Mito di Apollo e Dafne

Visualizza immagine di origineApollo, dio della musica e delle arti, era figlio di Zeus e di Leto. Si dice che avesse un fascino irresistibile, tanto che tutte le creature dell’Olimpo lo corteggiavano. Ma Apollo non ci badava troppo, perché trascorreva la maggior parte del suo tempo in compagnia delle Muse, creature mitologiche, protettrici delle arti, delle scienze e delle lettere. tuttavia, dopo un po’ di tempo, questa vita consacrata solo e unicamente all’arte iniziò a venirgli a noia: il giovane dio si sentiva triste, solo, insoddisfatto, e non riusciva più a trovare l’ispirazione per i suoi componimenti. Uno giorno, mentre se ne stava triste e cupo per i fatti suoi, venne raggiunto da Calliope, la preferita tra le sue Muse. Calliope capì che il vero tormento di Apollo risiedeva nel fatto che non avesse ancora trovato l’anima gemella e così lo spronò a partire, a visitare il mondo, a scoprire nuovi luoghi e a trovare finalmente una ragazza che potesse aprirgli il cuore. Confortato dai consigli della Musa Calliope, Apollo disse a suo padre Zeus che sarebbe partito per un po’, avrebbe lasciato l’Olimpo. Ma il suo viaggio non sarebbe stato vano, infatti si sarebbe concluso con la fondazione di un nuovo e fantastico tempio. Apollo partì e viaggiò a lungo: conobbe numerose ragazze bellissime, ma nessuna che gli facesse davvero battere il cuore. Inoltre, nessun luogo che vide gli sembrò adatto ad ospitare lo splendido santuario che aveva promesso al padre, finché un giorno non giunse a Delfi. Rimasto folgorato da quello splendido scenario, decise che proprio lì avrebbe fondato il suo santuario: in pochissimo tempo fece erigere un tempio bellissimo e scelse anche i sacerdoti, che si sarebbero dovuti occupare di custodirlo e di rivelare i vaticini agli uomini. Nonostante questo traguardo, Apollo non era felice: era ancora solo, non aveva trovato l’anima gemella e iniziò a temere che non l’avrebbe trovata mai. Intanto però sull’Olimpo c’era qualcuno che osservava soddisfatto le sfortune del povero Apollo: era Eros, dio dell’amore. Era sempre stato molto geloso dei mille talenti di Apollo e, perciò, decise di giocargli un brutto scherzo. Volò sulla terra e colpì con una delle sue frecce magiche il povero Apollo, condannandolo così ad innamorarsi della prima ragazza che avesse incontrato. Intanto, ancora ignaro di tutto, il dio delle arti vagava tra i boschi, quando ad un certo punto vide sfrecciare davanti a lui una ninfa, dai lunghissimi capelli, dagli occhi verdi e dal viso splendente. Era Dafne, ed era semplicemente incantevole. Dafne era una ninfa delle acque ed era figlia di Peneo; amava da sempre la libertà e, tra l’altro, per tutta la vita aveva sempre rifiutato ogni avanche da parte dei suoi pretendenti. Apollo la raggiunse e riuscì finalmente a dichiararle il suo amore. Ovviamente Dafne, che non riusciva a credere alle sue orecchie, fuggì sconvolta, ma Apollo, che era vittima dell’incantesimo di Eros, prese ad inseguirla. Dopo ore di fuga, Dafne era davvero esausta e fu costretta a fermarsi. Tuttavia, sentiva alle sue spalle i passi del suo inseguitore e, pertanto, invocò il padre Peneo: ” Padre, trasformami in qualunque cosa, basta che Apollo non possa avermi “. Il padre accolse la preghiera della figlia e decise di trasformarla in un albero di alloro. E così, la pelle della ninfa iniziò a trasformarsi in una corteccia, le sue braccia in dei rami e i capelli in una folta chioma di foglie verdi. Apollo riuscì per un soffio a vedere per l’ultima volta il volto della sua bellissima amata. Disperato per l’accaduto, si avvicinò all’albero di alloro e iniziò a passare le sue mani tra la folta chioma, come se stesse abbracciando la ninfa. Prese alcune foglie di quella pianta e decise che, d’ora in poi, le avrebbe indossate sempre a mo’ di corona in ricordo del suo amore. Con il cuore a pezzi, tornò sull’Olimpo e, ispirato dal fortissimo sentimento che ancora provata per Dafne, compose il più dolce dei suoi canti.