Mito di Giasone e il Vello d’oro

Visualizza immagine di origineA Ea, una città della Colchide, regnava il perfido Eeta, padrone di uno fra i più grandi tesori della Grecia antica: il Vello d’oro, ovvero le pelli di un ariete alato. Il manto di quella creatura divina era divenuto leggenda e faceva gola a molti, ma nessuno aveva mai osato attraversare i mari per rubarlo. Nessuno tranne Giàsone. Costui, legittimo erede al trono di Iolco, in Tessaglia, da piccolo era stato costretto a fuggire dalla sua patria ed ora, che era diventato adulto, aveva intenzione di tornarci per cacciare lo zio e tiranno Pelia e riprendere il potere che gli spettava di diritto. Giunto al cospetto del tiranno, Giàsone manifestò le sue intenzioni, ma Pelia gli fece una proposta: se Giàsone fosse riuscito a trovare e portare in patria il Vello d’oro, lo zio gli avrebbe dato ciò che voleva. Ovviamente, il piano di Pelia era lungi dall’essere generoso: voleva sbarazzarsi del giovane Giàsone proponendogli una vera mission impossible.

Giàsone, coraggioso e intelligente, si fece costruire una possente nave dal famoso Argo e salpò alla volta della Colchide insieme agli Argonauti, i migliori eroi di tutta la Grecia. Dopo varie e terribili peripezie gli Argonauti approdarono finalmente nella Colchide, dove furono accolti dal terribile re Eeta nel suo splendido palazzo reale. Fu lì che Giàsone conobbe la bellissima principessa Medea, esperta di arti magiche. La fanciulla si innamorò all’istante del bell’eroe e decise di aiutarlo nella sua impresa.

Dal canto suo, il re Eeta sottopose Giàsone a una serie di prove durissime, al termine delle quali gli avrebbe consegnato – o almeno così diceva – il Vello d’oro. Ovviamente, Eeta mentiva, o meglio era sicuro che Giàsone avrebbe fallito. Tuttavia, il giovane ebbe successo in tutte le sfide affrontate grazie all’aiuto e ai consigli della maga Medea. Alla fine, Eeta fu costretto a rivelare a Giàsone il nascondiglio del Vello d’oro e così il giovane eroe si recò nel bosco sacro da Ares insieme agli Argonauti e alla ormai fedele Medea, ma c’era ancora una prova da affrontare. Un terribile drago faceva da guardia al manto divino. Per l’ennesima volta fu Medea a risolvere la situazione, addormentando il drago e permettendo così agli eroi greci di prendere il Vello. Ottenuto ciò per cui era partito, Giàsone ritornò a casa, in Tessaglia, portando con sé la principessa Medea, di cui ormai ricambiava i sentimenti. La missione degli Argonauti divenne leggendaria e ovunque andassero Giàsone e i suoi compagni ricevevano onori e tributi degni delle divinità.