Spy Game

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La guerra è tutt’altro che un gioco

Dopo oltre un mese di film degli anni ‘80 e ‘90, oggi voglio raccontarvi di un’ottima pellicola del 2001 che vede protagonista l’immenso Robert Redford insieme ad un altrettanto grande (e bello!) Brad Pitt in un emozionante e palpitante thriller poliziesco ambientato poco dopo la caduta del muro di Berlino.

Un agente ormai veterano della CIA, Nathan Muir – Redford – durante il suo ultimo giorno di lavoro prima della pensione si trova invischiato in uno spinoso caso che coinvolge direttamente il suo vecchio pupillo Tom Bishop – Pitt –, catturato e incarcerato dall’esercito cinese dopo aver tentato di far evadere una prigioniera agli albori di un importante accordo commerciale tra Usa e Cina. I vertici del governo vogliono che il problema venga risolto con diplomazia e assoluta segretezza, ma soprattutto in fretta onde evitare che la stampa venga a conoscenza di questo fatto increscioso, rischiando così di mandare a monte gli accordi commerciali di cui sopra. Muir è un personaggio molto rispettato all’interno dell’agenzia; per anni ha lavorato sul campo portando sempre a termine le sue missioni, in un modo o nell’altro.

La vicenda si svolge in 24 ore, durante le quali Muir dovrà lottare contro i suoi superiori per impedire che Bishop venga lasciato nelle mani dei Cinesi, e tentare di nascondere i reali motivi per cui il suo allievo si trovava lì in Cina.
Parallelamente agli escamotage e ai movimenti diplomatici e machiavellici di Muir, attraverso i quali cercherà di tirar fuori dai guai Bishop, a noi spettatori vengono proposti dei flashback dove lo stesso Muir ci racconta come ha incontrato e addestrato Bishop e per quale motivo la fresca spia si sia trovata in quella situazione critica. Il ritratto che ne esce è quello di un ragazzo giovane e sveglio, quasi un figlio per Muir; i due hanno condiviso numerose missioni, ma in seguito si sono persi di vista a causa della eccessiva affezione di Bishop per una donna di nome Elizabeth, gravissimo errore per una spia secondo il saggio Muir.

Un veterano con alle spalle anni e anni di esperienza nel mondo dello spionaggio e con conoscenze in ogni dove dovrà salvare la vita al suo pupillo. Sembrerebbe un gioco da ragazzi per uno come lui, ma Muir ha a disposizione solamente 24 ore e soprattutto rischia grosso, perché tentando di salvare Bishop va incontro a qualche accusa per alto tradimento. Per avere successo dovrà attingere a tutti gli assi nella manica di cui dispone, nonché, suo malgrado, al cospicuo gruzzolo che ha depositato in banca dopo tutti quegli anni al servizio dello Zio Sam.

Il commento

Spy Game è un ottimo film di spionaggio con cui trascorrere piacevolmente la serata, lineare nella sua trama che viene arricchita da preziosi flashback nonché dalle informazioni fornite in corso d’opera. La scelta di ambientare il filone principale in un ufficio, fra comode poltrone e uomini in giacca e cravatta, mentre dall’altra parte del mondo c’è Brad Pitt che le prende di santa ragione dagli aguzzini di una umida e lurida galera cinese, dona alla storia una sensazione di tensione ed inquietudine, accresciute dalla lotta contro il tempo che Miur deve affrontare per salvare Bishop prima che i capoccia della CIA capiscano le sue intenzioni. Spy Game è un film che ti fa venire voglia di diventare una spia, o comunque di imparare a cavartela in ogni situazione e di vivere una vita piena di avventura ed emozione in giro per il mondo. Personalmente, ritengo che un buon film debba saper trasmetterti proprio questo, debba farti sentire partecipe della storia e trasmetterti la voglia di immedesimarti nei personaggi, anche se – ne sono sicuro – nessuno di voi vorrebbe mai essere pestato a sangue per l’intera notte da chissà quanti soldati armati fino ai denti!