Cristianesimo e Dionisismo. Quando la fede parla attraverso i classici

Cristianesimo e Dionisismo. Quando la fede parla attraverso i classici

Cristianesimo e Dionisismo

Quando la fede parla attraverso i classici

Nel quindicesimo capitolo del Vangelo di Giovanni, Gesù dice ai suoi discepoli: io sono la vera vite. Si tratta di una metafora evocativa e potente, che nasconde in sé uno degli argomenti più affascinanti per la ricezione dei classici nel Nuovo Testamento: il rapporto tra culto dionisiaco e cristiano. Le somiglianze tra Cristo e Dioniso emergono fin dalle rispettive nascite: entrambi sono figli di un padre divino e di una madre umana, e per questo sono costantemente sospettati di illegittimità; entrambi provengono dall’est e trasferiscono il proprio culto in Grecia come parte della propria espansione universale; entrambi hanno un tipo di culto privato, sono noti per la loro vicinanza a gruppi di donne devote e sono andati incontro a una morte violenta e a una successiva rinascita (esisteva, infatti, un culto di Dioniso dilaniato e mangiato dai Titani, poi fatto rinascere da Zeus, dalle cui ceneri sarebbe nato il genere umano). Non solo, leggendo con attenzione i testi del Nuovo Testamento, soprattutto alcuni passi degli Atti degli Apostoli, notiamo numerosi richiami alla tragedia greca simbolo del dionisismo: le Baccanti di Euripide.

Queste somiglianze – formali, testuali e cultuali – potranno sembrare bizzarre, ma si inquadrano perfettamente nel clima culturale in cui gli autori dei Vangeli elaborarono le proprie opere. Le situazioni complesse in cui si trova ad agire un movimento religioso, infatti, soprattutto nella sua fase nascente, richiedono processi di fondazione dell’autorità rispetto ad ambienti umani e sociali complessi. Uno degli obiettivi dei Vangeli è proprio quello di affermare l’autorità personale di Gesù davanti ai pagani, motivo per cui, a partire dalla metà del secondo secolo, le osservazioni riguardo al rapporto tra Cristo e Dioniso si intensificano in varie direzioni, fino a poter riscontrare affinità tematiche anche nell’arte visuale: alcuni dei primi esempi di arte cristiana, infatti, le catacombe di Callisto a Roma, utilizzano proprio iconografie di stampo dionisiaco.

Anche i primi diretti osservatori del cristianesimo hanno notato somiglianze con la religione dionisiaca; basti ricordare la testimonianza di Plinio il Giovane, che in una delle sue epistole a Traiano descrive le attività cristiane in Bitinia chiedendo all’imperatore consigli su come agire. La rappresentazione dei riti cristiani di Plinio si adatta bene a quella dei riti bacchici fatta da uno storico di spicco della romanità, Tito Livio. Come nella narrazione liviana, infatti, i cristiani si incontrano di notte, cantano inni e consumano un pasto comune; inoltre, contrariamente alle consuete pratiche sociali e religiose, i partecipanti alle riunioni appartengono a svariate classi sociali, sono di sesso ed età differenti e provengono sia dalla città che dalla campagna. Anche la rappresentazione pliniana della follia dei cristiani ricorda l’invasamento bacchico: incrociando le due fonti risulta quindi chiaro come per i primi osservatori della religione cristiana essa fosse facilmente assimilabile ai culti dionisiaci.

È vero, la prima identità cristiana si sviluppò in contrasto e, spesso, in conflitto con il politeismo greco-romano; eppure, proprio dall’analisi dei testi neotestamentari, emerge una particolare attenzione per il dionisismo, evidente soprattutto negli Atti degli Apostoli, dove sono presenti vari riferimenti alle Baccanti di Euripide, che spaziano da paralleli tematici fino a vere e proprie allusioni verbali. Entrambe le narrazioni parlano di una nuova divinità proveniente dall’est; anche se alcuni accettano il nuovo culto, la trama si sviluppa attorno al tema della resistenza e del conflitto. La narrazione è scandita da processi e imprigionamenti, ai quali si susseguono epifanie con terremoti e accecamenti. Inoltre, le donne occupano un ruolo di spicco in entrambi i testi. Come Dioniso, Gesù è descritto come un “dio straniero” e i suoi oppositori vengono chiamati theomàchoi (letteralmente: coloro che combattono contro la divinità). La follia persecutrice di Paolo contro i Cristiani viene assimilata alla follia bacchica, così come la fuga di Pietro raccontata nel capitolo 12 degli Atti ricorda da vicino quella delle menadi nelle Baccanti. Un ultimo esempio su tutti: uno dei proverbi più famosi della tradizione neotestamentaria, il proverbio del pungolo, che leggiamo nel racconto della folgorazione di Paolo sulla via di Damasco nel capitolo 26 degli Atti, ha la sua origine proprio nella tragedia euripidea!     

