OMNIA VINCIT AMOR

“Omnia vincit amor”. O almeno così dovrebbe essere. E invece si assiste quotidianamente a un dilagare di sentimenti nocivi che avvelenano una società barricata dietro a concetti obsoleti che non hanno ragion d’essere. Oggi è la Giornata internazionale contro l’omofobia, la bifobia e la transfobia. Negli ultimi tempi il delicato tema è tornato all’attenzione anche grazie al polverone sollevato dall’intervento del rapper Fedez al Concerto del Primo Maggio in favore del Decreto Legge Zan, che si schiera dalla parte di coloro che vengono colpiti da atti discriminatori o violenti sulla base del genere e dell’orientamento sessuale. Al di là delle sterili polemiche scaturite, è necessario porre l’accento su un problema reale che va affrontato e combattuto con i giusti mezzi e con una doverosa dose di sensibilità ed empatia, sentimenti che sembrano essere scomparsi dai cuori di molte persone. Attraverso un viaggio nel mondo dell’arte possiamo scoprire la bellezza dell’amore in ogni epoca, in ogni forma, perché l’arte ha il dono di trasmettere in modo sublime la vera natura delle cose. Facendo un salto nel tempo di 2500 anni, giungiamo nella splendida Paestum e ammiriamo la celebre Tomba del Tuffatore. Tra i vivaci affreschi che decorano la tomba l’occhio cade su una scena simposiale in cui due uomini sdraiati su letti triclinari si scambiano gesti d’affetto. In Grecia non esisteva il concetto di omosessualità e neppure quello di eterosessualità, bensì quello di attivo/passivo. Gli uomini che avevano raggiunto la maturità potevano condurre una vita amorosa e sessuale, con la ferrea regola di essere “attivi”, sia con donne sia con giovani ragazzi “passivi”. Nell’affresco si vede infatti un uomo con la barba affiancato da un ragazzo ancora imberbe. Naturalmente, in una società patriarcale arcaica, la bisessualità era preclusa alle donne. Divieto che non vediamo affatto in un bellissimo dipinto di Toulouse Lautrec, pittore dall’animo tormentato, narratore della Parigi più autentica e amico dei fragili e degli emarginati. In “A letto” (1892), due donne sdraiate sotto le coperte si scambiano un dolce sguardo appena sveglie. È una scena che distoglie da ogni elemento sessuale, da ogni pregiudizio sulla loro professione di prostitute. Sono semplicemente due ragazze che, fuori dal contesto asfissiante del procurare piacere agli uomini, si abbandonano alla naturalezza di gesti teneri e autentici. Di tutt’altro genere è invece un quadro di Klimt, “Water Serpents II” (1904-7), in cui un gruppo di ninfe si lasciano cullare dalle acque. Il tema mitologico distoglie dal vero intento del pittore di ritrarre una scena erotica omosessuale. Le due donne in primo piano con i corpi nudi voluttuosi e sinuosi e gli sguardi sensuali, rispecchiano il desiderio di Klimt, visibile in molti altri suoi dipinti, di immortalare la carica seducente femminile e la componente sessuale in ogni sfumatura e colore. Il risultato è straordinario e l’opera è un’esplosione di passione. Più contenuto e intimo è un dipinto di John Kirby, artista britannico, in cui due uomini, forse in procinto di uscire di casa e di recarsi al lavoro, si scambiano un bacio sotto lo sguardo del crocifisso. Amore e religione si mescolano in un quadro dallo stile visionario come quelli di Matisse e Balthus. Per ultimo vorrei mostrarvi un dipinto di Gerda Wegener raffigurante Lili Elbe, protagonista del film “The Danish Girl”, con un ventaglio di piume. Lili era nata uomo ma quel corpo le stava stretto. Ha lottato per la sua felicità, si è sottoposta a un intervento delicato ma è morta. Di lei ci restano i suoi ritratti di timida femminilità realizzati dalla moglie Gerda che le è rimasta sempre accanto nella sua dura battaglia. Dedico questo articolo a tutt* coloro che hanno combattuto e che ancora oggi sono costrett* a combattere per il semplice diritto di esistere e di amare.