Ritratto di Adele Bloch-Bauer

Gustav Klimt, Ritratto di Adele Bloch-Bauer, 1907, olio su tela, Neue Galerie, New York

«Se sarà resa giustizia al passato non saremo venuti qui invano!». 

Helen Mirren – Maria Altmann nel film Woman in Gold

Questo meraviglioso quadro di Gustav Klimt nasconde, dietro a un incantevole figura di donna ammantata d’oro, un’incredibile storia, narrata nel film Woman in Gold.

La storia ha per protagonista la ricchissima famiglia ebrea dei Bloch-Bauer che agli inizi del Novecento rappresentavano un’importante fetta dell’alta società viennese, non solo per le loro proficue attività industriali, in particolare nel campo della raffinazione dello zucchero, ma anche per la loro influenza nel mondo culturale. Ferdinand e la moglie Adele Bloch-Bauer erano collezionisti d’arte e la loro casa diveniva di frequente luogo di incontro di figure molto importanti come Gustav Mahler, Richard Strauss, Johannes Brahms, e naturalmente Gustav Klimt. Quest’ultimo fu più volte incaricato da Adele, sua protettrice e musa, di realizzare dipinti e ritratti. Nel 1907, in piena maturità creativa, Klimt eseguì uno dei suoi quadri più belli, il famoso Ritratto di Adele Bloch-Bauer. Solamente quattro anni prima, il pittore viennese aveva compiuto un viaggio a Ravenna e aveva visitato la Basilica di San Vitale rimanendo estasiato dalla magnificenza dei mosaici bizantini e soprattutto dallo splendore dell’oro che regalava alla chiesa una luce stupenda. Da quel momento Klimt entrò nel cosiddetto “periodo aureo”, realizzando tele magnifiche come Il bacio e Giuditta con uno smisurato utilizzo dell’oro. Anche il Ritratto di Adele si inserisce in questo periodo celebre: la giovane donna dalla pelle diafana, la bocca rossa socchiusa, carica di un erotismo che Klimt volutamente voleva esprimere nei suoi dipinti, è rappresentata seduta su una poltrona. Il suo abito d’oro è decorato con motivi geometrici, così come la poltrona (forse allusioni ad aspetti erotici) e con “occhi” riconducibili al simbolismo dell’occhio di Horus, emblema di prosperità e potere regale; il collo è impreziosito da una meravigliosa collana diamantata e costellata di pietre pregiate che conferisce ad Adele un aspetto ancora più maestoso e seducente. Lo sfondo dorato dona al quadro un’aura di immensità e fa sì che Adele emerga come un gioiello luminoso.

Purtroppo la protagonista di questo meraviglioso dipinto morì nel 1925 e la collana da lei indossata venne in seguito regalata da Ferdinand come dono di nozze alla affezionata nipote Maria, che fu molto provata dalla scomparsa della zia e che ebbe poi un ruolo fondamentale nelle travagliate vicende del quadro. Nel 1938 infatti, con l’Anschluss, l’incorporazione dell’Austria alla Germania di Hitler, esso venne trafugato dai capi nazisti insieme a molti altri beni e ricchezze della famiglia Bloch-Bauer, compresa la collana, che così entrarono a far parte della collezione privata di Hermann Göring. Il Ritratto venne rinominato La donna in oro per nascondere le sue origini ebraiche. Maria, che aveva sposato Fritz Altmann, un giovane industriale e cantante lirico, dopo aver perso le aziende che finirono nelle mani dei nazisti, fuggì insieme al marito in America, dove iniziò una nuova attività nel campo dell’abbigliamento. Però Maria aveva anche un altro obiettivo, recuperare i beni della sua famiglia. Purtroppo molti erano finiti all’asta, molti altri dispersi, i quadri di Klimt erano finiti nella Galleria del Belvedere di Vienna. Ci vollero anni prima che la Altmann riuscisse a trovare la forza di affrontare il governo austriaco, che non aveva mai mostrato particolari intenzioni di aiutare la famiglia Bloch-Bauer a recuperare i suoi beni. Si rivolse quindi a un giovane avvocato, Randol Schönberg, nipote dell’illustre compositore Arnold Schönberg, anch’egli fuggito da Vienna durante il nazismo. Maria e Randol si avventurarono in una spirale infinita di cavilli legali e burocratici. Alla veneranda età di 88 anni Maria Altmann affrontò un processo nel quale però finalmente ottenne la restituzione di cinque dipinti di Klimt tra cui il Ritratto di Adele, che venne esposto al pubblico al Los Angeles County Museum of Art dal 4 aprile al 30 giugno 2006. Successivamente il quadro venne acquistato dal miliardario Ronald Lauder per una somma di 135 milioni di dollari, con la condizione che fosse permanentemente esposto al pubblico, nella Neue Galerie di New York City. I rimanenti dipinti furono venduti all’asta e la Altmann ottenne 327 milioni di dollari, parte dei quali vennero dati a Randol Schönberg che divenne un grande avvocato impegnato nella restituzione di opere d’arte trafugate dal regime nazista.

Maria Altmann morì nel 2011. Il suo impegno ripagò almeno in parte i numerosi torti subiti dalla sua famiglia. Come disse Randol Schönberg: “Questo fu uno dei pochi torti del Nazismo ai quali si è potuto porre un qualche rimedio”.

Consiglio:

Qui sotto trovate il link di un articolo da me scritto per Antigone Cultura che tratta appunto delle opere d’arte trafugate durante il periodo nazista. Troverete anche un breve commento al film Woman in Gold che vi invito davvero a guardare.

https://www.antigonecultura.it/2020/06/14/monuments-men-gli-eroi-che-salvarono-larte-dallebrame-di-hitler/

Altro consiglio è quello di leggere il seguente articolo che parla di una bellissima mostra allestita da poco a Bordeaux nell’ex bunker di sottomarini italo-tedeschi costruito durante la seconda guerra mondiale. Con meravigliosi giochi di luci, musica, acqua, i quadri di Klimt (insieme a quelli di Paul Klee) si animeranno circondando lo spettatore di colori e di emozione. Se vi capita di andare a Bordeaux dev’essere un’esperienza davvero incredibile.

https://d.repubblica.it/life/2020/06/10/news/bordeaux_la_bassins_de_lumie_res_mostra_immer siva_gustav_klimt-4742062/