IL GIOCO

“La vita è più divertente se si gioca”. E come dare torto al geniale scrittore Roald Dahl, che ha fatto sognare grandi e piccini con i suoi racconti ricchi di magia. Il gioco, di cui il 28 maggio si celebra la Giornata mondiale, è per tutti coloro che desiderano evadere dalla realtà quotidiana per immergersi in un universo fatto di divertimento, spensieratezza, condivisione, scambio. Fin dai tempi antichi l’uomo ha sentito il bisogno di ritagliarsi uno spazio per rigenerarsi e dimenticare ogni problema. La più antica testimonianza di gioco da tavolo ci giunge dalle tombe reali di Ur risalenti al 2400-2600 a.C. Si tratta di un gioco simile al backgammon, di cui sono stati trovati diversi esemplari realizzati in ardesia e decorati con madreperla o lapislazzuli, che si è diffuso in Siria, Libano, Cipro, Egitto. Gli antichi Egizi erano particolarmente appassionati di giochi da tavolo. Lo dimostra un gioco molto peculiare chiamato Senet, che nella lingua egiziana significava “passaggio”, con una sfumatura dunque legata al concetto religioso di trapasso alla vita eterna. Ne abbiamo un bellissimo esempio in maiolica blu riportante il nome del faraone Amenhotep III (1390-1350 a.C.). Senet è presente inoltre nelle iconografie tombali così come il gioco modernamente battezzato “Cani e sciacalli”. L’esemplare fisico meglio conservato proviene dalla tomba di Amenhemat IV a Tebe e si trova oggi al Metropolitan Museum of Art di New York. Si tratta di un vero e proprio gioiello artistico, realizzato interamente in avorio decorato. Se avete visto il film “I dieci comandamenti” di Cecil DeMille, ricorderete sicuramente la scena in cui Seti e Nefertari si sfidano a questo gioco, di cui peraltro sono state definite le regole per poter permettere anche a noi moderni di divertirci facendo un salto nel passato. Se volete cimentarvi in questi tre giochi appena descritti, non dovete far altro che cercare qualche tutorial su YouTube, comprare una riproduzione fedele o scaricare una App sul telefono. Vi sono poi altri giochi, molto più semplici, che sono sopravvissuti invariati fino ai giorni nostri. I dadi per esempio, protagonisti assoluti di un momento ludico che coinvolge Achille e Aiace in una splendida anfora a figure nere del celebre ceramista greco Exekias. La scena si discosta molto dal tema letterario eroico omerico: c’è la volontà da parte dell’artista di immaginare i due eroi della guerra di Troia in una veste diversa, inoffensiva. Il risultato è un capolavoro. Un altro gioco senza tempo è sicuramente la palla. I romani praticavano l’harpastum, nome di derivazione greca che indicava una palla di piccole dimensioni, simile a quella della moderna pallamano, con la quale uomini, donne e bambini giocavano con regole simili alla palla prigioniera o alla pallavolo. In un bellissimo mosaico della Villa romana del Casale, in Sicilia, due spensierate fanciulle in bikini si divertono a lanciarsi l’harpastum. Con il passare dei secoli, i giochi si fanno sempre più numerosi. Il pittore olandese Bruegel in un solo dipinto, “Giochi di bambini” (1560), ci ha regalato una sorta di enciclopedia dei giochi d’infanzia. Più di ottanta esempi in un quadro dall’aspetto caotico ma assai particolare e buffo. Però, a questo punto, come non citare il mitico gioco delle carte, magistralmente illustrato da Caravaggio nel suo dipinto “I bari” (1594), in cui viene messa in scena una vera e propria truffa ai danni di un giovane e ingenuo ragazzo. La tensione è palpabile, il sapiente utilizzo della luce e la precisione dei dettagli restituiscono un’immagine fortemente realistica ed emozionale e rendono perfettamente l’idea della competizione (in questo caso poco sportiva) del gioco. Il gioco però è anche e soprattutto espressione di innocenza. E cosa di più innocente di due dolci bambini che giocano con la sabbia, nell’opera della pittrice impressionista Mary Cassatt (1884). I tenui colori pastello, il paesaggio rilassante, la delicatezza del volto roseo e paffuto della bambina ci fanno ricordare l’assoluta importanza del gioco, che dovrebbe essere, prima di ogni altra cosa, un diritto di tutti i bambini del mondo.