American History X

American History X

Una storia quanto mai attuale

In questo quarto appuntamento voglio parlarvi di un film che mi ha profondamente colpito la prima volta che l’ho visto. Periodicamente, mamma Rai ci permette di ammirarlo su Rai Movie, di solito verso l’una di notte, riservandolo principalmente ad un pubblico di telespettatori tenaci o insonni. Il motivo? Razzismo, nazismo, degrado e politica sono al centro di questa spettacolare pellicola del ‘98, che vede protagonista un giovane Edward Norton (Fight Club ndr.) ed un ancora più giovane Edward Furlong, già visto in Terminator 2 accanto al cyborg più famoso della storia del cinema.

Il film racconta parallelamente la storia di Derek Vinyard (Norton) e del fratello minore Danny (Furlong). Il regista segue due filoni narrativi, uno che si svolge nel presente e l’altro che racconta il passato attraverso dei flashback in bianco e nero. Derek è un ragazzo sveglio e intelligente, un vero studente modello, che però viene influenzato dalle idee retrograde e razziste del padre pompiere, deceduto troppo presto sul lavoro in un quartiere afroamericano. Questi pericolosi ideali finiscono per impossessarsi del giovane, trasformandolo in un vero e proprio naziskin con tanto di testa rasata e svasticona tatuata sul petto. Derek inizia a frequentare un gruppo di neonazisti, finanziati e guidati da un certo Cameron Alexander, un editore che promuove libri e gruppi musicali che inneggiano alla supremazia bianca. Derek diventa un vero e proprio leader per questo gruppo nonché braccio destro di Alexander.

Il fratello minore, Denny, lo vede come un vero eroe ed è presente nel momento in cui Derek, dopo aver sparato ad un ragazzo afroamericano, che gli stava rubando l’auto, lo finisce spappolandogli la faccia contro il marciapiede. Derek finisce dentro per tre anni, mentre Denny cresce nella sua ombra, accarezzando le idee antisemite e razziste, nonché frequentando i vecchi amici di suo fratello. Un giorno, influenzato dal contesto familiare e sociale, decide di prendersi beffe del professore di storia, ebreo, portando una ricerca sul Mein Kampf, che lo farà finire dritto dal preside Sweeney, già professore di Derek ai tempi del liceo. Sweeney, conoscendo il potenziale del ragazzo e soprattutto la sua situazione familiare, decide di graziarlo ma solo a patto che il giorno dopo gli consegni una ricerca alternativa su suo fratello Derek, che Denny intitolerà American History X. Proprio lo stesso giorno Derek esce di galera e subito viene a contatto con le sue vecchie amicizie che vogliono festeggiarlo organizzando un party, sotto l’occhio vigile di Alexander.

Il Derek che esce di galera è un Derek diverso, ha i capelli lunghi, è moderato, ma soprattutto ha avuto modo di riflettere e di guardare dentro se stesso, a causa di alcuni episodi cui ha assistito in carcere. È a questo punto che inizia una lunga serie di flashback in cui veniamo catapultati dentro la testa di Derek che ci racconta cosa ha visto, come si è sentito e di conseguenza come ha deciso di comportarsi. All’ingresso in carcere segue LA scena cult di questo film: Derek nel cortile che si toglie la canotta in mezzo a decine di galeotti di ogni etnia, religione e provenienza mostrando la sua famosa svastica, di cui sopra, e si mette a fare pesi come un matto. Questa entrata scenica gli farà guadagnare il rispetto di alcuni brutti ceffi, anch’essi neonazisti, e contemporaneamente lo inserirà nei radar delle numerose combriccole di afroamericani e ispanici che abitavano il carcere. Derek inizia a lavorare nella lavanderia della prigione dove farà la conoscenza di Lamont, un gracile, seppur scaltro, ragazzo nero che si rivelerà fondamentale nella redenzione di Derek, che pian piano prenderà le distanze dalle idee xenofobe e antisemite che gli erano state inculcate da giovane. Per un po’ di tempo Derek continuerà a frequentare i suoi compari naziskin, ma appena si rende conto che gli stessi, in barba a tutti i precetti antisemiti e razzisti, fanno affari sia con neri che con ispanici decide di allontanarli, divenendo così vittima delle angherie (un vero e proprio stupro) da parte della “fratellanza ariana”. Da questo momento Derek, grazie all’aiuto di Lamont, che lo proteggerà dalle ritorsioni dei “fratelli neri”, e del professor Sweeney, inizia una lenta riabilitazione che lo porterà a riflettere su se stesso e su quello che ha fatto a causa di Alexander e della compagnia che frequentava fuori.

