Birdman

Birdman

Una piacevole sorpresa dei giorni nostri

Ho visto Birdman per la prima volta qualche sera fa, nonostante la mia totale avversione per Michael Keaton. Spinto dalla noia domenicale e dall’assenza del mio computer, in riparazione, mi sono ritrovato su Rai 3 incuriosito sia dalla presenza nel film di Norton e della meravigliosa Emma Stone, che dalla regia di Inarritu.

Il tanto bistrattato (da me) Michael Keaton ci offre una sorprendente interpretazione di un divo di Hollywood che si vuole reinventare attore e regista di teatro nel tentativo di dare una scossa alla sua carriera, ormai in fase calante. Per farlo sceglie di mettere in scena una sua rielaborazione di What we talk about when we talk about love di Raymond Carver, opera diametralmente opposta rispetto a quello che lui era abituato a portare al cinema con i suoi film di azione e, soprattutto, rispetto al supereroe che ha interpretato per anni e che gli ha dato fama e soldi: Birdman.

A poche serate dalla prima al teatro St. James di Broadway, palcoscenico eccellente, il nostro protagonista, Riggan, deve risolvere una serie di problemi che riguardano la messa in scena attraverso tre serate di prova, nonché star dietro alle numerose preoccupazioni che gli procurano la figlia, il suo agente e gli attori con cui lavora. Uno su tutti è sicuramente Mike Shiner – Norton – fautore del tragico epilogo della prima serata di prova che manderà in escandescenze il povero Riggan.

Oltre a tenere a bada lo smodato e folkloristico Shiner, Riggan deve fare i conti con il difficile rapporto che ha con la figlia Sam, ex tossica, e soprattutto con il suo alter ego Birdman, una voce nella sua testa che funge un po’ da Grillo Parlante e che non perde mai occasione per insultarlo e ricordagli che il suo vero posto sono i blockbuster hollywoodiani, che gli farebbero ancora guadagnare milioni.

Il commento

La sensazione che mi ha trasmesso Birdman è una continua e spasmodica ansia da prestazione, che deriva dalla preoccupazione intrinseca al suo protagonista di far bene nella messa in scena teatrale, condita da una pesantissima depressione che incombe su Riggan. I complessi rapporti con la famiglia, con il mondo dello showbusiness e con se stesso trascinano il nostro protagonista verso un inevitabile baratro, dal quale cerca di risalire attraverso la sua fatica teatrale. Personalmente, da attore di teatro, ho ritrovato quell’emozione e quella paura tipiche degli istanti che precedono l’entrata in scena. Questo aspetto, oltre alla già citata sincera e cruda interpretazione di Keaton, sicuramente ha fatto guadagnare alla pellicola numerosi punti. Queste sensazioni, unite alle innumerevoli carrellate che ci conducono all’interno dei cunicoli delle quinte del teatro, dei camerini e del palcoscenico, mi hanno fatto calare in tutto e per tutto nel film. Questa pellicola ci racconta il fardello, cui molti attori devono dare conto, secondo cui l’attore di teatro sarebbe migliore di un attore di cinema o di televisione, e lo fa attraverso il metateatro. Un plauso, infine, al maestro Inarritu che affronta in modo brillante la delicata dicotomia tra teatro e cinema che, a mio parere, da sempre toglie qualcosa a entrambi. Sperando che la recensione vi sia piaciuta, vi rimando alla prossima settimana. Birdman è disponibile ancora per qualche giorno su RaiPlay, quindi affrettatevi ad andare a vederlo!