Castità tecnologica. Tra il Medioevo e il XXI secolo

Castità tecnologica. Tra il Medioevo e il XXI secolo

Castità tecnologica

Tra il Medioevo e il XXI secolo

Negli ultimi giorni il mondo del web ha ospitato, tra le sue tante tendenze, anche un acceso dibattito sul tema del controllo sessuale e, in particolar modo, sulla castità. All’apparenza niente di nuovo per l’ambiente digitale, la particolarità sta però nel fatto che le polemiche questa volta scaturiscono non dall’ennesimo caso di cronaca nera, ma da un aneddoto particolarmente divertente come quello della tanto citata Cellmate Chastity Cage.

Ma che cos’è la Cellmate Chastity Cage? Esattamente quello che sembra anche senza troppi inglesismi: una cintura di castità moderna che, per gli interessati, si può tranquillamente trovare su Amazon (continuate a seguirmi per altri consigli sugli acquisti!). Ovviamente non stiamo parlando della classica diavoleria/strumento di tortura che tutti ci immaginiamo, Cellmate è lontana dall’essere quella gabbia di metallo piena di spuntoni e lucchetti da far invidia al più fornito dei ferramenta d’Italia.

Ti stai chiedendo cosa abbia allora di così moderno questa Cellmate Chastity Cage? Semplice! È una delle prime cinture di castità digitali e in quanto tali non necessità più dell’uso di una chiave. Possiamo quindi concludere che serviva il XXI secolo per capire che, in certi momenti, i mazzi di chiavi indistinguibili tra loro non sono proprio il massimo. Questa nuova cintura si apre direttamente grazie ad una app comodamente installabile sul proprio smartphone e, pertanto, non più confondibile con le chiavi per aprire il garage, la bici, la cassetta della posta… In questo momento vorrei tanto poter dire di star scherzando, ma sembra essere capitato un episodio simile ad una donna residente a Padova nel 2016, rimasta intrappolata nella sua cintura dopo aver smarrito le sue chiavi (per chi fosse preoccupato per le sorti della signora: non preoccuparti! Ci hanno pensato i pompieri a risolvere la situazione).

Considerata la brutta disavventura della povera signora, ora la prospettiva di avere una app addetta al controllo dell’apertura e chiusura con dispositivo automatico non sembra poi così male. Non dobbiamo però dimenticarci che anche la tecnologia ha i suoi difetti, in questo caso tali difetti hanno deciso di emergere sul modello maschile della Cellmate Chastity Cage, prodotto dalla ditta cinese Qiui (ubicata nella provincia del Guangdong). Il problema principale riguarda una falla nel sistema di sicurezza dell’applicazione, proprio la parte addetta al controllo dei meccanismi di apertura della cintura, dettaglio non trascurabile visto che basterebbe solo un hacker amante degli scherzi per bloccare i genitali di circa 40 mila uomini.

I problemi di sicurezza che hanno interessato questo curioso oggetto sono diventati un fenomeno virale riuscendo, almeno inizialmente, a strappare non poche risate al mondo del web. Il fattore che ha suscitato più perplessità era però dovuto ad un eventuale ed ipotetico attacco hacker, che non avrebbe solo portato alla segregazione forzata di diversi apparati riproduttivi, ma avrebbe permesso ai malintenzionati di entrare in possesso anche di diversi dati sensibili come informazioni personali, le coordinate di posizione degli utenti e relative password. Così l’iniziale riso per l’anomala situazione ha ben presto lasciato spazio a riflessioni più serie da parte degli internauti di ogni sesso, età ed etnia.

In breve tempo il popolo di internet si è lasciato andare a grandi riflessioni sui concetti di “castità”, di “controllo” e di “privacy”, con un confronto storico associato ad un ipotetico “buio e arretrato Medioevo”, che nella percezione di molti utenti sembrava ancora aleggiare quasi come un terribile spettro all’interno del 2020. In molti hanno manifestato un forte disappunto per una innovazione tecnologica che in realtà, per loro opinione, porterebbe a una paradossale involuzione dell’essere umano, perché risulterebbe associata a uno “strumento di tortura”.

È interessante notare come un semplice oggetto, quale una cintura di castità, porti con sé una vastità incredibile di concetti e idee all’interno dell’immaginario comune. Molti ci rimarranno male però a sapere che sono in buona parte storicamente sbagliate.

