Ann Katharine Mitchell, la scienziata che decifrò Enigma

Ann Katharine Mitchell, la scienziata che decifrò Enigma

Ann Katharine Mitchell

La scienziata che decifrò Enigma

Se c’è una cosa che adoro della storia è la sua capacità di lasciarmi senza parole di fronte alle imprese straordinarie compiute da donne e uomini normali, come me, come noi insomma, e quando mi ritrovo a raccontare le loro storie provo, oltre al rispetto, sempre tanta fiducia nei confronti del genere umano, perché ci dimostrano come ognuno di noi, nel proprio piccolo, può compiere passi enormi e, a volte, fare veramente la differenza. L’articolo di oggi riguarda una donna, che con coraggio, umiltà e tanto impegno è riuscita a cambiare, ebbene sì, il corso della storia.

Classe 1922, Ann Katharine Williamson nasce ad Oxford il 19 novembre. Dopo aver vinto una borsa di studio alla Headington School, inizia a studiare matematica ad Oxford e nel 1943, nel bel mezzo della Seconda Guerra Mondiale, consegue brillantemente ‒ e in tempi record aggiungerei ‒ la laurea: quell’anno le laureate donne in matematica erano solamente cinque.

A soli ventun anni Ann viene reclutata dai Servizi Segreti Britannici, che, consci del suo grande talento, la spediscono senza troppi convenevoli a Bletchely Park, nella baracca numero 6. Il suo compito? Decifrare i codici Enigma dei nazisti per conto dell’Army e dell’Air Force. Inizialmente, la centrale operativa inglese consisteva in un’unica stazione radio, nota come Stazione X, ma negli anni del conflitto si rese necessario l’ampliamento della base, che arrivò a contare una ventina di baracche, ognuna con un team e un incarico ben definito.

Anche se all’interno di Bletchely lavorarono più di ottomila donne, in realtà la maggior parte di loro era relegata a mansioni amministrative e compiti d’ufficio. A mio parere, questo aspetto rende ancora più raro e prezioso il contributo offerto da Ann e dalle sue colleghe crittoanaliste, di cui riportiamo di seguito i nomi più noti: Mavis Batey, Jane Fawcett, Jean Valentine e Joan Clarke. Quest’ultima è forse conosciuta dal grande pubblico grazie all’impatto mediatico suscitato dal film del 2014, diretto da Morten Tyldum: The Imitation Game. La pellicola ha per protagonista il celebre e geniale matematico Alan Turing (magistralmente interpretato da Benedict Cumberbatch), il cui lavoro fu fondamentale per la decifrazione di Enigma e con cui la Clarke strinse una bellissima amicizia.

Come ci mostra il film, una modalità alquanto insolita con cui veniva reclutata gran parte del personale, consisteva nell’organizzazione di una gara di cruciverba presso il Daily Telegraph, al termine della quale i partecipanti più promettenti venivano contattati direttamente dai Servizi Segreti con l’offerta di “un lavoro particolare che avrebbe contribuito allo sforzo bellico”.

Il lavoro di Ann e dei suoi colleghi crittoanalisti fu fondamentale per fornire alle Forze Alleate preziose informazioni circa i piani dell’esercito tedesco e degli altri paesi dell’Asse. Il pronipote di Alan Turing ha recentemente raccontato che i diari della scienziata, nonché i pochi documenti rimasti sulle attività di Bletchley, mostrano chiaramente come i compiti di Ann fossero del tutto simili a quelli del suo prozio, senza contare che il suo lavoro contribuì enormemente a superare i pregiudizi tipici dell’epoca, permettendo a tutti (soprattutto alle donne) di raggiungere gli obiettivi prefissati.

Tuttavia, una volta vinta la guerra, Ann e i suoi colleghi furono liberati da ogni incombenza, con il divieto tassativo di divulgare a terzi il lavoro svolto dentro Bletchley Park. Insomma, nessun riconoscimento dal governo di Sua Maestà, solo un arrivederci e grazie! Tutti i documenti furono prontamente distrutti, un assoluto silenzio calò sulle mansioni svolte in quegli anni dagli ex dipendenti e per molto tempo non si seppe assolutamente nulla sul loro operato. Come molti altri, anche Ann celò la sua “seconda vita” a tutti i suoi conoscenti, persino al caro marito John Angus Macbeth Mitchell, sposato nel dicembre del 1948, di cui ha assunto il cognome.

Tuttavia, negli anni ‘70 alcune notizie circa il lavoro svolto presso la centrale operativa iniziarono a trapelare, divenendo ben presto di dominio pubblico, e le testimonianze di Ann e dei suoi ex colleghi vennero raccolte da giornalisti e storici, desiderosi di raccontare al mondo quale fosse stato il loro ruolo durante il conflitto mondiale. Inoltre, dopo lunghi  indugi, finalmente nel 2009 (64 anni dopo!!!) il Governo Britannico si decise ad assegnare al personale della Bletchley una medaglia al valore, riconoscendone in parte i meriti per la decodifica dei codici nazisti. La storia di Ann è inclusa nel libro The Bletchley Girls: War, Secrecy, Love and Loss: The Woman of Bletchley Park Tell Their Story della storica inglese Tessa Dunlop.

Cosa accadde ad Ann dopo la parentesi da 007? Da un lato si dedicò al marito e ai suoi quattro figli, dall’altro continuò a coltivare le sue passioni. Curiosa e piena di energie, tornò all’Università, laureandosi negli anni ‘80 con un Master in Filosofia e diventando una ricercatrice associata presso il Dipartimento di amministrazione sociale dell’Università di Edimburgo. Si è occupata a lungo di tematiche quali il divorzio e l’esperienza dei figli nella separazione famigliare, scrivendo numerosi libri in merito. Un tema a lei da sempre molto caro, come dimostrerebbe anche il periodo immediatamente successivo alla guerra, in cui lavorò come consulente di orientamento al matrimonio.

Dopo una vita (segreta) incredibile, connotata da successi, dedizione al lavoro e alla famiglia, passione e ricerca, Ann Katharine Mitchell si è spenta alla veneranda età di novantasette anni ad Edimburgo all’inizio del 2020, a causa della pandemia di Covid-19. Nel libro sopra citato, la storica Dunlop ha sottolineato il raro talento di Ann, che, oltre ad essere una donna molto intelligente, era dotata di straordinaria acutezza ed empatia. È grazie a queste qualità, condite da una grande tenacia, che Ann è riuscita a realizzare i suoi sogni e a vivere una vita davvero degna di essere vissuta.

Grazie Ann

Giulia Nanni

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