Mito di Prometeo e Pandora

Prometeo, il dio creatore del genere umano incluso nel novero dei Titani, era figlio della Ninfa Climene e del Titano Eurimedonte, e fratello di Epimeteo, Atlante (sì, quello che sorregge il globo!) e Menezio. Nel bel mezzo della guerra tra Titani e Olimpi, Prometeo, prevedendo la disfatta della sua stirpe, preferì schierarsi con la seconda fazione, capeggiata dal celebre Zeus. Prometeo era infatti il titano più intelligente di tutti: da Atena, dea della sapienza, aveva appreso l’architettura, l’astronomia, la matematica, la medicina, la lavorazione dei metalli, la navigazione e altre utilissime arti, che poi insegnò altruisticamente ai mortali. Dopo il trionfo, Zeus decise di distruggere l’intero genere umano, irritato nel vedere gli uomini divenire sempre più esperti e potenti, ma venne dissuaso, a stento, proprio da Prometeo.

Un giorno, nella piazza di Sicione si accese una diatriba a proposito delle parti di un toro sacrificato che si dovevano offrire agli dèi, e delle parti che gli uomini potevano riservare per sé. Prometeo fu invitato a fare da arbitro: egli allora scuoiò e smembrò il toro e ricucì la sua pelle in modo da formarne due grandi sacche, che riempì con varie parti dell’animale. La prima sacca conteneva tutta la carne, ma ben nascosta sotto lo stomaco, che è il boccone meno appetitoso, mentre la seconda sacca conteneva le ossa, celate sotto un bello strato di grasso. Quando offrì le due sacche a Zeus perché scegliesse l’una o l’altra, il padre degli dèi cadde nel tranello e optò per la sacca con il grasso e le ossa. Tuttavia, non appena capì l’imbroglio, decise di punire il beffardo Prometeo privando gli uomini del fuoco: «Che mangino loro la carne cruda!» gridò. Preoccupato per la sorte dei mortali, Prometeo corse dalla sua cara amica Atena e ottenne che la dea lo facesse entrare di nascosto nell’Olimpo. Appena giunto, accese una torcia al carro del Sole e ne staccò una brace ardente, che pose poi entro il cavo di un gigantesco gambo di finocchio. Spenta la torcia, sgattaiolò via senza che nessuno lo vedesse e ridonò il fuoco al genere umano.

Venuto a sapere quanto fosse accaduto, Zeus pretese vendetta, così ordinò ad Efesto, dio del fuoco, di fabbricare una donna di creta, ai quattro venti di soffiare in essa la vita e a tutte le dee dell’Olimpo di adornarla. Questa donna fu chiamata Pandora e divenne la più bella del mondo. In seguito, Zeus la mandò in dono a Epimeteo. Ma quest’ultimo, avvisato da suo fratello di non accettare doni dal padre degli dèi, cortesemente rifiutò. Allora Zeus, accecato dall’ira, fece incatenare Prometeo, nudo, a una vetta del Caucaso, dove un avido uccellaccio gli divorava il fegato ogni giorno di ogni anno e il suo tormento non aveva fine poiché ogni notte il fegato gli ricresceva. Inoltre, non volendo ammettere la propria crudeltà, Zeus mise in giro una falsa voce (la prima fake news!) secondo cui Atena avrebbe invitato Prometeo sull’Olimpo per un incontro amoroso. Epimeteo, angosciato per la sorte di suo fratello, si affrettò a sposare Pandora, la quale ‒ per precisa volontà di Zeus ‒ era tanto bella quanto stupida, pigra e malvagia. Subito la ragazza aprì il vaso che Prometeo aveva affidato ad Epimeteo raccomandandogli di tenerlo ben chiuso e nel quale si trovavano tutte le Pene che possono affliggere l’umanità: la Vecchiaia, la Fatica, la Malattia, la Pazzia, il Vizio e la Passione. Immediatamente esse volarono via e aggredirono ogni uomo e donna in cui s’imbattevano. Ma la fallace Speranza, anch’essa chiusa nel vaso da Prometeo, con le sue bugie trasse in inganno i mortali, evitando così che tutti commettessero suicidio. Intanto il dio Prometeo, che aveva osato sfidare addirittura l’onnipotente Zeus pur di proteggere l’umanità, continuava a scontare la sua terribile condanna e così sarà per molti e lunghi anni, finché un eroe non giungerà a liberarlo.

Fonti: Commento di Eustazio a Omero, Esiodo (Teogonia), Apollodoro, Platone (Timeo e Crizia), Omero (Odissea), Egino (Fabula), Diodoro Siculo, Ovidio (Metamorfosi), Eschilo (Prometeo incatenato e Prometeo liberato).