La Guerra dei Giornalisti. La visita del Papa

La Guerra dei Giornalisti. La visita del Papa

La Guerra dei Giornalisti

La visita del Papa

In questo terzo appuntamento che analizza i titoli di alcuni giornali e riviste italiani pubblicati durante la Seconda Guerra Mondiale, vi proponiamo un approfondimento riguardante un evento fondamentale: la visita di papa Pio XII ai sovrani Sabaudi, avvenuta il 28 dicembre 1939. Nel farlo, vi rammentiamo le stesse premesse fatte nei precedenti appuntamenti, nel caso ve li foste persi.

“Una premessa che si rende necessaria è quella di non interpretare in chiave oggettiva quanto segue, in quanto i giornali e le riviste erano inevitabilmente contaminati dalla martellante propaganda fascista; il fine ultimo di questi approfondimenti è quello di tentare di immedesimarci nelle sensazioni dei nostri genitori, nonni e bisnonni che hanno vissuto quei giorni.”

Per cercare di comprendere la portata epocale dell’evento che vi presentiamo in questo approfondimento, occorre fare un veloce salto indietro di qualche decennio rispetto al periodo preso in considerazione.

Dopo l’unificazione italiana sotto la monarchia sabauda, rimane aperto ed incandescente il conflitto fra i reali e il papato. Il 20 settembre 1870, dopo il celeberrimo scontro sotto le mura dello Stato Pontificio, risoltosi grazie alla breccia aperta dalle truppe italiane presso Porta Pia, viene messo fine al potere temporale del papa. Per dare una parvenza di civile convivenza, il 15 maggio 1871 il governo italiano emana la Legge delle guarentigie, con la quale vengono garantite al pontefice le prerogative di un vero e proprio sovrano. Tuttavia, ciò non basta ad appianare le divergenze: nel 1874 papa Pio IX vieta ai cattolici di partecipare alla vita politica italiana attraverso l’enciclica Non Expedit. Solo trent’anni dopo, nel 1904, papa Pio X allenterà la morsa dell’enciclica consentendo ai cattolici di votare alle elezioni italiane. Con la presa del potere, fin dai primi anni di governo Mussolini cercherà il favore della curia, infatti già a gennaio del 1923 il Duce incontra in gran segreto il Segretario di Stato del Vaticano. Come ben si sa, nel corso degli anni ’20 queste azioni diplomatiche porteranno, l’11 febbraio 1929, alla firma dei Patti Lateranensi fra lo Stato italiano e il Vaticano, chiudendo finalmente quella ferita aperta decenni prima. Naturalmente Mussolini non mancherà di sfruttare abilmente questo evento passando come paciere agli occhi dell’opinione pubblica. Al fine di mantenere delle relazioni stabili, anche il Vaticano comincerà a porsi diversamente nei riguardi del vicino di casa.

Impossibile non partire dalla prima pagina de L’illustrazione italiana dell’ultimo giorno del 1939, dopo la visita del pontefice al palazzo del Quirinale di tre giorni prima, a cui il giornale dedica l’intero frontespizio.

Della stessa pubblicazione sono questi due titoli, evidentemente molto simili. Infatti, la visita di papa Pacelli a casa Savoia altro non è che una cortese risposta alla visita che questi ultimi avevano fatto in Vaticano appena una settimana prima, per rinsaldare le relazioni tra i due stati a dieci anni di distanza dalla stipula dei Patti Lateranensi.

Questo titolo invece rimarca in maniera esplicita la portata internazionale di questa visita ufficiale. Non va infatti sottovalutata la collocazione temporale dell’evento: appena un anno prima, nel 1938, dopo la conferenza di Monaco Mussolini viene definito il difensore della pace per aver impedito lo scoppio delle ostilità tra gli anglo-francesi e la Germania di Hitler, colpevole di volersi impossessare dei territori della Cecoslovacchia abitati da minoranze di lingua tedesca. Nuovamente gli occhi del mondo si posano su un’Italia fascista che stringe la mano al sovrano che predica più di ogni altro la pace. Se non fosse per un dettaglio: Mussolini non si presenta alla cerimonia di accoglienza per il papa. Il Duce del fascismo non è più quello del 1929: cammina ormai a braccetto con Hitler e da oltre un anno anche l’Italia ha promulgato le sue leggi razziali. Certo, Mussolini ha evitato la guerra nel 1938, ma solo perché è perfettamente cosciente del fatto che l’Italia non è assolutamente ancora pronta a combatterla. A sei mesi da questa visita, nel giugno del 1940, l’Italia entrerà in guerra a fianco di Germania e Giappone, rivelando le vere intenzioni di Mussolini. Leggendo questi titoli però,la maggioranza del popolo italiano crede ancora che l’avvicinamento tra il papa e lo Stato Italiano possa salvarli dal conflitto. Concludiamo citando una frase di Mussolini estratta dal diario del suo Ministro degli Esteri, nonché genero, Galeazzo Ciano:

“Subito dopo la visita sono andato dal duce: anche oggi ironizzava sull’avvenimento e ne sminuiva la portata.”

Lorenzo Pasquali

 

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