I papaveri

 Claude Monet, I papaveri, 1873, olio su tela, Musée d’Orsay, Parigi

«Il colore è la mia ossessione quotidiana, la gioia e il tormento».

Claude Monet

Questa è sicuramente una delle frasi più significative pronunciate dal grande pittore francese Claude Monet in quanto riflette perfettamente uno stato d’animo che lo ha accompagnato per tutta la vita e che lo ha reso uno dei più grandi artisti di tutti i tempi. Considerato uno dei padri dell’Impressionismo, Monet, con le sue meravigliose opere, contribuì a rendere celebre questo movimento pittorico della Belle Époque, cui facevano parte numerosi artisti di talento tra cui Manet, Renoir, Degas, Cezanne, Sisley e Berthe Morisot. Si trattava di un movimento rivoluzionario dal punto di vista artistico, talmente inconsueto che inizialmente venne fortemente criticato. La prima mostra impressionista venne allestita nel 1874 all’interno dello studio del famoso fotografo Felix Nadar. Monet presentò la sua opera più celebre, Impressione, levar del sole, che venne derisa dal critico d’arte Louis Leroy che disse: «Ah, eccolo, eccolo! – esclamò dinanzi al n. 98 – Che cosa rappresenta questa tela? Guardate il catalogo. “Impressione, sole nascente”. Impressione, ne ero sicuro. Ci dev’essere dell’impressione, là dentro. E che libertà, che disinvoltura nell’esecuzione! La carta da parati allo stato embrionale è ancor più curata di questo dipinto». Questa frase di scherno diede inconsapevolmente il nome al movimento.

Oltre a questo meraviglioso quadro, Monet presentò anche I papaveri, dipinto nel 1873 ad Argenteuil, un piccolo borgo sulla Senna dove molti impressionisti trovarono ispirazione per la realizzazione di quadri “en plein air”. Quello ad Argenteuil fu sicuramente uno dei periodi più prolifici per Monet, che poté sperimentare nuove tecniche pittoriche e giocare su colori e luci particolarmente vividi e variegati grazie alla versatilità dei paesaggi. La ricerca di colori brillanti e di sfumature, il desiderio di trasporre sulla tela i mutamenti della luce diurna, divennero una vera e propria ossessione per Monet. Ne sono testimonianza i numerosi dipinti realizzati in serie, come ad esempio la Cattedrale di Rouen e le famosissime Ninfee. Nella sua splendida casa di Giverny, immersa in un giardino ricco di fiori di ogni specie, ormai sul finire della sua vita, scrisse a proposito delle ninfee: «Non dormo più per colpa loro. Di notte sono continuamente ossessionato da ciò che sto cercando di realizzare. Mi alzo la mattina rotto di fatica […] dipingere è così difficile e torturante. L’autunno scorso ho bruciato sei tele insieme con le foglie morte del giardino. Ce n’è abbastanza per disperarsi. Ma non vorrei morire prima di avere detto tutto quel che avevo da dire; o almeno avere tentato. E i miei giorni sono contati». Non possiamo sapere se effettivamente Monet riuscì a trasmettere con i suoi quadri ciò che sentiva nel cuore, ma possiamo sicuramente dire che ci ha lasciato delle opere veramente meravigliose e tra queste quella dei Papaveri di Argenteuil è senza dubbio una delle più celebri. La freschezza della scena immersa in un paesaggio costellato di papaveri dal rosso intenso e la delicatezza dei colori che con mille sfumature rese dalle morbide pennellate riescono a dare l’impressione del vento che soffia tra i fili d’erba, trasportano lo spettatore all’interno del quadro, insieme a Camille e Jean, moglie e figlio di Monet, dipinti in primo piano. È un quadro che regala una sensazione di pace e tranquillità, è una gioia per gli occhi guardarlo e fa anche un po’ sognare.

Consiglio

Ho voluto scrivere un articolo su Monet in occasione dell’apertura di una mostra proprio su questo grande artista e su altri pittori impressionisti. La mostra, visibile dal 29 agosto 2020 al 14 febbraio 2021 a Palazzo Albergati a Bologna, offrirà al pubblico l’occasione di ammirare quadri molto famosi provenienti dal Musée Marmottan Monet di Parigi. Sicuramente un’occasione imperdibile. Di seguito il link al sito di Palazzo Albergati https://www.palazzoalbergati.com/monet-e-gli-impressionisti-2/