L’anello

Un Anello per domarli, un Anello per trovarli, un Anello per ghermirli e nel buio incatenarli

Molti di voi avranno sicuramente sentito questa poesia incisa in tengwar, il linguaggio nero nato dalla leggendaria penna di J.R.R. Tolkien, sull’Unico Anello, elemento centrale della saga de “Il signore degli Anelli”. Sotto una linea esteriore umile e semplice, l’anello di Sauron cela un enorme potere in grado di corrompere l’anima e il corpo di chi se ne impossessa. Solo il fuoco nel quale è stato forgiato sul Monte Fato può distruggerlo per sempre. Impossibile negare la straordinaria capacità immaginativa del celebre scrittore britannico, che per l’ideazione dei suoi racconti si rifece in larga parte alla sua passione per la linguistica (gli innumerevoli linguaggi che popolano le sue storie sono frutto di intensi studi su diversi idiomi e strutture grammaticali) e per la mitologia nordica e fu notevolmente influenzato da esperienze personali come la partecipazione alla Prima Guerra Mondiale. Possiamo ipotizzare che Tolkien un giorno avesse visto un bellissimo e particolare anello runico, realizzato nel IX sec. in Inghilterra, e fosse stato colpito da un’idea che gli avrebbe portato molta fortuna. L’anello in questione è conservato al British Museum, evoca mondi lontani e magici, ci affascina. D’altronde l’anello è di per sé un oggetto intrigante, che ha una storia millenaria e cela numerosi significati a seconda delle fattezze e del dito sul quale viene indossato (basti pensare all’anello di fidanzamento o la fede sull’anulare sinistro, all’ “Anulus Piscatorius” del Papa sull’anulare destro o all’anello portato al mignolo da alcuni membri della mafia negli Stati Uniti). L’anello poteva e può essere utilizzato come sigillo e dunque, come emblema di autenticità, può rappresentare un passaggio di potere, può avere un valore religioso di eternità o simboleggiare stabilità e protezione. Sempre al British Museum sono conservati alcuni anelli d’oro egizi datati tra il 1550 e il 720 a.C. con scarabei colorati che personificano la divinità Khepri, il “Sole del mattino” simbolo di resurrezione. Sul ventre piatto degli scarabei sono presenti dei geroglifici che il Faraone imprimeva sui documenti. Gli anelli possono avere innumerevoli possibilità di lettura, anche intersecate tra loro come in quest’ultimo esempio, ma sono soprattutto dei capolavori artistici, dei mirabili pezzi di raffinata oreficeria. Si veda il bellissimo anello romano realizzato con una moneta d’oro raffigurante l’effigie dell’Imperatore Marco Aurelio, oppure il curioso anello, con incisa una frase romantica in francese, che nel XV sec. Margaret Paston inviò al marito John insieme a una lettera in cui lo pregava di indossarlo. Un altro splendido anello risale al XVI sec. ed è costituito da una fascia dorata finemente lavorata sormontata da un cameo in onice della regina Elisabetta I. Gli ultimi tre esempi che vi propongo sono straordinari: uno è un anello tedesco del XVII sec. in oro smaltato che presenta un ovale girevole. Su un lato è incisa l’immagine del dio greco Apollo, sull’altra due figure di cui una potrebbe essere Bacco. La circonferenza dell’ovale è decorata con motivi floreali e faunistici. L’altro anello si presenta come una semplice fede d’oro ma può trasformarsi in una complicata sfera armillare in miniatura, come in miniatura è anche una meridiana montata su un altro straordinario anello del XVI sec. Sono semplicemente meravigliosi. Non ditemi che non vi è venuta voglia di comprarvi un bell’anello dalle fattezze antiche