Mito di Ulisse e Polifemo

Visualizza immagine di origineUlisse, re di Itaca, era un uomo estremamente intelligente, furbo e valoroso. Fu proprio grazie al suo geniale stratagemma del cavallo di legno, se l’esercito dei greci riuscì a espugnare (dopo 10 anni di guerra!) la città di Troia. Ulisse non desiderava altro se non tornare a Itaca dalla moglie Penelope e dal figlio Telemaco. Tuttavia, il suo viaggio di ritorno non iniziò nel migliore dei modi: a causa di una terribile tempesta fu costretto ad approdare sull’isola dei mangiatori di loto, un frutto che faceva perdere la memoria. Ripreso a fatica il largo, Ulisse fu costretto a fare un’altra sosta per il rifornimento di viveri; questa volta l’isola decretata era abitata da creature molto più grandi e terribili: i Ciclopi. Questi ultimi erano esseri giganteschi, solitari, ignoranti, selvaggi ed estremamente pericolosi. Dato che non esistevano case o villaggi su quell’isola, Ulisse e i suoi compagni credevano che fosse disabitata. Quindi, cominciarono a salire sulle pendici di un vulcano, chiamato Etna, e ad un certo punto, lungo il cammino, raggiunsero una grotta buia e seminascosta. Desideroso di scoprire se ci abitasse qualcuno, Ulisse entrò insieme ai suoi uomini. All’interno, c’erano capre e pecore, vasi traboccanti di latte e…tantissimo cibo. Gli uomini, affamati e stanchi, non riuscivano a credere ai loro occhi e si avventarono all’istante su tutte quelle prelibatezze, quando ad un certo punto una mostruosa creatura apparve sull’ingresso della caverna. Il ciclope Polifemo, figlio del dio dei mari Poseidone, entrò chiudendosi alle spalle l’unica entrata (e uscita) della sua caverna con un enorme masso. Ulisse e i suoi compagni ammutolirono alla vista di quell’immane creatura, che non sembrava per niente felice che degli estranei si fossero introdotti nella sua dimora. Infatti, agguantò all’improvviso due soldati greci e uscì portandosi dietro il lauto spuntino e il suo gregge, senza dimenticare di bloccare l’ingresso della caverna con il gigantesco masso. Ulisse sapeva bene che nessuno di loro, eccetto lo stesso ciclope, avrebbe avuto la forza necessaria per spostare quella pesantissima pietra e così escogitò un piano. Quando il gigante rientrò a sera inoltrata, crollò sul suo giaciglio, sazio ed esausto. D’altro canto, Ulisse nascose un tronco, che aveva trovato per terra, sotto dello sterco di capra e il giorno seguente, quando Polifemo uscì per far pascolare il suo gregge (portandosi dietro come pasto altri due soldati greci), prese ad appuntire un’estremità del tronco. Il gigante rientrò a sera tarda, intento ad andare a dormire, quando Ulisse gli si avvicinò con un otre di vino tra le mani e con molte lusinghe lo convinse a scolarselo tutto. «Qual è il tuo nome, uomo?» chiese tra un sorso e l’altro Polifemo, cominciando a sbadigliare. «Mi chiamo Nessuno» rispose Ulisse. Come previsto, Polifemo cadde in un profondo sonno e fu allora che i soldati greci presero il tronco appuntito, lo avvicinarono al fuoco per arroventarlo e infine lo affondarono nell’unico occhio del gigante. Il Ciclope si svegliò in preda al delirio, senza riuscire a vedere nulla, e tra urla e lamenti tentò invano di acciuffare Ulisse e i suoi uomini. A causa delle sue grida, gli altri ciclopi dell’isola accorsero e chiesero a Polifemo chi gli stesse facendo del male. In risposta il gigante disse «Nessuno mi ha accecato. Nessuno vuole uccidermi.» e così i suoi compagni, pensando che Polifemo fosse impazzito, se ne tornarono nelle proprie caverne. Quando, di mattina, il gigante si preparò ad uscire con le sue pecore, tolse il macigno dall’ingresso e tastò il dorso di ogni animale che gli passava tra le gambe, ansioso di catturare i suoi nemici, ma questi si erano aggrappati alla pancia delle bestie e così riuscirono a fuggire. Scoperto l’inganno, Polifemo andò su tutte le furie e, giurando vendetta, invocò l’aiuto del padre Poseidone. «Il nome di colui che ti ha ingannato non è Nessuno!» gli gridò Ulisse dal mare. «Sono Ulisse di Itaca, non dimenticarlo mai!». Ma Ulisse pagò cara questa sua frase, perché Poseidone, il dio dei mari, scatenò subito i venti e una tempesta violentissima travolse le navi dei fuggitivi: si può proprio dire che prima di tornare a casa Ulisse passerà una vera Odissea!