Mito di Europa e Cadmo

Visualizza immagine di origineAgenore era figlio di Libia e di Poseidone, nonché gemello di Belo; lasciò l’Egitto per stabilirsi nella terra di Canaan, dove sposò Telfassa, altrimenti detta Argiope. Poco tempo dopo le nozze generarono cinque maschi Cadmo, Fenice, Cilice, Taso, Fineo e una sola femmina, Europa. Zeus, innamoratosi di Europa, incaricò Ermes di spingere il bestiame di Agenore fino alla riva del mare presso Tiro, dove Europa e le sue compagne erano solite passeggiare. Poi, Zeus stesso si confuse nella mandria, sotto le spoglie di un toro bianco. Europa fu colpita dalla sua bellezza e, poiché il toro si rivelò mansueto come un agnello, cominciò a giocare con lui e, infine, gli balzò sulla groppa e si lasciò condurre al piccolo trotto fino alla riva del mare. All’improvviso il toro si lanciò nelle onde e cominciò a nuotare, ed Europa sconvolta, volgendo il capo, fissava la riva sempre più lontana: con la mano destra stringeva il corno del toro, con la sinistra un canestro colmo di fiori.

Giunto su una spiaggia cretese, nei pressi di Gortina, Zeus si trasformò in aquila e si unì ad Europa in un boschetto di salici accanto a una fonte, o come altri dicono sotto un platano sempre verde. Europa rimase incinta e generò al dio tre figli: Minosse, Radamante e Sarpedone. Agenore mandò i suoi figli in cerca della sorella, con il preciso ordine di non tornare senza di lei. Essi salparono immediatamente, ma, non sapendo dove si fosse diretto il toro, decisero di andare in tre diverse direzioni.

Fenice andò a occidente, verso la Libia, fino al luogo dove sorge ora Cartagine, e là diede il suo nome ai Punici; ma dopo la morte di Agenore ritornò a Canaan, che da allora fu chiamata Fenicia in suo onore, e divenne padre di Adone e di Alfesibea. Cilice si recò nella terra degli Ipachiani, che da lui prese il nome di Cilicia, mentre Fineo si recò nella penisola di Tinia, che separa il Mar di Marmara dal Mar Nero, dove più tardi fu tormentato dalle Arpie. Taso e i suoi compagni, direttisi prima a Olimpia, fecero dedicare una statua di bronzo a Eracle tirio, alta dieci aune e armata di clava e di arco; poi colonizzarono l’isola di Taso e sfruttarono le sue ricche miniere d’oro. Tutto ciò accadde cinque generazioni prima che nascesse in Grecia Eracle, figlio di Anfitrione. Cadmo salpò con Telfassa per Rodi dove dedicò un bacile di bronzo ad Atena di Lindo e costruì il tempio di Posidone, istituendo una carica ereditaria per il grande sacerdote che presiedeva il suo culto. Poi giunse a Tera, dove costruì un tempio simile al primo, e infine raggiunse la terra degli Edoni traci, che lo accolsero benevolmente. Là Telfassa morì all’improvviso e, dopo le sue esequie, Cadmo e i suoi compagni proseguirono a piedi per consultare l’oracolo delfico.

Quando Cadmo chiese dove potesse trovare Europa, la sacerdotessa di Apollo gli consigliò di rinunciare alla ricerca e, piuttosto, di seguire una vacca e fondare una città nel punto dove l’animale si fosse accasciato, vinto dalla stanchezza. Lasciata la strada che conduce da Delfi alla Focide, Cadmo si imbatté in certi mandriani al servizio di re Pelagone, che gli vendettero una vacca la quale recava su ambo i fianchi il bianco segno della luna piena. Cadmo spinse dinanzi a sé la bestia senza mai concederle riposo finché essa si accasciò al suolo nel punto dove ora sorge la città di Tebe e là egli eresse un simulacro di Atena che chiamava col nome fenicio di Onga.

Visualizza immagine di origineCadmo, avvertiti i compagni che bisognava sacrificare senza indugio la vacca ad Atena, li incaricò di attingere acqua  lustrale alla fonte di Ares, ora detta Fonte Castalia: ma non sapeva che la fonte era custodita da un terribile serpente. Il rettile attaccò quasi tutti gli uomini di Cadmo, che si vendicò schiacciandogli il capo con una pietra. Non appena ebbe sacrificato ad Atena, ecco apparirgli la dea che, lodandolo per ciò che aveva fatto, gli ordinò di seminare nella terra i denti del serpente. Cadmo le obbedì e subito balzarono dal suolo, con grande clangore di armi, gli Uomini Sparti. Cadmo gettò una pietra tra loro ed essi cominciarono ad azzuffarsi, accusandosi l’un l’altro di aver scagliato quel sasso, e combatterono con tanto accanimento che infine soltanto cinque sopravvissero: Echione, Udeo, Ctonio, Iperenore e Peloro. Essi, concordemente, offrirono a Cadmo i loro servigi. Ma Ares chiese vendetta per l’uccisione del serpente e Cadmo per sentenza divina divina dovette divenire suo schiavo per un Grande Anno.

Fonti: Apollodoro, Igino (Fabulae), Pausania, Apollonio Rodio, Ovidio (Metamorfosi), Mosco (Idillio), Teofrasto (Storia delle piante), Erodoto.