La toilette

Henri de Toulouse-Lautrec, La toilette, 1889, olio su cartone, Musèe d’Orsay, Parigi

“Dipingo le cose come stanno. Io non commento. Io registro”.

Henri de Toulouse-Lautrec

Senza filtri, senza giudizi, senza idealizzazioni ma con una grande naturalezza e carica emotiva: questa era la formula vincente adottata dal celebre pittore francese Henri de Toulouse-Lautrec per realizzare i suoi dipinti, che mostrano in modo diretto e straordinariamente vero un mondo che Henri scelse di esplorare per sfuggire ad una vita aristocratica noiosa e carica di convenzioni sociali.

Come si può intuire dal cognome infatti l’artista, prima ancora di essere tale, era un conte appartenente ad una delle famiglie più prestigiose di Francia, che vantava antiche e nobili origini. Cresciuto in ambienti agiati, tra vizi e lusso, il piccolo Henri godette di una fanciullezza spensierata e idilliaca, nonostante la separazione dei genitori, i quali scoprirono, dopo un matrimonio di convenzione, di essere totalmente incompatibili da un punto di vista caratteriale. Essendo cugini, si erano sposati per preservare la purezza del sangue nobiliare ma non avevano fatto i conti né con i reciproci sentimenti né con le possibili complicazioni di un matrimonio consanguineo per la progenie (non era raro che da tali unioni nascessero figli deformi o affetti da gravi malattie).

Accadde infatti che la tranquilla giovinezza di Henri venisse bruscamente interrotta all’età di dieci anni, quando, in seguito a un periodo di intensi dolori, gli venne diagnosticata la picnodisostosi (oggi conosciuta appunto con il nome di sindrome di Toulouse-Lautrec), una deformazione ossea congenita dovuta alla mutazione di un gene. La già fragile salute del bambino subì un ulteriore tracollo quattro anni più tardi, quando cadde per ben due volte e si ruppe entrambe le gambe che non crebbero più in modo naturale e lo condannarono a rimanere di bassa statura (1,52 m) e ad essere fisicamente non adatto alle attività richieste dal suo ceto.

Spesso deriso, frustrato dalla sua condizione e dal fatto che il padre non riuscisse ad accettarlo per come era, Henri si immerse nella pittura e a poco a poco si estraniò dal mondo cui aveva fatto parte fino a quel momento, abbracciando nuovi orizzonti, nuovi ambienti e nuovi sguardi. Dopo aver frequentato gli ateliers di Léon Bonnat e di Fernand Cormon, decise di fondarne uno a Montmartre, scelta assai azzeccata, dal momento che gli permise di esprimere al meglio il suo talento e di trasporre sulla tela le sue più vere emozioni e il suo carattere.

Immerso in un vivace universo costellato di cabaret, café, locali considerati moralmente degradanti, Henri trovò la sua dimensione, riuscì in qualche modo a sentirsi accettato in mezzo a coloro che, di fatto, erano vittime di una società ottusa e giudicante, la stessa da cui egli proveniva e da cui era fuggito. La frequentazione assidua del Moulin de la Galette e del Moulin Rouge resero particolarmente prolifica la sua attività artistica che si caratterizzò per una spiccata carica trasgressiva. Ammaliato dalle numerose figure che popolavano la notte di Montmartre, Lautrec cercò di cogliere l’essenza della realtà parigina, i suoi colori, i suoi luoghi proibiti, i suoi volti più autentici.

Molti dei suoi quadri più celebri li dipinse nelle cosiddette maisons closes, dove si sentiva particolarmente accolto e dove trascorreva molto tempo cercando di trovare riparo dalla solitudine e dai pensieri che lo angustiavano e allo stesso tempo di cogliere con il suo pennello la quotidianità e la naturalezza dei gesti di quelle donne così disprezzate dai bigotti benpensanti. Uno dei dipinti più belli in questo senso è La toilette, in cui Lautrec ritrae una giovane donna di schiena, seduta sul pavimento. Le spalle nude, così armoniose e diafane, trasmettono una seducente fragilità, accentuata dai meravigliosi capelli rossi raccolti in un’acconciatura che esalta la genuinità della ragazza che ha appena terminato di lavarsi. I tratti decisi e marcati delle pennellate contrastano con la morbidezza e la tenuità dei colori, che rendono la scena intima, quasi toccante. Non c’è giudizio, non c’è ostentazione di forme, c’è solo un grande sentimento di autenticità e partecipata compassione, quello che provava l’artista e che con sapienza è riuscito a trasmettere. La volontà di trasporre su tela temi e soggetti densi di significato e di caricarli di una componente emotiva e personale è ciò che differenzia Lautrec dallo stile più superficiale e gioioso della pittura impressionista, cui prende le distanze per farsi inconsapevole promotore di un nuovo movimento, l’espressionismo.

Sfortunatamente, quello stesso mondo che gli aveva regalato una nuova vita, che l’aveva accolto, che gli aveva permesso di diventare un artista, fu la causa della sua morte in giovane età. L’eccesso nel consumo di alcool e di bevande votate alla ricercata perdita dei sensi come l’assenzio, nonché la sifilide contratta nei bordelli che frequentava, portarono ad un grave deterioramento del suo stato di salute fino alla morte, avvenuta il 9 settembre 1901, a soli trentasei anni.