Lo scandalo della collana

Lo scandalo della collana

Lo scandalo della collana

Il sensazionale furto alla corte di Francia

In questo approfondimento vi racconteremo un evento piuttosto noto, avvenuto alla corte del Re Sole, che ha alimentato voci e dicerie nei decenni successivi e che, ancora oggi, continua ad essere ritenuto un episodio estremamente appassionante. Si tratta dello “scandalo della collana”, ovvero del furto di un preziosissimo gioiello, una collana appunto costituita interamente di diamanti. Ma facciamo un passo indietro e conosciamo meglio i protagonisti di questa storia.

In prima fila troviamo la regina Maria Antonietta, sulla quale nei secoli si sono spesi fiumi di parole e la cui figura continuerà ancora a lungo a interessare gli storici (e non solo). Meno conosciuto, ma centrale in questa vicenda è il cardinale Louis-Renè-Edouard de Rohan, uomo potente, ambizioso, che aveva tutto quello che desiderava, tutto tranne il favore della regina. Infine, la contessa Jeanne de La Motte, l’astuta ideatrice del piano.

La donna vantava nobili origini, dal momento che discendeva dal re Enrico II; ma la sua famiglia era caduta in rovina e da adolescente Jeanne fu costretta a chiedere l’elemosina, finché una donna, la marchesa di Boulainvilliers, non si accorse di lei. Le ci volle poco per capire che la ragazza non mentiva sui suoi nobili natali e decise di aiutarla. Fin dalla morte del padre, Jeanne aveva un unico obiettivo: riconquistare ciò che riteneva suo di diritto, a qualunque costo.

All’età di ventinove anni fu messa in contatto con il citato cardinale de Rohan, al quale mancava quel favore della regina che tanto desiderava. In passato era stato ambasciatore francese presso la corte dell’imperatrice Maria Teresa d’Austria, madre di Maria Antonietta, la quale aveva espresso subito parere negativo sull’uomo, il cui comportamento, a suo avviso, non si confaceva all’abito talare. Quindi la futura regina di Francia era stata avvertita di stare alla larga da quell’uomo, che nei successivi anni acquisì sempre più potere, fino a diventare cardinale e Grande Elemosiniere.

Per poter raggiungere il suo obiettivo, la contessa decise di sfruttare il cardinale, mentre tutto ciò che lei avrebbe dovuto fare, una volta risalita la china, sarebbe stato fingere di essere in ottimi rapporti con la regina. A partire dall’estate del 1784, con la complicità del marito e di un paio di “attori”, la donna mise in scena il suo piano, facendo recapitare allo sprovveduto cardinale delle lettere da parte della “regina”. Ai dubbi del cardinale, che si chiedeva perché, nonostante il loro rapporto epistolare, Maria Antonietta continuasse a non degnarlo nemmeno di uno sguardo in pubblico, Jeanne de La Motte rispondeva che la regina non era ancora pronta a scoprire le sue carte
e, quindi, a far sapere alla corte che aveva cambiato opinione sul cardinale.

Quell’inverno, però, il piano della diabolica contessa subì un’impennata. Persuase il cardinale che la regina desiderava ardentemente una collana (della cui circolazione si mormorava a corte), prodotta dai due gioiellieri Bohmer e Bessange, che nel tempo avevano acquistato i diamanti più puri e grandi che si trovavano in circolazione. La collana pesava ben 2800 carati (oltre mezzo kg, per intenderci, con un valore stimabile forse in una ventina di milioni di euro oggi). Il cardinale Rohan era molto ricco, ma quella cifra era parecchio al di sopra anche delle sue possibilità, eppure la contessa riuscì a convincerlo ad acquistarla, offrendosi come tramite per portare il gioiello nelle
mani della regina.

Ma la sovrana non entrò mai in possesso di quella collana, anzi a onor del vero dopo la nascita della sua primogenita aveva rifiutato di riceverla, sostenendo che la cifra potesse essere impiegata in maniera migliore nella guerra che vedeva impegnata la Francia negli Stati Uniti. Il prezioso gioiello venne smembrato e i diamanti venduti, soprattutto a Londra, nel corso dei mesi successivi.

A quel punto il cardinale, non riuscendo a pagare la prima rata, iniziò a nutrire dei dubbi. Come mai la regina non indossava la collana così costosa che aveva tanto desiderato? All’inizio di agosto del 1785, Jeanne de la Motte, il marito e i complici, dopo aver intuito che la “bomba” stava per esplodere, riuscirono a scappare, ancora una volta ingannando il povero cardinale, che al contrario fu travolto dallo scandalo. La regina, alla quale si erano rivolti i gioiellieri non avendo ricevuto ancora la prima rata, lo accusò – tramite il re ovviamente ‒ di furto e soprattutto di lesa maestà, e perciò Rohan fu incarcerato alla Bastiglia.

Il processo durò diversi mesi, ma quello che preme sottolineare qui non è l’andamento, bensì la sua conclusione, estremamente interessante. Chiunque sarebbe incline a ritenere che il cardinale sia stato giustiziato – inizialmente infatti non c’erano motivi validi per evitare la sua condanna; eppure la vicenda si arricchì di testimonianze e, alla fine, delle confessioni dei complici, che finirono per portare verso la sua assoluzione. Tuttavia, un semplice proscioglimento avrebbe comportato un danno, una sorta di accusa di abuso di potere, nei confronti della corona, così l’avvocato di Rohan, che comunque era in condizioni estremamente difficili, raggiunse un accordo con il re: in cambio della liberazione avrebbe rinunciato ai suoi titoli e sarebbe andato in esilio.

Il giorno del giudizio, l’aria era tesa e la svolta avvenne verso sera, quando la maggioranza dei giudici – giovani, desiderosi di combattere l’egemonia e l’assolutismo imperante della monarchia, che spesso sovrastava anche il loro potere – votò per una totale assoluzione di Rohan. La regina ne uscì distrutta, peraltro già da qualche anno era oggetto di disprezzo da parte del popolo e della corte. La contessa de la Motte fu fustigata pubblicamente, marchiata a fuoco sulle spalle con il simbolo dei ladri e rinchiusa nel carcere femminile della Cour de Mai, da dove evase circa un anno dopo in circostanze misteriose (a bordo di una carrozza, con molto denaro).

Qualcuno sostiene che fin dal principio la donna fosse coinvolta nella vicenda con la complicità della regina, che voleva punire Rohan per i suoi peccati. Non sapremo mai, forse, la verità. Quel che è certo però è che la vicenda ancora oggi continua ad essere fonte di interesse per i ricercatori e non solo. 

Federico Borsari

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