Da Stonewall alla legge Cirinnà

Da Stonewall alla legge Cirinnà

Da Stonewall alla legge Cirinnà

Storia della lotta per i diritti LGBT

Tutto ebbe inizio in un bar, lo Stonewall Inn, nel distretto di Manhattan a New York, poco più di 51 anni fa. Quella notte – era il 27 giugno 1969 – si consumò una serie di scontri tra la polizia e un gruppo di omosessuali fuori dal noto locale gay ed è considerata il momento di avvio del movimento di liberazione omosessuale.

Il percorso è (stato) lungo e la strada davanti a noi è ancora tortuosa, nondimeno si può sostenere di essere di fronte a un movimento di progresso inarrestabile. Da quel fatidico momento, giugno è stato scelto come mese simbolo dell’orgoglio LGBT (lesbiche, gay, bisessuali, transessuali), mese in cui tradizionalmente si svolge la parata del Gay Pride, nota anche semplicemente come Pride.

L’anno successivo ai “moti di Stonewall” si celebrò la prima marcia a Chicago, organizzata dall’associazione Chicago Gay Liberation, e non fu che l’inizio di migliaia di altre manifestazioni che furono realizzate da quel momento. Il giorno dopo anche in California, infatti, ne furono organizzate altre due, in forma di marcia, una a Los Angeles e l’altra a San Francisco. Si tratta di manifestazioni con un carattere totalmente pacifico, aperte al pubblico e a chiunque sostenga e lotti per l’accettazione dei diritti delle persone omosessuali, bisessuali, transessuali e, più in generale, per i diritti civili.

Ogni nazione, inoltre, manifesta per qualcosa di più “locale”, dal momento che la legislazione e le condizioni non sono le stesse ovunque. In buona parte dell’Africa – eccezion fatta per il Sudafrica – non solo non vi è il riconoscimento delle coppie LGBT, ma vigono leggi che perseguitano le persone per il proprio orientamento, senza contare che in Arabia Saudita è prevista addirittura la pena di morte. E anche in un paese sviluppato come la Russia ancora oggi è in vigore una legislazione che limita la libertà di espressione e di associazioni, impedendo di fatto qualunque forma di Pride.

Leggi su leggi si ammucchiano fino a formare un ammasso di discriminazioni: sembra incredibile, ma in tanti paesi gli omosessuali non possono donare il sangue se non dopo un periodo di totale astensione sessuale. Fino al 2015 negli Stati Uniti il divieto era assoluto, poi trasformato in un’astinenza di un anno e ad aprile di quest’anno ridotta a tre mesi. In Italia manifestazioni a favore dei diritti LGBT e contro l’omofobia imperante si sono tenute a partire dal 1972, ma il primo Gay Pride nazionale ha avuto luogo a Roma nel 1994, grazie all’organizzazione del circolo di cultura omosessuale Mario Mieli, congiuntamente all’Arcigay. Da allora la manifestazione si è ripetuta, accogliendo sempre più consenso, nelle varie città d’Italia.

Un momento critico e di svolta si è vissuto nel 2000, con l’organizzazione del World Pride. Era l’anno del Giubileo di Giovanni Paolo II e lo scontro ideologico fu davvero significativo. Tuttavia, la contrarietà dei gruppi cattolici portò a una ricompattazione delle associazioni LGBT per dar luce ad una manifestazione che vide la partecipazione di un milione di persone. Dal 2014 si è deciso di non organizzare più un pride nazionale, ma di seguire la formula dell’Onda Pride, secondo cui ogni città può realizzare la propria parata, con ben 39 città ad aderire nel corso dell’estate 2019.

Nel mondo il primo Paese a riconoscere davanti alla legge le coppie omosessuali è stato la Danimarca nel lontano 1989, mentre nel 2010 si è passati alla formula del matrimonio egualitario. A ruota l’hanno seguito Francia (1999), Belgio (2000), Germania (2001) e Finlandia (2002). Solo dopo il 2010 il tema del matrimonio omosessuale ha preso piede in Europa, con le battaglie nei parlamenti francesi e inglesi. In Italia la situazione è stata più complicata, con diverse proposte di legge che si sono susseguite nel corso degli anni fin dall’inizio del secolo; ma solo nel 2016 è finalmente diventata realtà la “legge Cirinnà”, che prevede il riconoscimento delle unioni omosessuali. Il percorso rimane comunque lungo un po’ ovunque, dal momento che ancora oggi assistiamo a scene di omofobia, anche all’interno delle istituzioni che dovrebbero invece difendere e proteggere, ma – come si diceva prima – il percorso è inarrestabile.

Federico Borsari

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