Notte stellata sul Rodano

Vincent Van Gogh, Notte stellata sul Rodano, 1888, olio su tela, Museo d’Orsay, Parigi

“[…] In realtà, il cielo stellato dipinto di notte, è influenzato dai gas. Il cielo è color acquamarina, l’acqua del fiume è blu, mentre la terra è color malva. La città è blu e viola. Il gas è giallo ed i riflessi sono di un ruggine/oro che tende al verde/bronzo. La parte del cielo color acquamarina, l’Orsa Maggiore brilla verde e rosa, che si pone in contrasto con il color oro acceso del gas. Due piccole e colorate figure di amanti sono in primo piano”.

Lettera di Van Gogh al fratello Theo

Con queste parole il celebre pittore olandese Vincent Van Gogh descrive uno dei suoi quadri più belli e profondi. Notte stellata sul Rodano si inserisce a metà tra una prima fase della vita dell’artista permeata dalla scoperta della passione per la pittura e per il disegno, dalla realizzazione di quadri dai toni cupi e dai soggetti agresti e da un periodo trascorso a Parigi e una fase dominata dall’inquietudine e dal tormento. Quando Van Gogh si trasferisce nella meravigliosa cittadina di Arles, in Provenza, nel 1888, si distacca da uno stile influenzato dall’impressionismo per abbracciare un nuovo sguardo, nuovi colori, nuove pennellate. Fin dal suo arrivo nel sud della Francia, è ossessionato dalla rappresentazione degli effetti di notte. Scrivendo al fratello Theo, suo grande e unico sostegno morale ed economico, mette in chiaro il suo desiderio: “Mi occorre una notte stellata con dei cipressi o, forse, sopra un campo di grano maturo”. Sempre in una missiva, questa volta al pittore Emile Bernard, confessa il suo turbamento: “Quando mai riuscirò a dipingere un Cielo stellato, un quadro che, da sempre, occupa i miei pensieri”. Van Gogh è sempre più attratto dai colori della notte, crede che siano addirittura più vari e ricchi rispetto a quelli del giorno. Una sera, passeggiando lungo il fiume Rodano, trova uno scorcio ideale per poter realizzare finalmente il suo sogno. Rigorosamente en plein air, con l’aiuto della flebile luce delle candele appoggiate sulla tesa del suo cappello di paglia, Van Gogh inizia a dipingere la riva del fiume, le luci intense della città riflesse nel blu profondo dell’acqua, le stelle splendenti simili a pietre preziose. Sono proprio le stelle le protagoniste di questo meraviglioso dipinto, esse emanano una luce particolare, diversa da quella più artificiale dei riflessi, catturano lo sguardo e regalano una sensazione di tranquillità. Van Gogh è molto affascinato dagli astri come dice lui stesso: “Guardare le stelle mi fa sempre sognare, così come lo fanno i puntini neri che rappresentano le città e i villaggi su una cartina. Perché, mi chiedo, i puntini luminosi del cielo non possono essere accessibili come quelli sulla cartina della Francia?”. 

Sulle stelle dipinte da Van Gogh, l’astrofisico Gianluca Masi, curatore del Planetario e Museo astronomico di Roma e fondatore del progetto Virtual Telescope, ha condotto un interessante studio. Masi racconta: “Tre anni fa, sfogliando un libro su Van Gogh, sono rimasto colpito dalla fedeltà con cui erano rappresentate le stelle in quel quadro. Insieme all’appassionata di astronomia Antonella Basso, che ha collaborato con me soprattutto nella prima fase delle ricerche dandomi un grande aiuto, decisi di provare a saperne di più”. Sapendo dove era stato realizzato il quadro, ed essendo a conoscenza della notevole rapidità con cui Van Gogh dipingeva le sue opere, e quindi in questo caso il cielo, l’astrofisico ha potuto dedurre la data in cui le costellazioni si trovavano in quella determinata posizione, ovvero le 22.30 di un giorno compreso tra il 20 e il 30 settembre 1888. Questo interessante studio mette in luce due aspetti molti significativi: il molteplice e curioso intersecarsi di discipline anche molto diverse tra loro e l’assoluto realismo con cui Van Gogh realizzava i suoi dipinti.                      

La Notte stellata sul Rodano, con le sue infinite sfumature di blu e di giallo, racchiude in sé un qualcosa di magico, di romantico, di spensierato. Guardando la tela non si può fare a meno di immedesimarsi nella coppia di amanti in primo piano, respirare l’aria della notte e provare un ovattato senso di serenità. È probabilmente così che si sentiva Van Gogh, che aveva il dono di saper esprimere con il pennello ciò che aveva nel cuore. La serenità di quella sera di settembre però ben presto fu sconvolta da eventi che segnarono per sempre la vita dell’artista fino alla sua tragica morte. Gli anni a venire infatti furono dominati dalle liti con l’amico Gaugin, culminate con il famoso quanto drammatico taglio dell’orecchio, dall’incapacità di relazionarsi con il mondo, dalle crisi nervose, dall’internamento in ospedali psichiatrici. Tutto questo si riflesse in un’altra Notte stellata, la più celebre, la più tormentata. Il quadro, conservato al MoMa di New York è considerato il capolavoro assoluto di Van Gogh e modello principe per la futura corrente dell’Espressionismo. Negli alberi che assumono le fattezze delle fiamme e nelle stelle che girano in vortici infiniti e inquietanti, si sprigiona tutto il tormento, lo smarrimento e la sofferenza di un pittore solo e incompreso. Nulla a che vedere con la Notte stellata sul Rodano, quando l’anima di Van Gogh era ancora lontana da quella che molti hanno definito follia.              

Consiglio:

Nel 2018 è uscito al cinema il film di Julian Schnabel Van Gogh – Sulla soglia dell’eternità, che si concentra proprio sul periodo di Arles, sulla ricerca di nuovi colori, sul rapporto con la natura, sull’amicizia con Paul Gaugin. Un magnifico Willem Dafoe, peraltro molto somigliante a Van Gogh, interpreta magistralmente l’artista e i suoi tormenti. La macchina da presa si sofferma sullo stato d’animo inquieto di Van Gogh e ricostruisce attraverso immagini di luce e colore la realizzazione dei suoi capolavori, che a loro volta esprimono in modo sublime la complessità del suo genio. Sicuramente un film da vedere.