Il body shaming. Esempi di come non usare i Social Networks

Il body shaming. Esempi di come non usare i Social Networks

Il body shaming

Esempi di come non usare i Social Networks

Con l’espressione anglofona body shaming s’intende quell’atto di bullismo che consiste nella derisione dell’aspetto fisico di un’altra persona con commenti, insinuazioni o veri e propri insulti. Negli ultimi anni se ne sente parlare sempre più spesso e l’argomento viene associato molte volte al cyberbullismo, perché un elemento preponderante di entrambi è il ruolo di primo piano rappresentato dai social networks.

Ormai lo sappiamo, chiunque abbia uno smartphone, in qualunque momento della giornata, in qualunque luogo del mondo, può esprimere la propria opinione su un dato argomento twittando, creando un post sulla bacheca di Facebook o registrando una storia su Instagram o Snapchat. Tutto accade molto velocemente, quasi fosse una gara all’ultimo sangue in cui vince chi scrive più volte al giorno o prima degli altri. Nell’arco di qualche minuto il commento potrà essere dimenticato, finito in fondo ad una valanga di altri tweet, o potrà diventare virale, rimbalzando tra migliaia e migliaia di utenti che lo leggeranno, lo condivideranno o lo commenteranno a loro volta. Questo primo fattore, la velocità, ci fa dimenticare fin troppo spesso di riflettere prima di agire o in questo caso di scrivere. Insinua in noi l’ansia di non arrivare mai in tempo, di risultare sempre “secondi” (non sia mai!) e l’esito di tutto questo turbinio mentale è soltanto uno: commentare senza ponderare.

Nell’era digitale la distanza tra gli individui sembra essere ridotta, accorciata. Questo sensazione si prova non solo nei confronti dei nostri amici, dei nostri parenti o dei nostri colleghi, ma anche nei confronti dei “famosi”, le cosiddette celebrità. Popolari stelle del cinema, cantanti pluripremiati, blogger da milioni di follower, sembrano tutti essere lì, a distanza di un like. Se prima dovevamo leggere i giornali scandalistici o andare sotto casa loro per coglierli in un momento di intimità e di quotidianità, oggi sono le stesse celebrità ad aprirci le porte delle loro case, accogliendoci come ospiti benvenuti o addirittura come cari amici. Questo insinua in noi la convinzione che possiamo rapportarci a loro come ai nostri amici, appunto. Sotto le loro foto possiamo scrivere qualsiasi cosa ci passa per la testa, perché tanto li conosciamo, no? Li seguiamo giorno e notte, contribuiamo al loro successo mediatico. Eppure, la realtà è molto diversa da questa in cui crediamo e ogni nostra parola, che a noi sembra così piccola, innocua, scontata o addirittura giustificata dalla logica del tanto-lo-fanno-tutti, può avere enormi ripercussioni e causare danni inimmaginabili alla persona protagonista della nostra fugace attenzione.

Quella contro il body shaming è una delle tante battaglie che, in teoria, dovrebbe unire le donne e gli uomini di questo mondo, ma che in realtà diventa fin troppo spesso una frivola occasione per dare sfogo al nostro lato più becero. Nonostante le terribili conseguenze provocate e documentate, ancora oggi fin troppe persone spendono parole vane sul tema, lasciandosi andare ai più banali commenti. Se poi all’eccessiva superficialità adottata normalmente quando scriviamo sui social aggiungiamo la frustrazione e la noia causate da questa forzata permanenza nelle nostre case, gli esiti potrebbero essere, anzi sono a dir poco spaventosi.

Per fare un esempio recente, vittima degli attacchi delle ultime settimane è stata la giornalista Giovanna Botteri, che dal 1° agosto 2009 ricopre il prestigioso ruolo di corrispondente Rai a Pechino (niente male!). L’esplosione dell’epidemia di CoVid-19 ha fatto sì che la Botteri sia diventata un volto noto a tutti gli Italiani, che ogni giorno la guardano sul piccolo schermo. Nel corso dei collegamenti, la giornalista si è sempre mostrata estremamente professionale e preparata, concentrata sul proprio lavoro, non di certo sul modo in cui appariva. È stata proprio questa l’origine delle innumerevoli critiche di cui è divenuta protagonista, critiche per i suoi vestiti noiosi, per i suoi capelli trascurati, per la mancanza di trucco sul suo viso. Ma Giovanna Botteri è solo la punta di quell’immenso iceberg che è il body shaming. Non si tratta solo di essere magri o grassi, belli o brutti, giovani o vecchi, i commenti riguardano ogni dettaglio che caratterizza la persona nel suo aspetto estetico: l’acconciatura, la presenza di tatuaggi o di piercing, la statura ecc.

