Le Iene

Le Iene

No tranquilli, non vi parlo di Giulio Golia

Capolavoro senza tempo di un gigante qual è Quentin Tarantino, questa pellicola del 1992 segna il suo esordio cinematografico e, grazie ad un cast sensazionale, alla meravigliosa colonna sonora, ai dialoghi e ai costumi, diventa fin da subito una vera icona pop del cinema anni ‘90. Reservoir dogs è il padre putativo di un altro grande classico tarantiniano, Pulp Fiction; infatti, nella pellicola del 1994 si trovano molti richiami a Le Iene e ad altri film del regista, ma su questo argomento torneremo in seguito.

Anni ‘90, tavola calda, un gruppo di delinquenti sta facendo colazione poco prima di un colpo per rubare dei diamanti. Gli argomenti discussi a tavola sono tra i più vari e bizzarri, ma quello che rimane nell’immaginario collettivo è il momento in cui i nostri eroi si accingono a raccogliere la mancia per la cameriera: prima scena cult. Un logorroico e irrequieto Mr. Pink (Steve Buscemi) “non crede alle mance per le cameriere” scatenando l’ilarità e il giudizio, molto poco comprensivo, dei suoi compari. Dopo questo breve e inutile dibattito i sei membri della banda, vestiti di tutto punto, assieme a Joe Cabot, l’ideatore della rapina, e a suo figlio Eddie “il Bello”, si alzano, escono dal locale e si recano al negozio dove si svolgerà l’attesissimo colpo, il tutto sulle note di una magnifica Little Green Bag di George Baker.

Parte la sigla e subito dopo veniamo catapultati in macchina con Mr. White, che guida come un matto, ed un agonizzante Mr. Orange, disteso sui sedili posteriori in un mare di sangue. White cerca di consolare il collega ed insieme arrivano al deposito precedentemente scelto come punto di incontro dopo il furto. Poco dopo arriva anche Mr. Pink che, vedendo le pessime condizioni di Orange, chiede a White come sia stato possibile che gli sbirri li abbiano beccati, confessando apertamente il forte sospetto che ci fosse una talpa tra di loro. Brevemente, si viene a sapere che il colpo è sì andato a buon fine, ma al prezzo di una carneficina senza pari tra clienti, poliziotti ed alcuni membri della banda stessa, mattanza scatenata dallo psicopatico Mr. Blonde che ha aperto il fuoco dando il via all’incursione della polizia e a vari omicidi.

Mentre Pink e White discutono, piuttosto animatamente, arriva proprio Mr. Blonde, al secolo Vic Vega (vi ricorda qualcosa?), che con il suo fare provocatorio si inimica subito White, arrivando quasi alle mani. Ma Blonde ha una sorpresa in serbo per i suoi compari: un bel poliziotto legato nel portabagagli da interrogare e torturare… Come se tutto ciò non bastasse, fa il suo ingresso nel magazzino anche Eddie, che, informato della situazione, decide di andare a recuperare i diamanti assieme a Pink e White lasciando Blonde a guardia del poliziotto e dell’ormai morente Orange. Una seconda scena cult ci rivela tutta la vena sadica e psicopatica di Blonde (Michael Madsen), che sulle note di Stuck in the Middle Whit You prima taglia un orecchio allo sfortunato agente di polizia e dopo, di buon grado, lo cosparge di benzina e si prepara a dargli fuoco, ma… Intanto, durante e dopo lo svolgimento di tutti questi avvenimenti il regista, attraverso dei magnifici flashback, ci spiega le modalità con cui sono stati ingaggiati White, Blonde e Orange, sui quali ruota l’intera vicenda.

Il commento

Nonostante sia la sua prima fatica, intesa come lungometraggio, Tarantino riesce ad imprimere in Le Iene quello che sarà il suo unico ed inimitabile modus operandi, che infatti ritroveremo in molte altre, per non dire tutte, sue pellicole successive. Nei suoi film l’uso dei flashback è inflazionato, così come le parolacce a profusione e i bagni di sangue. Quando guardi Tarantino sai cosa aspettarti ma nonostante questo lui è sempre in grado di sorprenderti, attraverso i diversi espedienti narrativi e soprattutto attraverso la caratterizzazione dei suoi personaggi. Sorretto da un grandioso cast, di cui ricordiamo tra tutti Harvey Keitel e Tim Roth, Tarantino riesce a raccontare una storia, che in fin dei conti dura una mattinata, con una precisione lineare basata su linguaggio semplice e reazioni che tutti avrebbero in momenti così concitati. I personaggi di Tarantino, sia qui che in Pulp Fiction, sono persone normali con paure, interessi, una personalissima conformazione caratteriale e un passato. Non ci sono eroi senza macchia e senza paura che sanno sempre cosa fare nei momenti critici (tranne Wolf, ma questa è un’altra storia); ogni personaggio ha un proprio trascorso, che lo ha reso quello che è, come accade per esempio ad Orange o allo stesso Blonde. Nella sua grandezza Tarantino riesce a farci affezionare a questi delinquenti squilibrati raccontandoci che dietro al killer o al rapinatore da quattro soldi c’è una persona che su un determinato argomento, anche il più stupido, può pensarla esattamente come noi. Questo permette allo spettatore di avvicinarsi e immedesimarsi con il personaggio in questione, rendendolo parte integrante del film stesso. Trovate Le Iene sulle maggiori piattaforme streaming e se avete già visto Pulp Fiction, come mi auguro, vedrete molte scene che vi sembreranno familiari e topos ricorrenti, tipici del maestro statunitense. Vi auguro una buona visione e vi rimando alla settimana prossima con un nuovo appuntamento, non mangiate troppo in queste feste di Pasqua e tenete duro, che il peggio sembra essere passato.