Il dionisismoè richiamato anche in altri testi del Nuovo Testamento, come nella narrazione del miracolo delle nozze di Cana che leggiamo nel secondo capitolo del Vangelo di Giovanni. La trasformazione dell’acqua in vino rappresenta il primo segno con cui Gesù svela la sua gloria e molti studiosi si sono interrogati su cosa si celasse dietro il racconto. Secondo alcune teorie di storia delle religioni, l’evento delle nozze di Cana è accolto come un motivo della leggenda di Dioniso: ad Elide, infatti, la sera prima dell’inizio delle feste in onore di Dioniso, si usava porre nel suo santuario, alla presenza di uomini distinti, tre vasi vuoti; poi si chiudevano le porte e l’indomani mattina si trovavano i vasi pieni di vino.  Si può supporre sia questa la genesi del miracolo del vino a Cana? Molti ne sono persuasi, convinti che all’epifania di Dioniso e al suo miracolo si contrapponesse ora l’epifania del nuovo Dio, una figura in grado di superare anche il dio del vino, rendendo la sua bevanda distintiva un dono divino dello Spirito Santo.         

Cosa ci dice tutto questo? Di certo la cultura classica, tramandata attraverso le tradizioni e le opere dei grandi autori, aveva creato dei topoi difficili da ignorare persino per il cristianesimo delle origini, che se ne servì per raccontare la predicazione di Gesù e degli Apostoli. In particolari contesti specialmente, in cui la cultura classica era ancora fortemente radicata, il confronto con i temi tradizionali risultò problematico: per questo motivo nella loro opera di acquisizione del materiale tradizionale, gli autori cristiani si preoccuparono accuratamente di distanziare il messaggio di Cristo da quelli precedenti. 

Ma le vicende di Cristo e Dioniso ci dicono qualcosa in più: ciò che accomuna i due personaggi è il comune carattere di divinità salvifiche, universali, onorate secondo la tradizione da tutti i popoli, di dèi vicini alle speranze e alle fatiche degli uomini, in grado di saldare l’oriente all’occidente, di portare in sé l’elemento straniero connettendolo a quello patrio. Dioniso, il dio che annoda la gioia al dolore, facendoli scaturire l’uno dall’altro e che celebra i propri riti con il pane ed il vino, è unito a Cristo dalla sua immagine di divinità dell’avvento che per i fedeli in attesa giunge dal futuro. Dioniso, come Cristo, unisce miticamente gli uomini in comunità tra loro e con la natura. Il messaggio di universalismo, di unione fra greci e barbari, oriente e occidente, una volta simboleggiato dalla figura di Dioniso viene ora sostituito da quello di Gesù, con una fondamentale inversione di tendenza: il Dio cristiano non si presenta come una novità fra i tanti dèi del pantheon greco-romano, ma come l’unico Dio in grado di superarli tutti, e in questo senso vanno intesi i riferimenti alle tematiche dionisiache e classiche. Esse, tuttavia, non sono solo il tramite attraverso cui può avvenire la rivoluzione cristiana, ma rappresentano il simbolo di una vera trasmissione culturale: il cristianesimo, la cui intenzione era quella di imporsi sulle culture precedenti, le ingloba e trasforma motivi e tradizioni già affermati. Nessun sistema culturale nasce dal nulla, tutti devono fare i conti con i precedenti, assumendone alcune caratteristiche e rielaborandole per il proprio contesto: così accadde anche per il cristianesimo.

Maria Rosaria Orditura

Una risposta.

  1. Giovanna Iasevoli ha detto:

    Bella e interessante analisi! Sicuramente molto brava la redattrice

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