Davide con la testa di Golia

Caravaggio, Davide con la testa di Golia, olio su tela, 1609, Galleria Borghese, Roma

«Appena il Filisteo si mosse avvicinandosi incontro a Davide, questi corse prontamente al luogo del combattimento incontro al Filisteo. Davide cacciò la mano nella bisaccia, ne trasse una pietra, la lanciò con la fionda e colpì il Filisteo in fronte. La pietra s’infisse nella fronte di lui che cadde con la faccia a terra. Così Davide ebbe il sopravvento sul Filisteo con la fionda e con la pietra e lo colpì e uccise, benché Davide non avesse spada. Davide fece un salto e fu sopra il Filisteo, prese la sua spada, la sguainò e lo uccise, poi con quella gli tagliò la testa. I Filistei videro che il loro eroe era morto e si diedero alla fuga».

(1 Samuele, 17, 48-51)

L’episodio del giovane pastore Davide che, in un momento critico della guerra tra Filistei e Popolo di Israele, uccide il gigante Golia, è forse uno dei più noti della narrazione biblica. Per questo è stato raffigurato da numerosi artisti e scultori, tra cui Donatello e Michelangelo che, rimasti profondamente affascinati dalla figura del coraggioso fanciullo ebreo, lo hanno immortalato in due celeberrime statue esaltandone la bellezza e i tratti virili.

David di Donatello

David di Michelangelo

La vicenda di Davide e Golia è protagonista anche di un’altra bellissima opera realizzata dal celebre Michelangelo Merisi, meglio conosciuto come Caravaggio. Nel 1609, ormai alla fine della sua tormentata vita, l’artista decise di trasporre su tela l’episodio biblico, spogliandolo di ogni carattere eroico per renderlo più intimo e profondo. Il quadro di Caravaggio è qualcosa di assolutamente nuovo nel panorama artistico dell’epoca. Davide, rappresentato nell’atto di reggere in mano la testa mozzata di Golia, non ha un volto trionfante e fiero per la sua impresa, bensì appare con tratti melanconici e compassionevoli che contrastano in modo netto con lo sguardo stravolto di Golia. È stata avanzata l’interessante e ormai assodata ipotesi che Caravaggio con questo quadro avesse voluto realizzare un doppio autoritratto che identificasse i due lati della sua esistenza: una senza peccato incarnata dal giovane Davide e una macchiata dalle malefatte resa manifesta nel volto di Golia. Di indole irascibile, Caravaggio fin dalla giovinezza si era infatti reso protagonista di numerosi episodi sgradevoli tra cui risse, aggressioni, violenze fino a giungere all’atto di omicidio, per cui venne processato a Roma e condannato alla decapitazione. Per sfuggire alla pena, si recò a Napoli dove trascorse gli ultimi anni della sua vita e dove nel 1609 inviò al cardinale Scipione Borghese, nipote di papa Paolo V, la domanda di grazia con allegato il quadro di Davide con la testa di Golia. L’intento dell’artista era quello di muoverlo a compassione rappresentando nel dipinto la sua volontà di redimersi: il Caravaggio-Golia peccatore ucciso dal Caravaggio-Davide dall’animo ancora immacolato. Il quadro ebbe l’effetto sperato dal momento che il papa accordò la revoca della condanna ma durante il viaggio da Napoli a Roma per ricevere il condono, Caravaggio morì a Porto Ercole il 18 luglio 1610.

Il dipinto di Caravaggio, oltre ad essere molto bello, suscita anche una forte emozione nello spettatore. Riconoscendo l’artista in entrambi i volti dei due protagonisti del quadro, si riesce a cogliere tutto il suo vissuto, i suoi tormenti, i suoi pensieri più nascosti. Caravaggio sceglie di mettersi completamente a nudo e ci riesce perfettamente curando in ogni minimo dettaglio la sua meravigliosa opera colma di sentimento. Davide è rappresentato come un giovane dall’aspetto fresco e dal volto di umana misericordia mentre regge nella mano destra una spada sulla quale si intravedono le lettere “H-AS OS”, che rimandano alla citazione latina di Sant’Agostino “Humilitas Occidit Superbiam”, che riassume perfettamente il pensiero di redenzione dell’artista. Golia ha invece un volto stanco, invecchiato, segnato, sofferente e quasi esanime proprio come quello di Caravaggio nel momento in cui realizza questa opera. La scelta di rappresentare Golia già decapitato è probabilmente un rimando al tipo di esecuzione penale cui era stato condannato (che influenzò molto le sue opere in cui le teste decapitate erano diventate ormai un’ossessione).

A rendere la scena e i personaggi ancora più veri e intensi interviene il magistrale utilizzo della luce per cui Caravaggio è diventato famoso e forse unico. La particolare illuminazione radente fa sì che i volumi dei corpi emergano dal buio e nello stesso tempo ne siano in parte inghiottiti. La luce plasma le figure lungo una diagonale che mette in risalto la parte destra del volto di Davide, il suo corpo e la lama della spada come se fosse stato inviato dalle tenebre dell’inferno per compiere il suo atto. Anche il volto di Golia è colpito da una luce trasversale che rende i suoi tratti ancora più stravolti e quasi mostruosi ma che simboleggia probabilmente la grazia divina. Il contrasto tra luci e ombre regala al quadro un’infinità di sfumature, quelle dell’animo dell’artista.

Davide con la testa di Golia sembra un normale dipinto raffigurante un noto episodio biblico ma in realtà racconta tutt’altro e lo fa in un modo così profondo, intenso, sublime, che non si può fare a meno di continuare ad ammirarlo.