Mito di Afrodite

Sandro Botticelli - La nascita di Venere - Google Art Project - edited.jpgAfrodite, la Dea del Desiderio, emerse nuda dalla spuma del mare e giunse a cavallo di una conchiglia prima nell’isola di Citera, che però le parve troppo piccola, poi passò nel Peloponneso e infine stabilì la sua residenza a Pafo, nell’isola di Cipro, dove si trova ancora la principale sede del suo culto.

I fiori sbocciano là dove Afrodite posa i piedi. A Pafo le Stagioni, figlie di Temi, si affrettarono a vestirla e adornarla. Taluni ritengono che Afrodite nacque dalla spuma delle onde fecondata dai genitali di Urano, che Crono aveva gettato in mare; altri invece sostengono che Zeus la generò da Dione, figlia o dell’Oceano e di Teti, la dea del mare, o dell’Aria e della Terra. Ma tutti concordano nell’affermare che essa vola nell’aria accompagnata da stormi di tortore e passeri.

Ben di rado Afrodite cedeva in prestito alle altre dee la magica cintura che faceva innamorare chiunque la indossasse, poiché era molto gelosa dei suoi privilegi. Zeus l’aveva concessa in sposa ad Efesto, il dio fabbro zoppo. Ma il vero padre dei tre figli che lei diede alla luce era Ares, l’impetuoso, litigioso e ubriacone dio della guerra.

Efesto non si accorse di essere ingannato, finché gli amanti indugiarono a letto troppo a lungo nel palazzo di Ares in Tracia, ed Elio, sorgendo nel cielo, li scoprì intenti ai loro piaceri, andando a raccontare subito tutto al dio fabbro.

Visualizza immagine di origineEfesto, furibondo, si ritirò nella sua fucina e forgiò una rete di bronzo, sottile come un velo ma solidissima, e la assicurò segretamente ai lati del suo talamo. Dato che con una scusa Efesto finse di stare lontano da casa qualche giorno, Afrodite mandò immediatamente a chiamare Ares, che si precipitò a palazzo. I due amanti si coricarono nel talamo di Efesto, ma all’alba si trovarono prigionieri della rete, completamente nudi e senza possibilità di scampo.

Efesto, di ritorno dal suo viaggio, li colse sul fatto e invitò tutti gli dèi a far da testimoni al suo disonore. Pur minacciando di divorziare dalla dea, qualora non gli fosse stata restituita l’ingente dote che aveva versato a Zeus al tempo delle sue nozze, Efesto era troppo innamorato di Afrodite per portare avanti il suo proposito e così mandò giù l’amaro boccone e tutto tornò tranquillo.

Successivamente, la dea si innamorò anche di un essere mortale, Anchise, da cui generò Enea, l’eroe troiano che fuggì da Troia in fiamme e fondò la stirpe romana.

Fonti: Esiodo (Teogonia), Festo Grammatico, Inno omerico ad Afrodite, Apollodoro, Omero (Odissea).