Le ali della libertà

Le ali della libertà

Cosa NON fare durante un lockdown!

In questo nostro terzo appuntamento vorrei parlarvi di un film che, seppur meno menzionato rispetto ad altri della stessa epoca, ha fatto la storia del cinema statunitense. La pellicola è tratta dal racconto “Rita Hayworth e la redenzione di Shawshank”, incluso nella raccolta Stagioni diverse del maestro del thriller e dell’horror, sua maestà Stephen King. Questo film del ‘94 non vanta un cast stellare, ma si avvale della pregevolissima interpretazione di un ottimo Tim Robbins, nei panni di Andy Dufresne, e di un sempreverde Morgan Freeman, co-protagonista e narratore onnisciente della storia.

All’inizio, rapidamente, veniamo a sapere che Andy Dufresne, vicepresidente di una banca di Portland, viene arrestato per il duplice omicidio della moglie e del maestro di golf, amante di lei, nonostante la sua ostinazione nel dichiararsi non colpevole. Effettivamente, Andy aveva l’intenzione di uccidere i due, ma si era fermato poco prima dell’atto, rendendosi conto di non possedere il fegato per assassinare chicchessia. Tuttavia, le prove a suo carico sono solide e verrà per questo condannato a due ergastoli da scontare nel penitenziario di Shawshank nel Maine. Contemporaneamente, conosciamo anche l’altro protagonista di questa storia, Ellis ”Red” Redding (Freeman), personaggio molto benvoluto all’interno del carcere per le sue conoscenze all’esterno, che gli permettono di far entrare qualsiasi cosa, illegalmente, all’interno delle mura.

A notare fin da subito Andy Dufresne sono sia Red che un manipolo di brutti ceffi, “le sorelle”, che lo adocchiano come un succulento novellino. La prima notte di prigionia è subito tragica per i nuovi arrivati: il capo delle guardie, il nerboruto e spietato capitano Hadley, picchia fino ad ucciderlo un nuovo galeotto, reo di aver pianto e urlato durante la notte. Trascorre un po’ di tempo prima che i due protagonisti facciano ufficialmente conoscenza, nel frattempo Andy ha già avuto a che fare con “le sorelle”, che inizieranno ad abusare periodicamente di lui e a picchiarlo quando lui cercherà invano di difendersi. Il primo contatto tra Andy e Red avviene quando il primo chiede al secondo di procurargli un martelletto da roccia da usare per lavorare i minerali, sua grande passione; i due fanno subito amicizia, Red gli presenta i suoi compagni che gli danno qualche dritta per cavarsela al meglio in quell’inferno. Segue un’altra bizzarra richiesta di Andy, un enorme poster della bellissima attrice Rita Hayworth, che Red riuscirà ad ottenere senza troppa fatica. Un punto di svolta nella vita del carcere avverrà quando Andy, mentre sta asfaltando insieme ai suoi compagni il tetto della biblioteca, si offre astutamente di aiutare il capitano Hadley con dei movimenti bancari in cambio di birre fresche per i suoi amici.

Passano gli anni e Red, periodicamente, finisce davanti alla commissione per la libertà vigilata che puntualmente lo respinge. Nei primi tempi Andy lavora nella lavanderia della prigione, ma grazie alla sua intelligenza e cultura viene ben presto spostato in biblioteca, continuando inoltre ad occuparsi anche di lavoretti bancari per conto del corrotto direttore Norton (e non solo…). Andy diventa una vera e propria star del carcere, guadagnandosi il rispetto e la protezione da parte di alcuni secondini, e grazie a questa fama ottenuta riuscirà a liberarsi del capo delle “sorelle”, un pericoloso e alienato galeotto di nome Bogs. Infatti, durante la proiezione di un film, Andy viene aggredito di nuovo da quella squinternata gang di pervertiti, ma questa volta non ci sta: mentre cerca con veemenza di liberarsi, colpisce in faccia lo stesso Bogs, che per vendicarsi non si accontenterà di violentarlo, ma lo obbligherà a soddisfare anche tutti gli altri compagni. Andy, duro a morire, lo minaccia di “mordere con tutta la forza che ha qualsiasi cosa gli venga messa in bocca”, facendo infuriare Bogs e i suoi che iniziano a pestarlo, riducendolo ad una condizione tale che dovrà passare un mese intero in infermeria. Ma la storia non finisce qui. Per vendicare il suo “impiegato bancario”, il capitano Hadley (per la prima volta quasi simpatico) consegna a Bogs una carretta di manganellate sui denti che lo obbligheranno a cibarsi con una cannuccia per il resto della vita e a finire i suoi giorni in un manicomio criminale.