Il caso in questione è letteralmente esploso dopo che il telegiornale satirico di Antonio Ricci “Striscia la notizia” ha riportato la questione nei consueti modi in cui opera. In un primo momento si è creduto addirittura che la trasmissione avesse in un qualche modo fomentato l’ondata di critiche e, nonostante la successiva precisazione dei due attuali conduttori (Gerry Scotti e Michelle Hunziker), la notizia era ormai di pubblico dominio, in prima posizione sui trend di Twitter e sulle bacheche di milioni di utenti Facebook. La stessa Giovanna Botteri, un po’ isolata per via della distanza e dell’assenza di ogni social network, è stata informata con relativo ritardo di ciò che si era scatenato. Tuttavia, non si è di certo tirata indietro, anzi ha colto la palla al balzo per pronunciare un deciso appello. Dopo aver chiarito di non covare alcun tipo di rancore nei confronti della trasmissione di Canale 5, ci ha tenuto ad esporsi in prima persona sulla scottante questione attraverso un comunicato, ricco di spunti interessanti:

«Mi piacerebbe che l’intera vicenda», si legge, «prescindendo completamente da me, potesse essere un momento di discussione vera, permettetemi, anche aggressiva, sul rapporto con l’immagine che le giornaliste, quelle televisive soprattutto, hanno o dovrebbero avere secondo non si sa bene chi. Qui a Pechino sono sintonizzata sulla Bbc, considerata una delle migliori e più affidabili televisioni del mondo. Le sue giornaliste sono giovani e vecchie,
bianche, marroni, gialle e nere. Belle e brutte, magre o ciccione. Con le rughe, culi, nasi, orecchie grossi. Ce n’è una che fa le previsioni senza una parte del braccio. E nessuno fiata, nessuno dice niente, a casa ascoltano semplicemente quello che dicono». «Perché è l’unica cosa che conta, importa e ci si aspetta da una giornalista. A me piacerebbe che noi tutte spingessimo verso un obiettivo, minimo, come questo. Per scardinare modelli stupidi, anacronistici, che non hanno più ragione di esistere. Non vorrei che un intervento sulla mia vicenda finisse per dare credibilità e serietà ad attacchi stupidi e inconsistenti che non la meritano. Invece sarei felice se fosse una scusa per discutere e far discutere su cose importanti per noi, e soprattutto per le generazioni future di donne».

Ci sentiamo di condividere e supportare in pieno il pensiero della Botteri, pur consapevoli che quella contro il body shaming è una guerra non semplice da vincere. Infatti, nemmeno una settimana dopo le speranzose parole della giornalista, un altro episodio simile è diventato un trend. Mi riferisco alla foto pubblicata dalla cantante inglese Adele, diventata famosa nel 2011 per il suo celeberrimo album da 30 milioni di copie vendute. La cantante è sicuramente nota per la sua voce vibrante e calda, ma anche per le sue forme sinuose. Eppure, negli ultimi tempi qualcosa è cambiato: nove anni dopo il suo debutto, a distanza di oltre quattro anni dall’ultimo disco, Adele è tornata a mostrarsi al pubblico, con 40 kg in meno. La sua trasformazione, che indubbiamente lascia senza parole, dimostra che Adele, oltre ad essere una cantante talentuosa, è anche una donna piena di forza, coraggio e determinazione, con le quali è riuscita a portare a termine con successo l’obiettivo che si era prefissata. Doti veramente lodevoli, eppure non sono state queste ad essere messe in luce dalla miriade di commenti che in poche ore hanno seguito le sue foto. Un’altra occasione sprecata…

La verità è che viviamo in una società fortemente individualista e narcisista, sempre pronta a puntare il dito contro i difetti (o i miglioramenti!) altrui come se questo cancellasse i propri o ci facesse sentire migliori. La verità è che ognuno di noi dovrebbe imparare a cercare la propria felicità, il proprio miglioramento e il proprio benessere interiore ed esteriore, smettendo di evidenziare il “diverso” o il “non incline alla moda” solo per sentirsi parte del gregge. La verità è che la propria autostima si costruisce o si migliora non gettando fango contro gli altri, ma imparando a star bene con se stessi, con tanto impegno, con tanta fatica, con coraggio e con determinazione, tutte doti dimostrate dalla Botteri o da Adele, che – ricordiamolo! – sono donne libere di prendere le proprie decisioni indipendentemente da quello che dice la società. Non va mai dimenticato che avere accesso a internet o poter pigiare le dita su una tastiera non ci esime dall’essere degli esseri umani. La libertà di espressione necessita di assumersi le proprie responsabilità, cosa che non fanno i cosiddetti “leoni da tastiera”.

Federico Borsari

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