccolo quadro raffigurante il marito Nicola e il figlio Aleksej al comando dell’esercito russo durante la Prima Guerra Mondiale. 

Dal momento che la Russia, così come il suo inesperto comandante Nicola II, si trovarono completamente impreparati ad affrontare il conflitto bellico, scoppiò una violenta rivoluzione guidata da Lenin che costrinse la famiglia imperiale ad organizzare una fuga. Tuttavia i bolscevichi riuscirono a catturare lo zar con la moglie, i figli e altri funzionari di corte, li condussero a Ekaterinburg (città nei monti Urali) e li trucidarono. Il destino di Fabergé fu sicuramente migliore: riuscì a scampare alla morte e a rifugiarsi in Svizzera, dove morì nel 1920.

I possedimenti reali vennero confiscati dallo Stato dei Soviet e con essi anche le preziose e magnifiche uova che vennero vendute prima da Lenin e poi da Stalin per finanziare i progetti industriali sovietici. Fu così che questi particolari e unici gioielli finirono sul mercato occidentale. L’editore americano Forbes, grande amante del collezionismo, riuscì ad acquistare un gran numero di uova. Nel 2004 però la sua collezione venne interamente trasferita a San Pietroburgo grazie all’imprenditore Viktor Vekselber, che sborsò ben 100 milioni di dollari.

Oggi le uova sono conservate nel maestoso Museo Fabergé. Purtroppo, non possiamo ammirarle tutte, perché alcune sono andate perdute, come quelle che ‒ si dice ‒ furono portate via dall’imperatrice madre Maria in fuga dai bolscevichi sulla nave militare britannica Marlborough.

Tre uova sono oggi in possesso della Regina Elisabetta d’Inghilterra. Si tratta dell’“Uovo delle colonne”, l’“Uovo con cesto di fiori” e l’“Uovo mosaico”. Esemplari davvero magnifici.

Bisogna ricordare infine che Fabergé non lavorò solamente per la famiglia imperiale ma realizzò gioielli e uova (altrettanto magnifiche e sontuose) anche per altri nobiluomini russi, come Alexander Kelch che gli commissionò sette uova (dal 1898 al 1904) da regalare alla moglie Barbara in occasione della Pasqua. Tra le prestigiose famiglie europee appartenenti alla grande borghesia che commissionarono uova a Fabergé ci furono quella dei Rothschild e quella dei Nobel. 

“Uovo con gallo” di Kelch. 

“Uovo per Rothschild”.

“Uovo di ghiaccio” di Nobel.

Di seguito alcune delle Uova Fabergé imperiali 

L’“Uovo Memoria di Azov” venne realizzato nel 1891 e donato da Alessandro III alla zarina Maria per commemorare il viaggio intrapreso dal figlio Nicola in Medio Oriente sulla corazzata russa Azov, durante il quale fu anche vittima di un attentato in Giappone. L’uovo è realizzato in eliotropio, oro, diamanti, rubini, platino e velluto. La sorpresa consiste nella riproduzione fedele della corazzata su una base di acquamarina che rappresenta il mare.

L’“Uovo rete di diamanti” fu realizzato nel 1892 per la zarina Maria. Dalle fattezze estremamente semplici ed eleganti, è costituito da giadeite, oro, argento, diamanti e raso. Al suo interno si trova un piccolo elefantino in avorio, oro, smalto e diamanti. Riproduce le fattezze del simbolo dell’Ordine Cavalleresco dell’Elefante di Danimarca, patria della zarina.

L’“Uovo rinascimentale” venne realizzato nel 1894. È l’ultimo delle uova donate da Alessandro alla moglie. Si tratta di uno scrigno di agata con motivi in stile rinascimentale in oro, diamanti e rubini. Purtroppo, la sorpresa è andata perduta.

L’“Uovo dell’Incoronazione” venne realizzato nel 1897 e donato da Nicola II alla moglie Alexandra per commemorare la loro incoronazione avvenuta nel maggio 1896. Il guscio dell’uovo è ricoperto di smalto giallo con una rete di oro intervallata da aquile bicipiti imperiali in smalto nero e diamanti. Sulla parte superiore si trova un grosso diamante che lascia intravedere in trasparenza il monogramma della zarina disegnato con diamanti e rubini. La sorpresa è costituita da una piccola carrozza in oro, diamanti e smalto rosso, che riproduce fedelmente le fattezze della carrozza di Alexandra. La particolarità di questo prezioso oggetto sta nel fatto che le ruote sono perfettamente mobili, le porte apribili e gli scalini pieghevoli e estraibili.

L’“Uovo orologio blu con serpente” fu il primo uovo donato da Nicola II alla madre Maria, nel 1895. È realizzato in oro, diamanti e smalto blu. Essendo un uovo con orologio perfettamente funzionante, non contiene una sorpresa, perché la sorpresa è appunto l’orologio, per il quale Fabergé si ispirò alle fattezze di quelli di epoca Luigi XVI. L’elemento più caratteristico è il serpente di diamanti che avvolge l’uovo-anfora e con la lingua indica l’ora incisa in numeri romani diamantati.

L’“Uovo del XV anniversario” fu regalato da Nicola II alla moglie nel 1911 per commemorare l’anniversario dell’incoronazione dello zar. Il guscio smaltato in ostrica è suddiviso in diciotto pannelli delimitati da cornici di foglie smaltate. Di questi, sette contengono delle cornici ovali diamantate con ritratti della famiglia imperiale: lo zar Nicola, la zarina Alexandra e i figli Aleksey, Olga, Tatjana, Marija e Anastasija. Le rimanenti nove miniature di forma quadrangolare rappresentano scene significative del regno di Nicola.

Come si può vedere da questo piccolo campione di immagini descritte, le uova Fabergé erano dei veri e propri capolavori d’arte. Curati nei minimi particolari, con dettagli raffinatissimi e fattezze straordinariamente originali e uniche, questi costosissimi e preziosissimi oggetti non erano semplicemente gioielli, bensì cimeli di famiglia, ricordi, doni d’affetto. Le uova Fabergé raccontano la storia degli zar Alessandro III e Nicola II e delle donne a loro più care, raccontano 35 anni di impero russo attraverso il filtro degli affetti famigliari e della realtà quotidiana proprio come un romanzo.