Mennesket ved Havet

Uomo libero, sempre amerai il mare!

È il tuo specchio il mare: ti contempli l’anima nell’ infinito muoversi della sua lama.

E il tuo spirito non è abisso meno amaro.

Divertito ti tuffi in seno alla tua immagine,

l’abbracci con lo sguardo, con le braccia e il cuore

a volte si distrae dal proprio palpitare

al bombo di quel pianto indomabile e selvaggio.

Siete discreti entrambi, entrambi tenebrosi:

inesplorato, uomo, il fondo dei tuoi abissi,

sconosciute, mare, le tue ricchezze intime,

tanto gelosamente custodite i segreti!

Eppure ecco che vi combattete

da infiniti secoli senza pietà né rimorso,

a tal punto amate le stragi e la morte,

o lottatori eterni, o fratelli implacabili!

Charles Baudelaire, L’uomo e il mare, 1857 

Mai parole più belle e profonde furono scritte per esprimere il meraviglioso e allo stesso tempo travagliato rapporto dell’uomo con il mare e in generale con la natura. Nella poesia di Baudelaire l’uomo si riflette nel mare, ritrova la sua apparente tranquillità così come il suo animo tormentato, mosaico di emozioni, abisso di pensieri nascosti.

È difficile rappresentare in maniera concreta la profondità delle parole del poeta francese, ma in Danimarca, nella città di Esbjerg, si trova un monumento bellissimo che in qualche modo riesce a dare forma a quelle parole e riesce indubbiamente ad emozionare. L’opera è chiamata Mennesket ved Havet, che significa “L’uomo incontra il mare”, ed è stata ideata dall’artista danese Svend Wiig Hansen e installata nel 1995 in occasione del centesimo anniversario di Esbjerg come città municipale indipendente. Poco distante dal perimetro urbano, su una piccola altura affacciata sul mare del Nord, si trovano quattro enormi statue bianche, alte nove metri, raffiguranti uomini seduti. Sono talmente colossali che possono essere viste da 10 chilometri di distanza dalla riva. Gli uomini sono rappresentati nell’atto di contemplare il mare, e, come dice Baudelaire, “l’anima nell’ infinito muoversi della sua lama”. La calma del mare si riflette nella staticità delle figure scolpite che però differiscono dall’uomo descritto nella poesia. Egli infatti è sì simile al mare tanto da potervisi specchiare e riconoscere ma è anche in continua lotta con esso. L’opera di Hansen al contrario costringe a fermare lo sguardo e la mente su quattro uomini puri, come suggerisce il bianco quasi accecante con cui sono stati realizzati, uomini che nella loro rigida sacralità, che ricorda le statue faraoniche o i Kuroi greci, non hanno ancora agito, non hanno ancora rovinato la magnifica affinità che avevano con il mare e con la natura. Mennesket ved Havet è il punto di origine, il momento in cui l’uomo non si è ancora alzato per andare incontro alla natura e scontrarsi con essa, l’attimo in cui preserva ancora la sua innocenza. Dobbiamo ricordarci di quell’attimo ammirando questa meravigliosa opera, dobbiamo cercare di fare il possibile per tornare ad amare davvero e rispettare quel mare che è così simile a noi, così profondo, così impenetrabile.