Mito delle cinque età dell’uomo

Secondo l’opinione più diffusa, gli esseri umani sarebbero i figli di Prometeo, il Titano che per donare il fuoco all’umanità si scontrò con la furia di Zeus e ne rimase scottato. A detta di altri, invece, gli uomini sarebbero nati dai denti di un terribile drago ucciso dall’eroe Cadmo. Secondo la leggenda, dal momento che nella lotta contro il feroce mostro tutti i compagni d’arme di Cadmo morirono, la dea Atena volle ricompensarlo facendo nascere dai denti del drago appena ucciso degli uomini armati di tutto punto, chiamati Sparti.

Tuttavia, c’è addirittura chi nega queste due versioni, credendo invece che la Terra abbia creato il genere umano spontaneamente, come frutti. Il primo uomo fu Alalcomeno, che visse in Beozia presso il lago Copaide. Egli divenne il consigliere di Zeus, quando il padre degli dèi venne a contesa con la moglie Era, nonché il tutore della giovane Atena. Questi uomini rappresentarono la stirpe dell’età dell’oro e furono sudditi del dio Crono. Vivevano senza fatica, nutrendosi di ghiande, di frutta selvatica e del miele che stillava dalle piante, e bevendo il latte delle pecore e delle capre. Passavano tutto il loro tempo tra svaghi e danze, sempre felici e spensierati, senza invecchiare, e quando giungeva la loro ora morivano nel sonno senza soffrire. Anche se sono ormai estinti, i loro spiriti sopravvivono ancora come geni tutelari di rustici eremi, come datori di buona fortuna e come difensori della giustizia.

Successivamente, ci fu la stirpe dell’età dell’argento, creata per la prima volta dagli dèi. Questi uomini erano stolti, completamente dipendenti dalle loro madri, e non osavano disobbedire ai loro ordini. Litigiosi e ignoranti, non compievano mai sacrifici in onore degli dèi, però perlomeno non combattevano gli uni contro gli altri. Comunque sia, il potente Zeus li distrusse tutti.

Poi ci fu la stirpe dell’età del bronzo, i cui uomini caddero dai frassini come frutti maturi, indossando armi di bronzo; anche questi furono creati per volontà divina. Mangiavano carne e pane e godevano nel fare la guerra, poiché erano insolenti e spietati. A differenza dei loro predecessori, questi uomini non furono distrutti dagli dèi, ma si uccisero a vicenda con le loro stesse mani.

La quarta stirpe, pur appartenendo anch’essa all’età del bronzo, fu decisamente più nobile e generosa; per tale motivo fu denominata età degli eroi, nati dall’unione di dèi e donne mortali. Alla continua ricerca di gloria, essi si batterono valorosamente nell’assedio di Tebe, nella spedizione degli Argonauti e nella guerra contro Troia. Una volta defunti, venivano portati nei Campi Elisi dove vagavano beati.

Infine, c’è la quinta stirpe ‒ quella attuale ‒ dell’età del ferro. Questa è senza ombra di dubbio la peggiore di tutte perché i suoi uomini sono crudeli, ingiusti, infidi, libidinosi, empi e traditori. Inoltre, a differenza dei loro predecessori, lavorano e si preoccupano di costruire un futuro, e non hanno alcun timore degli dèi. Credono infatti di essere artefici del loro destino, per questo sono invisi a Zeus.

Fonti: Platone (Messeno), Ippolito (Confutazione delle Eresie), Eusebio (Preparazione ai Vangeli), Esiodo (Le Opere e i Giorni).