Arte e meme

Buon 2021 a tutti! Cominciamo il nuovo anno, carico di speranze e aspettative, con qualcosa di leggero e divertente. Nonostante zone rosse e divieti, sono sicura che le feste natalizie e in particolare il capodanno avranno portato con sé anche qualche chilo di troppo. È ormai un classico la pesatura di inizio anno e l’urlo disperato alla Munch davanti alla bilancia.😱 A questo proposito, date un’occhiata alla spassosa immagine che compare nel video: sembra che l’urlo di Munch si adegui perfettamente al contesto dietetico, come se fosse stato pensato proprio così dall’artista del quadro originale. In effetti questo dipinto può adattarsi benissimo a qualsiasi situazione, anche divertente, nonostante di fatto rappresenti l’angoscia insita nell’animo umano. Si tratta sicuramente del quadro maggiormente rivisitato, trasformato e onnipresente nello sconfinato mondo del web, tanto da diventare persino un’emoji sui nostri cellulari. Sfido chiunque a non aver visto almeno una volta un meme sull’urlo di Munch. Ormai i meme (termine che viene dal greco mímema, ovvero “imitazione”), che di fatto sono immagini o video che, per la loro caratteristica di ricalcare fatti ed eventi in modo assai simpatico, diventano virali in rete, si sono trasformati nel nostro pane quotidiano. Niente e nessuno viene risparmiato dall’umorismo meme, nemmeno l’arte. E bisogna dire che in alcuni casi le frasi ironiche inserite nei dipinti li rendono davvero esilaranti. L’arte di modificare l’arte non riguarda però solo l’universo social o la cosiddetta ragnatela telematica mondiale. Ne è un perfetto esempio l’opera dello street artist TvBoy, che, in piena pandemia, ha realizzato su un muro di Milano un murale con il famoso Bacio di Hayez in cui i due protagonisti, rigorosamente con la mascherina sul volto, stringono in mano un tubetto di amuchina. Un disegno che fa sorridere ma anche un po’ riflettere sui nostri tempi. Assolutamente spassose sono invece le geniali rivisitazioni di quadri famosi in chiave felina, realizzate dall’artista russa Svetlana Petrova, che ha avuto la buffa idea di fotografare il suo gatto grasso Zarathustra in posizioni curiose e inserire le foto nei dipinti più disparati. È stato edito anche un libro, Fat Cat Art, con tutte le rielaborazioni dei capolavori dell’arte. Le risate sono assicurate. Ma se si parla di arte modificata non si può non fare un passo indietro nel tempo fino al 1919, quando il dadaista Marcel Duchamp ha realizzato la sua celebre Gioconda coi baffi. Il titolo dell’opera è L.H.O.O.Q., lettere che pronunciate alla francese danno la frase Elle a chaud au cul (Lei ha caldo al culo). È chiaramente un’immagine provocatoria, irriverente e portatrice dell’idea anticonformista del dadaismo volta a una completa e totale libertà creativa. Idea che si ritrova anche nell’opera d’arte povera di Michelangelo Pistoletto, “La Venere degli stracci”. Emerge prepotente l’ironia di un’icona classica di bellezza come la Venere accostata ad un cumulo di stracci. Le dicotomie che emergono sono molteplici: perfezione/disordine, cultura/quotidianità, ma soprattutto antico/moderno. Ed è proprio questa opposizione che affascina: l’arte antica, così sublime, è inevitabilmente d’ispirazione per il contemporaneo e si interseca con esso. D’altronde, “nel cuore di ogni uomo c’è un nervo segreto che risponde alle vibrazioni della bellezza” (Christopher Morley).