Elon Musk e la vita nello spazio

Elon Musk e la vita nello spazio

Elon Musk e la vita nello spazio

I risultati delle ultime ricerche condotte sul pianeta Marte

Negli ultimi giorni si è parlato spesso dei nuovi obiettivi, delle recenti ricerche e delle ultimissime scoperte in ambito scientifico, che ci ribadiscono – qualora ce ne fosse bisogno – il fascino smisurato dello spazio, dei suoi pianeti e delle sue galassie lontane e misteriose. In questo clima interstellare è inevitabile mettersi a fare i conti con la nostra sfrenata voglia di scoprire ed esplorare un universo certamente suggestivo, magico e affascinante, ma allo stesso tempo sconosciuto e ancora pieno di domande.

L’essere umano scruta il cielo con occhio indagatore fin dalla notte dei tempi. Le più antiche civiltà, come quelle di Egizi, Greci, Romani e Cinesi, spesso nel corso dei loro studi si sono posti la domanda più antica del mondo: l’uomo è solo nell’universo? Negli ultimi anni i progetti pioneristici e i sogni futuristici di Elon Musk ci hanno progressivamente avvicinato a realtà che prima ritenevamo possibili soltanto nei libri o nei film di fantascienza. Gli ultimi progressi compiuti nel campo dell’astronomia hanno spianato la strada verso nuove frontiere d’indagine, soprattutto grazie all’utilizzo di sonde spaziali e telescopi sempre più avanzati tecnologicamente. È stato grazie alla sonda Kepler, lanciata nel 2009, che si è potuto dimostrare che quasi tutte le stelle possiedono dei pianeti e che solo nella nostra galassia ci sono milioni di esopianeti i quali, pur non orbitando attorno alla nostra stella Sole, presentano condizioni simili a quelle che troviamo sulla Terra. Le ultime scoperte hanno quindi rivoluzionato il nostro modo di pensare alla presenza di altre forme di vita nell’universo, rendendola una possibilità a tutti gli effetti reale e ipotizzabile, con probabilità molto più alte e concrete. Ma viene da chiedersi: che cosa intendono gli scienziati moderni per “vita”?

Diversamente da quanto potremmo credere noi, la vita non è identificabile con un singolo fattore, né è una “cosa” singola, piuttosto potrebbe essere definita come una combinazione di elementi che, se messi insieme, sono in grado di generare esseri viventi capaci di crescere, riprodursi e trasformarsi. Più semplicemente, possiamo considerare “vita” tutte quelle entità chimiche autosufficienti in grado di evolversi. Il problema che presenta la vita non è tanto capire quando questa esista o meno, bensì definire e comprendere le condizioni che possono portare alla sua creazione. In linea di massima gli studiosi hanno individuato tre elementi indispensabili che consentono lo sviluppo di una qualsivoglia forma di vita su un pianeta: in prima istanza, servono una fonte di energia e la capacità di assorbirla. Un altro elemento necessario è la presenza di un liquido o di gas molto densi; tali presenze sono importantissime perché fungono da solvente e servono per stabilizzare le reazioni biochimiche ed è per questa condizione che (per quel che riguarda la Terra) sentiamo spesso parlare di una vita che si è creata nell’acqua. Infine, è indispensabile la presenza di alcune materie prime fondamentali quali il carbonio, l’ossigeno e l’azoto.

Se sono questi i tre elementi che non possono proprio mancare per far sì che gli esseri viventi nascano, c’è da chiedersi: questa combinazione è così difficile da trovare nello sconfinato numero di pianeti dell’intero spazio? No, infatti anche riducendo l’area di indagine all’interno del nostro solo sistema solare possiamo trovare più esempi di quanti immaginiamo, come Europa (luna di Giove), il pianeta Marte, Encelado e Titano (lune di Saturno). Questa non è certamente la sede adatta ad analizzare nel dettaglio tutti questi corpi celesti, per tanto ci limiteremo a fornire qualche curiosità sul Pianeta Rosso, già designato dal miliardario co-fondatore di Tesla per una futura colonia terrestre.

Il pianeta morto: Marte.

Il Pianeta Rosso è considerato come uno specchio di quello che la Terra potrebbe diventare nel tempo. Se ora qualcuno di noi cercasse delle immagini o qualsiasi tipo di documentazione relativa alla superficie di Marte, rimarrebbe deluso nel non trovare le verdi colline e le rigogliose sorgenti d’acqua che contraddistinguono il nostro panorama geografico? Assolutamente no. Nel nostro immaginario infatti Marte è un pianeta morto, desolato e polveroso perché, appunto, privo di vegetazione.

