Gli amanti

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Gli amanti, René Magritte

Noi ci tocchiamo.

Con che cosa?
Con dei battiti d’ali.
Con le stesse lontananze
ci tocchiamo.
(Rainer Maria Rilke)
Pochi versi ma intensi che esprimono in maniera sublime e allo stesso tempo malinconica il bisogno di un contatto nella triste lontananza di un affetto. Il tocco caldo e confortante di un abbraccio, di una stretta di mano, di un bacio amichevole o d’amore. Tutto questo può svanire in un attimo, quando la scomparsa di una persona cara ci coglie impreparati e ci sconforta. Ed è allora che abbiamo maggiore bisogno di toccarci, di sentirci vicini. Nel tempo e nello spazio di un battito d’ali la nostra mente lo può percepire quel tocco e questa sensazione ci può salvare almeno un po’ dal dolore. Ma quel battito d’ali è anche tra coloro che si incontrano con uno sguardo e non possono avvicinarsi perché un muro invisibile si è alzato tra loro e li tiene distanti, li priva del piacere e della necessità di stabilire un contatto fisico. Il Covid-19 ha fatto questo: ci ha tolto un bisogno che da sempre è linfa per la nostra vita, per il nostro benessere mentale. Abbiamo dovuto rivedere le nostre relazioni, stravolte da un nemico invisibile e subdolo, abbiamo dovuto adattarci alla lontananza, alla ricerca di nuovi espedienti per conservare quanto più possibile la concezione aristotelica di animali sociali che caratterizza il nostro genere umano. Sul nostro volto è calato il velo della mascherina che lascia parlare solo gli occhi. Ed ecco che da un giorno all’altro siamo diventati come gli Amanti di René Magritte (1928). Il dipinto più celebre del pittore surrealista belga rappresenta l’impossibilità di un bacio tra due amanti coperti da un velo che impedisce loro di toccarsi e di vedersi. Un forte senso di angoscia, di inquietudine, di tristezza scaturisce dal quadro di Magritte, che ha voluto esprimere in una dimensione quasi onirica una realtà negata. La presenza del velo è ricorrente nelle sue opere ed è dovuta al tragico ricordo della morte della madre, suicidatasi nel fiume Sambre e ritrovata con la camicia da notte che le copriva il volto. Ispirato da un quadro di De Chirico, Ettore e Andromaca, in cui due manichini si protendono l’uno verso l’altro senza potersi toccare, Magritte ha trasposto su tela una tensione all’unione senza fusione. La morte, l’impossibilità di amarsi, la comunicazione sospesa e mutilata. Molteplici possono essere le interpretazioni ma l’emozione conturbante che si sprigiona dal dipinto non può non colpire tutti noi in questo delicato momento storico che mai avremmo voluto vivere. Ci siamo detti “Andrà tutto bene” e un po’ ancora ci crediamo, dobbiamo crederci.