Nei suoi primi anni in biblioteca, Andy lavorerà a stretto contatto con Brooks, un anziano detenuto ormai dentro da un secolo che, una volta ottenuta la libertà vigilata, lascerà nelle mani di Andy la guida di quello scarno e decrepito luogo. Una volta fuori, Brooks si trova talmente spaesato dalla normalità della vita dopo cinquant’anni passati tra le quattro mura della sua cella che, dopo appena qualche giorno, decide di farla finita per sempre impiccandosi. La notizia della sua morte sconvolgerà non poco Andy e gli altri compagni, che si troveranno ad affrontare il delicato meccanismo che investe chi, come loro, ha passato numerosi anni completamente alienato rispetto al mondo che li circonda: la cosiddetta ‘istituzionalizzazione’, di cui parleremo nel commento finale. Durante gli anni Andy cambierà il poster della Hayworth con quello di altre attrici e costellerà la sua cella di appunti e fotografie di qualsivoglia genere. Nel frattempo, obbligato da Norton a nascondere le tangenti che prende attraverso false dichiarazioni, lo fa aprendo un conto a nome di un certo Randall Stephens, per nascondere ogni traccia di un coinvolgimento suo e del direttore.

Un giorno arriva in carcere un giovane galeotto, tale Tommy, che racconterà ad Andy e agli altri che il suo precedente compagno di cella gli aveva confidato di aver ammazzato un maestro di golf e la sua amante mentre erano a letto insieme, ma che al suo posto era stato condannato il marito di lei, un certo bancario. Eccitato dalla rivelazione che avrebbe finalmente confermato la sua innocenza dopo vent’anni di ingiusto carcere, Andy corre ad avvisare il direttore, che prima lo sminuisce liquidandolo e poi fa uccidere Tommy la sera stessa per impedire la sua testimonianza a favore di Andy in un eventuale processo. La fine di Tommy e quella di Brooks provocano delusione e sconforto in Andy che inizia ad isolarsi dal gruppo, preoccupando Red cui nel frattempo viene rifiutata per l’ennesima volta la libertà vigilata. Con alcune parole sibilline Andy dirà di volerla far finita e chiederà una corda ad un compagno galeotto. Disperato, Red trascorrerà quella notte insonne per paura di non rivedere più il suo amico e il mattino seguente i suoi timori si concretizzano: durante il classico appello mattutino Andy non esce dalla sua stanza, scatenando le ire del secondino che, come un fulmine, si fionda nella sua cella con l’intenzione di punirlo, ma la trova completamente vuota. Immediatamente, accorrono anche il direttore e Hadley, che non riescono a spiegarsi come sia potuto accadere chiedendo chiarimenti ad un ignaro e stupito Red. Durante l’interrogatorio il direttore, fuori di sé dalla rabbia e dalla paura che Andy riveli a tutti i suoi loschi traffici, inizia a scagliare oggetti sia contro Red che contro i secondini. Un piccolo pezzo degli scacchi, fabbricato dallo stesso Andy, finisce contro il poster di Rachel Welch svelando un enorme buco dal quale Andy si era calato.

