Scacchi di Lewis

Scacchi di Lewis, 1150-1200 d.C., Londra, British Museum

Hermione: «È un gioco da barbari!»

Ron: «È il gioco degli scacchi dei maghi!»

Dal film Harry Potter e la pietra filosofale

Nella Sala Grande del celebre castello di Hogwarts, alla vigilia delle vacanze di Natale, Harry e Ron, in attesa del banchetto natalizio, giocano a scacchi. Non degli scacchi qualunque, ma scacchi magici che si muovono da soli. La loro particolarità però non sta solo in questo ma nel fatto che riproducono le sembianze dei famosissimi Scacchi di Lewis. Rinvenuti nel 1831 sull’Isola di Lewis, nell’arcipelago delle Ebridi in Scozia, rappresentano un ritrovamento unico. Si tratta di 93 manufatti realizzati in avorio di tricheco e denti di balena: 78 scacchi (8 re, 8 regine, 16 vescovi/alfieri, 15 cavalieri, 12 torri/guerrieri e 19 pedoni, oltre a 14 pedine per il gioco delle tavole, simile al nostro backgammon), 14 scacchiere e una fibbia di cintura. Di questi pezzi, 83 sono conservati al British Museum e 11 al National Museum of Scotland di Edimburgo. Alcuni sono macchiati di rosso, il che fa pensare che i pezzi fossero bianchi e rossi e non bianchi e neri come siamo abituati a vederli noi.

Secondo buona parte degli studiosi, gli scacchi furono intagliati in Norvegia, più precisamente nella città di Trondheim. A lungo sono stati considerati opera dei Vichinghi ma le tecniche utilizzate per la realizzazione fanno propendere per un periodo compreso tra il 1150 e il 1200, un secolo più tardi rispetto all’era vichinga. Non è chiaro come gli scacchi siano giunti fino all’isola di Lewis, si può ipotizzare che fossero stati rubati e poi perduti durante un naufragio, oppure che appartenessero a un mercante giunto sull’isola per venderli, oppure si può pensare che siano stati realizzati proprio in Scozia, come sostengono alcuni. Certo è che intorno a questi scacchi aleggia una nuvola di mistero che contribuisce a rendere acceso il dibattito sulla loro provenienza. L’enigma sulla loro origine geografica, se risolto, permetterebbe di acquisire nuovi elementi nello studio dei contatti tra le popolazioni del nord Europa circa un millennio fa.

Gli scacchi di Lewis sono quasi perfettamente conservati e questo li rende davvero unici e splendidi nonché talmente famosi da essere riprodotti in tutto il mondo per altri musei (come ad esempio il Museo delle navi vichinghe a Roskilde, in Danimarca) o semplicemente per scopi ludici. Ed ecco che tutti coloro che sono appassionati di scacchi possono ritrovarsi a giocare con gli stessi pezzi utilizzati 10 secoli prima e catapultarsi indietro nella storia. Talvolta piacevole passatempo, talvolta riflesso della contesa tra Stati, come durante i campionati in piena Guerra Fredda, gli scacchi sono un immancabile elemento caratteristico di molte civiltà.

I re sono rappresentati seduti sul trono con una spada tra le mani. Il loro volto è pensieroso. Il retro del trono è decorato con motivi floreali e faunistici.

Le regine sono anch’esse rappresentate sedute sul trono, con un gomito appoggiato sulle ginocchia e un braccio che regge la guancia. La loro espressione è triste, malinconica, pensierosa.

I vescovi rappresentano pezzi importanti del gioco e questo denota che al tempo avessero acquisito una posizione rilevante all’interno della società. Alcuni sono in piedi e alcuni seduti, portano mitre e pastorali. Proprio le mitre hanno permesso una datazione degli scacchi ancora più accurata, dal momento che quel tipo di foggia venne utilizzato proprio tra il 1150 e il 1200. Tuttavia, sono proprio i vescovi che costituiscono l’intrigante rebus dell’origine geografica in quanto alcuni sostengono che solo in Islanda venivano utilizzate tali figure al tempo della realizzazione degli Scacchi di Lewis. 

Le torri, o guerrieri, sono rappresentati con casco, scudo e spada. In alcuni di essi c’è un elemento che potrebbe sembrare bizzarro, ovvero il mordere lo scudo con i denti. Questo gesto veniva visto come un modo per mostrare la propria ferocia e atterrire i nemici durante la battaglia. 

Consiglio

Qui di seguito trovate il link di un articolo che informa dell’iniziativa promossa dal British Museum per rendere accessibili le sue collezioni online. In questi tempi di isolamento sociale, di giornate costrette all’interno delle mura domestiche, possiamo trovare del tempo per ammirare le opere d’arte custodite nel museo londinese e per conoscerne la storia. Per curiosare in tutta tranquillità basta cliccare sul secondo link qui sotto. Buona visita!

https://www.repubblica.it/tecnologia/2020/04/29/news/il_tesoro_del_british_museum_e_online_1_9_ milioni_di_immagini_gratis-255209153/

https://www.britishmuseum.org/collection