Lotta tra Achille e Pentesilea

 

Exekias, Lotta tra Achille e Pentesilea, anfora attica a figure nere, 540-530 a.C. circa, Londra, British Museum

Pentesilea furiosa

guidava le sue Amazzoni dagli scudi lunati:

la vergine guerriera – una cintura d’oro

sotto il seno scoperto – ardeva nella mischia

ed osava combattere coi guerrieri più prodi.

Virgilio, Eneide, I, 570-574

 

Con queste parole il poeta Virgilio descrive una delle figure femminili più celebri del mondo mitologico e letterario. Citata da Dante nell’Inferno accanto alla guerriera italica Camilla e da Boccaccio nel De mulieribus claris, nonché da altri autori come Ariosto, Luigi Pulci e Matteo Maria Boiardo, Pentesilea ha acquisito una notevole fama, grazie soprattutto alle tragiche vicende che la riguardano. Figlia di Ares, dio della guerra, ella si macchiò in giovinezza di un grave delitto: uccise infatti la sorella Ippolita durante una rissa scoppiata al banchetto nuziale di Teseo e Fedra. Perseguitata dalle Erinni, le personificazioni della vendetta, fuggì a Troia, presso il re Priamo. Fu però condannata dalla dea Afrodite a subire violenza da tutti gli uomini che l’avessero guardata, dunque ella decise di nascondersi dietro un’armatura e fu così che divenne una guerriera e in seguito regina delle Amazzoni. In quanto tale, partecipò alla guerra di Troia per risollevare le sorti della città assediata dagli Achei, uccise numerosi soldati nemici ma il suo impeto venne infine frenato dalla lancia del Pelide Achille. L’episodio dell’uccisione di Pentesilea da parte dell’eroe greco ha conosciuto numerose versioni, anche molto discordanti tra loro (basti pensare alla netta antitesi tra quella secondo cui Achille, profondamente colpito dall’avversaria, decise di restituire il corpo ai Troiani, e quella in cui il Pelide si macchiò di necrofilia). La versione più bella e allo stesso tempo più tragica è però quella raccontata in modo sublime in questa meravigliosa anfora realizzata nel VI secolo a.C. dal famoso maestro ceramista attico Exekias (come testimonia la scritta sull’anfora: “Exekias mi ha fatto”). Appassionato di poemi omerici e di temi profondi come la religione e la morte, egli si distinse per una grande abilità non solo nello stile pittorico molto preciso, ma anche nella scelta di un’iconografia psicologicamente intensa. La capacità di cogliere l’attimo narrativo la si percepisce perfettamente nell’anfora di Achille e Pentesilea, in cui i due personaggi sono raffigurati nell’atto estremo del combattimento. Exekias sceglie di mettere in scena il momento tragico (secondo la terza versione attestata del mito) della morte dell’amazzone trafitta dalla lancia e dell’innamoramento repentino di Achille nei confronti della donna che ha appena ucciso. Le due lance si incrociano come i loro sguardi, a sottolineare ancora di più l’antitesi tra morte e amore. Antitesi che è messa in risalto anche dagli opposti colori di pelle di Achille e Pentesilea e dai loro occhi, uno spento e ormai rassegnato all’inesorabile sorte e uno fiammeggiante per lo sforzo bellico e il sentimento d’amore. Il pathos che suscita la scena è davvero molto forte anche grazie al fatto che le viene dato ampio risalto, posta com’è, al centro dell’anfora e racchiusa entro motivi geometrici molto fini e delicati. L’anfora di Exekias si può considerare a ragione un vero capolavoro di arte tragica.