SCANDALO!

Se siete stati a Roma e avete visitato quel gioiello michelangiolesco che è la Cappella Sistina, vi sarete sicuramente soffermati, oltre che sullo splendore e la magnificenza degli affreschi, sui panni svolazzanti e visibilmente posticci coprenti le nudità dei personaggi raffigurati. Il povero Michelangelo non riuscì nemmeno a godersi per un attimo il suo lavoro frutto di anni di fatiche, che fu subito attaccato per la sua scelta di dipingere corpi nudi e scene lontane dalla verità evangelica, e fu tacciato di immoralità rischiando una condanna per eresia. Il Concilio di Trento decretò nel 1564 che le “oscenità” venissero celate e Daniele da Volterra si assunse questo gravoso compito conquistandosi così il soprannome di “Braghettone”. La scena più scandalosa (di cui abbiamo fortunatamente una copia realizzata da Marcello Venusti nel 1549) era quella raffigurante Santa Caterina nuda con San Biagio piegato verso di lei. Inaccettabile per un luogo consacrato, in Vaticano per giunta. Fu così che la Santa venne interamente coperta da un peplo verde e il Santo fu ridipinto in atto di guardare in alto, verso Dio. Michelangelo non fu il solo a subire dure critiche di questo tenore. L’arte è ricolma di scandali, di censure, di animati dibattiti. Ma sono proprio questi aspetti che talvolta hanno contribuito a rendere celebri e immortali alcune opere. Si pensi ad esempio al quadro di Manet “Colazione sull’erba” (1863), opera che di fatto anticipò il movimento impressionista. La critica si scagliò violentemente contro il pittore francese per aver raffigurato una donna nuda accanto a due giovani borghesi in atto di conversare amabilmente durante la colazione. Di fatto Manet non fece altro che trasporre sulla tela una normalissima scena tipicamente parigina che però si discostava in modo drastico dalle usuali e canoniche rappresentazioni classiciste e dal sapore mitologico, anche dal punto di vista stilistico, molto lontano da quello accademico. La grande novità stava nel mettere a nudo, anche letteralmente, la società contemporanea, e nel mostrarla ad un pubblico che però evidentemente non era pronto per vedersi riflesso in modo così veritiero e senza veli. Se si parla di scandali non si può non citare il famoso quadro di Gustave Courbet, “L’origine del mondo” (1866), così realistico, così sfrontato. Il titolo è già di per sé provocatorio e il soggetto non lascia spazio all’interpretazione. Il pittore aveva realizzato questo nudo femminile per un ambasciatore turco, collezionista di quadri erotici, e si attirò numerosi giudizi negativi. Oggi l’opera è esposta al Museo d’Orsay ma molti ancora, davanti ad essa, provano disagio. Un altro artista perseguitato dalla morale fu Gustav Klimt, che nel 1901 dipinse la sua Giuditta incastonata in uno sfondo dorato, nuda, estremamente seducente, con la testa di Oloferne tra le mani. Il pubblico disprezzò l’opera per la forte carica erotica sprigionata da un atto tanto violento. In alcuni casi il desiderio di destare scandalo da parte degli artisti era ed è il fine dell’opera stessa e il mondo d’arte contemporanea lo dimostra. Maurizio Cattelan, maestro di scandalo, ha realizzato L.O.V.E. (acronimo di “libertà, odio, vendetta, eternità”), una mano in saluto fascista mozzata delle dita tranne il medio, installata davanti alla Borsa di Milano. Un ironico messaggio contro l’asettica architettura del ventennio e il mondo della finanza. Che piaccia o meno, l’arte provocatoria fa sempre parlare di sé, e questo è sempre a suo vantaggio.