Le quattro giornate di Napoli. Il drammatico armistizio

Le quattro giornate di Napoli. Il drammatico armistizio

Le quattro giornate di Napoli. Il drammatico armistizio

Curiosità dalla guerra

I fatti che abbiamo deciso di approfondire si collocano in un momento molto particolare per la partecipazione italiana nella Seconda Guerra Mondiale. L’anno è il 1943, il mese è settembre. Il governo Badoglio, insediatosi a fine luglio di quello stesso 1943, in seguito alla caduta del governo Mussolini, ha firmato un armistizio con le potenze alleate, senza però specificare cosa cambiava nelle relazioni italo-tedesche. Infatti, nell’annunciare via radio la notizia dell’armistizio, effettivamente firmato il 3 settembre ma reso pubblico, non senza costrizioni da parte degli Alleati, solo l’8 settembre, Pietro Badoglio dirà che “…ogni atto di ostilità contro le forze anglo-americane deve cessare da parte delle forze italiane in ogni luogo, esse però reagiranno ad eventuali attacchi da qualsiasi altra provenienza.

Scoppia il caos: gli alti comandi militari a Roma impartiscono ordini senza senso, ordini e contrordini si susseguono, contraddicendosi l’uno con l’altro. Gli Alleati, precedentemente “accordatisi” con Badoglio sul giorno di pubblicazione dell’armistizio, sbarcano a Salerno mettendo piede per la prima volta nella penisola. Negli stessi giorni, i tedeschi, i quali avevano ormai parecchi dubbi sulla fiducia da riporre nel nuovo governo dei loro ormai ex alleati, scendono dai passi alpini e dilagano nell’Italia settentrionale e centrale. Il re Vittorio Emanuele III, insieme a Badoglio e a tutto l’entourage governativo fuggono verso Sud per paura della vendetta tedesca, cercando protezione nei territori che gli Alleati si stanno accingendo a conquistare.

A questo punto il regio esercito italiano, senza ordini chiari da seguire, si sfalda rovinosamente, creando molteplici e drammatiche situazioni. Molti soldati si arrendono ai tedeschi senza opporre resistenza: non hanno mai creduto alla guerra di Mussolini oppure si rendono semplicemente conto che non ha più senso continuarla. Si uniranno ai quasi 800.000 prigionieri di guerra italiani che verranno inviati in Germania e in Polonia nei campi di lavoro. Altri invece, raccattando tutte le armi che riescono a trovare nelle caserme ormai vuote, andranno a formare i primi nuclei delle formazioni partigiane. Infine, molti reparti decidono di combattere, per dimostrare che gli italiani non sono tutti con Mussolini, per far sapere ai tedeschi che non devono preoccuparsi solo degli Alleati.

Com’è noto, l’Alto comando tedesco ordina di considerare alla stregua di traditori tutti gli italiani che si oppongono; gli esempi purtroppo sono tantissimi ma il più celebre è sicuramente quello della divisione Acqui, di stanza nell’isola greca di Cefalonia. Dopo aver ingaggiato battaglia con i tedeschi, questi ultimi hanno la meglio e per rappresaglia fucilano quasi 5000 militari italiani prigionieri. Tuttavia, nonostante la schiacciante superiorità militare tedesca, i civili e i soldati italiani si rendono protagonisti di una delle più sensazionali vicende di questi giorni.

Tensione a Napoli

Fin dai primissimi giorni che seguono l’armistizio i cittadini napoletani si accorgono della gravità della situazione. I reparti militari italiani si comportano in modo strano ai loro occhi. I tedeschi sono agitatissimi, mobilitano ingenti forze da una parte all’altra della città e circolano voci che gli Alleati siano sbarcati a Salerno. Il colonnello Scholl, comandante tedesco a Napoli, impone ferree leggi marziali: il coprifuoco sarà attuato dalle 20.00 di sera alle 6.00 di mattina e la rappresaglia per attentati contro le forze tedesche viene quantificata con l’assurda proporzione di cento civili italiani ogni soldato tedesco ucciso.

I primi disordini si verificano con le forze italiane: alcuni reparti difendono senza speranza le zone periferiche di Napoli. Sopraffatti e catturati, i prigionieri italiani vengono condotti nelle vie del centro di Napoli e fucilati davanti alla folla; inizia la rappresaglia. I tedeschi sono furibondi, circondano la zona universitaria, entrano nelle case e con il pretesto di cercare i partigiani rubano tutto quello che possono ed arrestano civili arbitrariamente. Decine di carabinieri, schieratisi a difesa dei civili, vengono arrestati e fucilati.

Fuori i tedeschi

Questa follia continua fino alla fine del mese, quando il 27 settembre il colonnello Scholl ordina il rastrellamento indiscriminato di tutta la popolazione maschile: gli uomini vengono caricati sui camion diretti ai campi di lavoro. Ed è a questo punto che avviene quello che passerà alla Storia come uno dei primi movimenti spontanei di resistenza. La popolazione di Napoli non vede più una via d’uscita: se non si tenta di combattere, gli uomini probabilmente non torneranno mai più.

Il 28 settembre, per le vie del Vomero viene attaccata e massacrata una pattuglia tedesca: per l’euforia tutto il quartiere è in subbuglio. In risposta all’attacco i tedeschi fucilano pubblicamente altri tre prigionieri italiani; la vista di questa ennesima barbarie sconvolge la cittadinanza esasperata da quasi un mese di atrocità. Gli agguati ai tedeschi si moltiplicano in tutta la città, ma la maggioranza è sempre circoscritta nella zona del Vomero. Ad insorgere spontaneamente è un insieme assai variegato di persone: uomini e donne di tutte le età, persino i ragazzi imbracciano le armi ed attaccano i tedeschi, quelli che la Storia ricorderà come gli scugnizzi di Napoli.

Ad unirsi ai civili ci sono anche reparti militari sfuggiti alla cattura, oltre a soldati che hanno disertato dopo l’armistizio e hanno indossato abiti borghesi, fianco a fianco ai loro commilitoni ancora in armi. Con il rischio di essere sopraffatti, i tedeschi rinforzano il Vomero, epicentro dell’insurrezione; qui una cinquantina di civili vengono arrestati e rinchiusi nello stadio, dove i tedeschi si fortificano. La notizia dei civili in ostaggio fa accorrere combattenti da tutte le zone di Napoli, in poco tempo hanno ragione dei reparti tedeschi che pattugliano le strade del Vomero e lo stadio viene circondato.

I tedeschi, con un’intera città che insorge e con gli Alleati che avanzano da sud, sono frastornati. Gli ufficiali all’interno dello stadio, che non riescono a rendersi conto dell’entità delle forze che circondano la zona, accettano di parlamentare con un portavoce della cittadinanza, probabilmente pensando che gli insorti siano molti di più di quelli che effettivamente sono. Se liberano gli ostaggi, ai tedeschi sarà concesso di ritirarsi indenni dalla città; il colonnello Scholl accetta. Dopo aver rilasciato gli ostaggi, le colonne tedesche iniziano a ritirarsi verso nord, mentre dal lato sud-est della città le avanguardie alleate giungono alla periferia di Napoli. E’ il primo di ottobre del 1943, i combattimenti a Napoli sono durati quattro giorni. L’insurrezione spontanea della popolazione varrà alla città il conferimento della medaglia d’oro al valore militare, insieme a svariate medaglie d’oro concesse alla memoria di carattere individuale. Una di queste è conferita a Gennaro Capuozzo, di soli 12 anni, caduto mentre tentava di fermare un mezzo corazzato tedesco.

Lorenzo Pasquali

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