Il concetto di astinenza sessuale come sinonimo di purezza è un concetto che ritorna nel Medioevo con una carica ideologica non indifferente, ma sarebbe errato pensare che questo sia l’unico periodo storico (o quanto meno il primo) in cui compaiono queste tematiche. In compenso questo “buio e arretrato Medioevo” che tanto si sente nominare è un concetto ormai storicamente superato e dato come falso storico esattamente quanto la tanto criticata cintura di castità.

Ebbene sì, il decantato “strumento di tortura medievale” non è del periodo storico in questione. Non esistono ritrovamenti o vere testimonianze documentate al riguardo, ma anzi i primi “veri” reperti sono proprio dei falsi esposti all’interno di famosi musei dell’Europa del XIX secolo. Un esempio di queste frodi fu l’ipotetica cintura di Caterina De’ Medici esposta all’interno del museo di Parigi fin dal 1840 e ritirata dalle mostre solo nel 1990 per poter essere nuovamente catalogato come falso.

Quindi la nostra visione di un Medioevo buio e arretrato, da vedere quasi come un momento di involuzione culturale dell’uomo dopo una “brillante” epoca classica, risale a un mero pregiudizio di epoca ottocentesca che non trova motivazioni reali sul piano pratico. Dopo aver sfatato questo mito, possiamo ancora parlare di un oggetto per il controllo sessuale come di un simbolo di barbarità e arretratezza?

La leggenda narra che le cinture di castità fossero un modo per gli uomini del medioevo di controllare la castità delle proprie mogli mentre loro erano lontani da casa, magari anche per lunghi periodi perché occupati in impegnative campagne di guerra (come le Crociate). All’interno di questa fake news storica la cintura è effettivamente una imposizione dell’uomo per controllare la sessualità della propria moglie, concetto in realtà non sostenibile per vari motivi: primo tra tutti la mancata garanzia di ritornare dalla guerra con ancora una moglie!

È abbastanza inverosimile pretendere che la poveretta rimanga in vita durante tutta l’attesa, magari anche di anni, del ritorno del marito da una Crociata (sempre SE torna!), la situazione sarebbe ovviamente insostenibile sul piano fisico e igienico. Inoltre, se veramente questo strumento fosse stato creato per tale scopo, non sarebbe stato particolarmente efficace; come la signora di Padova venne salvata da pompieri armati di tronchesi, anche la sfortunata moglie del crociato poteva tranquillamente chiedere aiuto al fabbro (per esempio).

Abbiamo così risposto alla precedente domanda: no, non possiamo parlare delle cinture in questione come di un simbolo di arretratezza, per il semplice motivo che non sono nate con lo scopo di controllare i possibili tradimenti dei propri coniugi durante le Crociate. Tuttavia possiamo comunque parlare del tema della castità e della protezione, in quanto l’effettivo uso principe di destinazione all’interno della società che dà i veri natali a questo tipo di oggetti (il XIX secolo) era quello di tutelare le donne da possibili stupri e/o di evitare la peccaminosa masturbazione. Dopo queste affermazioni forse il XIX secolo ci sembrerà il vero “periodo buio”, ma non dobbiamo dimenticare che il contesto storico in cui ci troviamo è quello di una società che abbracciava le idee e la morale del puritanesimo.

Ora che abbiamo sfatato qualche mito e fatto più chiarezza sulla questione, tutti ci stiamo chiedendo perché nel 2020 sentiamo ancora il bisogno di mettere in lockdown (con o senza app) i nostri “gioielli di famiglia”, rischiando anche che un hacker ci intrappoli all’interno di questi aggeggi mentre ci ruba i dati e, già che c’è, prende anche la nostra posizione per riderci in faccia più agevolmente. Semplicemente un motivo non c’è. Le cinture di castità attualmente sono utilizzate, nella stragrande maggioranza dei casi, come strumento erotico per pratiche BDSM che riguardano la dominazione consensuale del partner (tutto questo per la gioia dei puritani del XIX secolo).

Possiamo dire che se la cintura di castità del XIX secolo va letta dal punto di vista della società dell’epoca (cioè quella della morale puritana e/o di un ottocento che favoleggiava sull’epoca medievale), l’esistenza di cinture di castità nel 2020 vanno lette con l’occhio critico di un periodo che ha visto la liberazione sessuale e dei costumi, che ha necessità quanto paura del progresso tecnologico, ma che cercherà la Cellmate Chastity Cage su Google. Perché il Medioevo sarà pur arretrato e buio, ma l’idea di sapere dove sono i genitali del nostro partner in questo preciso momento non ci fa poi così schifo.

Eleonora Acito

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