Probabilmente, quello che ci stupirà sapere è che nelle attuali ricerche scientifiche si sta parlando della Terra come di una giovane Marte; perché questo accostamento? E soprattutto, questo vuol forse dire che stiamo già tutti ipotizzando che la Terra diventerà “morta” per via dei gravi danni causati nei secoli all’ambiente? Ci sorprenderà, ma in realtà per una volta questo paragone ha un’origine molto meno apocalittica. Ci sono evidenze secondo cui all’inizio della sua vita Marte era come la Terra e godeva di un panorama molto simile, con la presenza di acqua liquida, di un’atmosfera spessa, di fonti di energia e di gas. Ma allora come ha fatto a diventare il pianeta-deserto che tanto colpisce il nostro immaginario? Putroppo, non c’è ancora una risposta certa a questo interrogativo. Ciò che sappiamo è solamente che ad un certo punto della sua storia – milioni di anni fa – l’acqua di Marte scomparve dalla superficie, il pianeta si raffreddò e l’atmosfera da spessa diventò via via sempre più sottile. Quelle antiche condizioni hanno portato gli studiosi del secolo scorso a ritenere possibile che Marte nel corso della sua lunga storia abbia ospitato alcune forme di vita, ora scomparse. Proprio il suggestivo scenario di un pianeta un tempo vivo e ora privo di vegetazione, di acqua o di qualsivoglia altra forma di vita ha condotto a concepire l’immagine di un mondo oggi morto e immobile.

Alla fine del Novecento, la concezione che si aveva di Marte rientrava in quella che ci trasciniamo ancora dietro tutti noi, ossia che il nostro sistema solare sia “statico” e “immobile”, quasi senza anima nel suo continuo e freddo orbitare. Ma se vi dicessi che le ultime scoperte scientifiche hanno completamente ribaltato e rivoluzionato queste idee? Marte nella sua storia presentava, come la Terra ora, tutto ciò che serve per favorire la vita e questo significa che, se veramente questa vita è stata presente sulla superficie del pianeta, avrà lasciato delle tracce, che però non sono ancora state trovate. Concernente quest’ultima ipotesi, venne anche analizzato un meteorite chiamato Tissint, caduto sul nostro pianeta nel 2011, che presenta chiare evidenze secondo cui questa roccia sia entrata in contatto con l’acqua; oltre a ciò, all’interno del meteorite gli scienziati hanno rinvenuto la presenza di un altro degli elementi indispensabili per la vita: il carbonio. Lo studio condotto sul Tissint per alcuni esperti confermerebbe le ipotesi già avanzate nel 1966 su di un altro ritrovamento roccioso proveniente da Marte, il famoso e dibattuto ALH84001. Quest’ultimo meteorite, all’epoca, fu oggetto di numerose controversie scientifiche, che vedevano i ricercatori divisi tra chi sosteneva un’origine biologica e chi, invece, una geologica del frammento.

La domanda che ora rimane aperta sulle condizioni di Marte è: quindi che fine ha fatto l’acqua che prima era presente sul pianeta? Nel 2008 si sono compiute ricerche nella zona del Polo Nord del Pianeta Rosso, dove è stata trovata una strana sostanza di colore bianco in grado di evaporare velocemente; l’analisi chimica realizzata dalla NASA ha indicato che la sostanza in questione era acqua ghiacciata. Sotto al pianeta sono infatti presenti distese ghiacciate talmente abbondanti che è stato stimato che se tutto il ghiaccio di Marte si sciogliesse creerebbe un oceano profondo quasi 25 metri. L’acqua è quindi ancora presente sul pianeta, ma sotto forma di ghiaccio. Sulla Terra si registrano esempi di forme di vita in grado di sopravvivere in ambienti che noi esseri umani consideriamo estremi; tali microorganismi vengono chiamati estremofili. Potremmo quindi ipotizzare che esistano simili condizioni anche nei ghiacci marziani? L’ipotesi che vi sia la presenza di estremofili in queste modalità rimane ancora solamente una possibilità, ma le probabilità sembrano piuttosto basse, a causa della mancanza di acqua allo stato liquido. Tuttavia, dato che su Marte sono presenti numerosi vulcani, non sono mancate ipotesi sul fatto che questi ultimi scaldino il ghiaccio sottostante, finendo per creare piccole sorgenti sotterranee e, di conseguenza, nuove condizioni per lo sviluppo di altri organismi estremofili.

Per poter indagare meglio le misteriose condizioni del Pianeta Rosso, le prossime missione di ESA e NASA si sono poste l’obiettivo di trovare l’acqua, nonché di testare le possibili condizioni di abitabilità. La NASA ha inoltre previsto l’esplorazione di Marte con la missione Mars Exploration, la cui partenza è prevista nell’estate 2020. La sua missione consiste nel cercare all’interno delle rocce marziane le firme biologiche passate o presenti della vita microbiotica del pianeta. Ovviamente, abbiamo ancora molte domande e numerosi dubbi per quel che riguarda il nostro sistema solare e siamo ancora estremamente lontani dal trovare delle certezze, ma allo stato attuale delle conoscenze sappiamo che, almeno in linea teorica, la presenza di altre forme di vita nell’universo è più probabile di quanto avremmo potuto immaginare fino a dieci anni fa. Nel mentre, pur non avendo ancora delle risposte, possiamo affermare che un po’ tutti come Elon Musk fantastichiamo di vedere lo sbarco dell’uomo sul nostro “vicino” Marte.

Eleonora Acito 

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