Red, da abile narratore, ci racconta come effettivamente sono andate le cose: Andy, stufo della situazione che si faceva sempre più pesante, aveva decido di scappare quella sera stessa attraverso un buco che si era creato in oltre vent’anni di prigionia grazie al martelletto da minerali procuratogli dal suo amico e abilmente nascosto nella Bibbia. Una volta arrivato alle tubature, sfruttando il temporale che si stava scatenando fuori, in concomitanza dei tuoni aveva sfondato il canale di scarico delle fogne e, strisciando per cinquecento metri in un mare di merda (senza mezzi termini), era riuscito a raggiungere un vicino ruscello, guadagnandosi così la libertà. Una volta evaso, Andy che si era fabbricato anche un involucro impermeabile per trasportare con sé un abito e le scarpe del direttore si reca in diverse banche e sotto il falso nome di Randall Stephens ripulisce il conto che aveva aperto al direttore Norton. Contemporaneamente invia ad un giornale i documenti con tutti i movimenti bancari illeciti, ottenendo così che venisse tutto alla luce e creando non poco scompiglio tra la comunità. Norton, pur di non finire in galera, decide di suicidarsi. Qualche tempo dopo, Red ottiene finalmente la libertà vigilata e si ricorda che, il giorno prima di evadere, Andy gli aveva detto che se mai fosse uscito dal carcere si sarebbe dovuto recare in un campo vicino alla cittadina di Buxton, dove avrebbe trovato qualcosa ad attenderlo. Giunto nel luogo indicatogli, Red trova effettivamente un gruzzoletto e una lettera dello stesso Andy, che si complimentava con lui per avercela fatta e lo invitava a raggiungerlo in Messico, a Zihuatanejo, dove lo stava aspettando per godersi insieme il resto della vita. Così, violando la libertà vigilata, Red vola in Messico e su una bellissima spiaggia riesce a riabbracciare il suo amico in assoluta libertà per la prima volta dopo quarant’anni di carcere.

Il commento

Avendo letto il racconto di Stephen King, ho apprezzato molto questo capolavoro cinematografico per la fedeltà con cui è stato riportato sullo schermo. Il delicato argomento dell’istituzionalizzazione viene affrontato con serietà e rispetto sia nel film che nel libro, calandosi per un secondo nei panni di coloro che “stanno dalla parte del torto”. Il tormento dei galeotti è il fatto che una volta usciti dal carcere, dopo una condanna di venti o trent’anni, si sentono come pesci fuor d’acqua e paradossalmente hanno come l’esigenza di ricevere ordini, orari e anche una spietata crudeltà, proprio perché è a questo che si sono assuefatti dopo anni e anni di internamento. Alla fin fine, la volontà del vecchio Brooks è semplicemente quella di rimanere dentro per paura di non riuscire a farcela fuori. Personalmente ritengo che questo ragionamento, ossia l’aver paura della libertà a causa dell’alienante condizione a cui si è stati sottoposti durante la pena detentiva, faccia a dir poco accapponare la pelle, soprattutto se questa pena viene scontata per un crimine non commesso, come capita al nostro Andy. Uno dei punti di forza di questo film è senz’altro il protagonista, un uomo innocente, che nonostante le ingiustizie e nonostante le coercizioni da cui è stato oppresso in carcere, non si è lasciato inghiottire da quel mondo e ha continuato ad alimentare la fiamma della speranza, anche quando tutto gli remava contro. L’altro è senz’altro il narratore, un uomo colpevole, che ha commesso dei gravi errori in gioventù, ma che dopo anni di duro carcere è cambiato, ha scoperto la parte migliore di sé e l’ha coltivata. Nonostante il contesto infernale, i due protagonisti non hanno dimenticato di essere esseri umani ed è proprio l’umanità che alla fine vince su tutto e malgrado tutto. Vi incoraggio vivamente a guardare Le ali della libertà e, perché no, anche a leggere il racconto di King, visto che il tempo ora non manca. Potete trovare il film su tutte le piattaforme streaming, mentre il libro ahimè non ve lo posso prestare…un po’ per la quarantena, certo, ma un po’ anche perché non mi fido tanto di voi!