ORO BLU

“E la canzone dell’acqua è una cosa eterna. È la linfa profonda che fa maturare i campi. È sangue di poeti che lasciano smarrire le loro anime nei sentieri della natura”.
Federico García Lorca con queste parole ha colto in pieno la magia dell’elemento naturale più importante del nostro pianeta. L’acqua è da sempre considerata fonte di vita, non a caso i filosofi greci la chiamavo archè, origine del cosmo. Simbolo di nascita, di fertilità, di purezza, l’oro blu costituisce il 70% dell’intero globo che ci ospita e occupa circa il 60% del nostro stesso corpo. Oggi si celebra la Giornata Mondiale dell’Acqua, che oltre ad essere elemento imprescindibile per l’esistenza umana, animale e vegetale, è anche fonte inesauribile d’ispirazione per il mondo dell’arte. Molti pittori e scultori sono rimasti affascinati dall’acqua in tutte le sue molteplici forme, colori, simbologie, personificazioni. Tra questi vi è sicuramente Sandro Botticelli che ha dipinto la sua delicata e splendida Venere mentre emerge da una conchiglia su un letto di mare cristallino.
Altrettanto bella e seducente è la Venere ritratta in un meraviglioso affresco di Pompei all’interno della cosiddetta Casa della Venere in Conchiglia.
Se dal golfo di Napoli ci spostiamo a Padova, nella Cappella degli Scrovegni, tra gli affreschi variopinti di Giotto, possiamo soffermarci ad ammirare il riquadro dedicato al battesimo (dal greco βαπτίζειν, “immergere nell’acqua”) di Cristo.
L’acqua in molte religioni, come quella cristiana, è un elemento sacro cui è affidato il gravoso compito di purificazione dell’anima dai peccati. Ma l’acqua è anche uno specchio dove vedere la propria immagine riflessa, come Narciso, è un prisma di luce che incastona i colori della natura, è un gioco di emozioni. Monet ce le ha sapute trasmettere bene le emozioni che provava mentre, con il pennello e la tavolozza in mano nel suo splendido giardino di Giverny, si cimentava nella realizzazione della famosa serie delle Ninfee. Innumerevoli sfumature iridescenti si sprigionano in incantevoli paesaggi di quiete, dominati dal verde rosato delle piante adagiate sul blu dai riflessi madreperlacei del laghetto. Analoghe tinte cromatiche si ritrovano nel quadro di John Millais, in cui Ofelia, personaggio della tragedia shakespeariana di Amleto, si lascia trasportare dalla corrente del ruscello, ormai vinta dalla sua follia. Il suo corpo pallido avvolto in un candido abito viene inghiottito e si fonde con le acque, questa volta portatrici non di vita ma di morte.
Di ben altro tenore è invece una delle sculture più celebri e apprezzate del mondo, la Fontana dei Quattro Fiumi del Bernini a Roma. L’acqua sgorga dalle colossali statue personificate del Nilo, del Rio della Plata, del Danubio e del Gange, sormontate da un imponente obelisco. Nella grande vasca emerge un paesaggio acquatico popolato di creature animali e vegetali straordinariamente realistiche.
Le fontane si prestano in maniera sublime a ricreare la perpetua mutevolezza dell’acqua, disegnando nell’aria magnifiche danze. Tuttavia, dopo aver riempito gli occhi e il cuore di tanta bellezza, è doveroso soffermarsi sulla delicata questione della scarsità e il disequilibrio delle risorse idriche. È necessario mettere in atto delle strategie per far sì che lo spreco, l’utilizzo improprio e i cambiamenti climatici facciano posto a una politica di distribuzione per il sostentamento di tutti.
“Acqua, acqua ovunque. E non una goccia da bere!” (S.T. Coleridge)