Torniamo quindi al presente: la sera della festa Derek, oltre a litigare con la sua ex Stacey, ha l’occasione di aver un faccia a faccia con lo stesso Alexander che si prenderà quasi gioco di lui. Di tutta risposta Derek prima gli intima di lasciar in pace Denny e dopo gli spacca la faccia lasciandolo esanime per terra e incolpandolo, inoltre, del fatto di essere finito in galera a causa sua. Con Alexander in quello stato Derek capisce che deve portare via Denny e la sua stessa pellaccia da lì così, scampando ad una sparatoria e al linciaggio dei suoi ormai ex amici, i due fratelli fuggono riuscendo a mettersi in salvo ed è proprio in quel momento che Derek racconta tutte le sue vicissitudini al fratello minore. Il giorno dopo il nostro protagonista, riappacificatosi con il mondo, mentre fa colazione con Denny viene interrotto da Sweeney e da un poliziotto, che gli spiegano che Cameron Alexander è in terapia intensiva e vorrebbero che lui mediasse con i suoi ex compagni per placare gli animi evitando così eventuali rappresaglie. Derek ovviamente vuole tirarsene fuori ma alla fine accetta per chiudere definitivamente quel capitolo della sua vita.

Dopo colazione accompagna Denny a scuola; i due fratelli si salutano, ma il maggiore viene attratto da una macchina che in quelle sue prime ore di libertà aveva visto parecchie volte aggirarsi nei dintorni della loro casa. Così, insospettito, attende con preoccupazione la fine delle lezioni. Denny nel frattempo è dentro; si vede che anche per lui le cose sono cambiate. Continuando ad ispirarsi a suo fratello come ha sempre fatto, decide anche lui di mettere la testa a posto e di cambiare finalmente vita. Mentre è in bagno, però, viene interrotto da un ragazzotto afroamericano, con il quale aveva avuto un alterco il giorno prima, che a bruciapelo, apparentemente senza motivo, gli scarica addosso tre colpi di pistola lasciandolo morto sul colpo in un lago di sangue. Tutta la scuola sente i tre colpi, lo stesso Derek sente i tre colpi e piombando dentro trova Denny riverso a terra con lo sguardo ormai perso nel vuoto e con la tesina su di lui imbevuta di sangue.

Il commento

Era già da un paio di settimane che avrei voluto parlarvi di questo ottimo film che ha segnato, a suo modo, la cinematografia degli anni ‘90. Ovviamente si tratta di una pellicola particolare, che tratta temi tutt’altro che semplici, impossibili da affrontare come si deve in questa sede. Questa volta metto da parte la trama, già discussa sopra, che basterebbe da sola a suscitare un vortice di emozioni nello spettatore; vorrei invece soffermarmi sull’abile montaggio della regia, che è riuscito a raccontare i flashback del passato, rigorosamente in bianco e nero (una scelta geniale!), alternandoli con naturalezza alla giornata dei due fratelli. In questo modo siamo venuti a conoscenza delle vicissitudini per le quali Derek e Denny si sono ritrovati a frequentare la stessa compagnia e soprattutto delle modalità con cui il fratello maggiore, un brillante ragazzo e un accorto studente, sia diventato un avanzo di galera a causa delle compagnie sbagliate e della cattiva influenza che gli ha trasmesso dapprima il padre e in seguito questo fantomatico Alexander. American History X ci dà un insegnamento importante: i fantasmi del passato retrogrado, xenofobo e discriminatorio sono sempre dietro l’angolo, lo vediamo ogni giorno sui social, in tv, per strada… A volte riescono persino a catturare le persone migliori, i ragazzi più brillanti, gli studenti più accorti. Sta a noi, futura generazione di adulti, provare fin da ora a dare il buon esempio agli adulti e alle generazioni che verranno, accogliendo, tollerando e condividendo, per far sì che quegli ammuffiti e subdoli fantasmi non tornino ad abitare dentro e fuori di noi.