Adolescenti tra Social Networks e Sexting

Adolescenti tra Social Networks e Sexting

Adolescenti tra Social Networks e Sexting

Luci e ombre della questione

A livello storico la nostra società contemporanea si caratterizza  per la forte presenza della tecnologia e per il preminente ruolo che questa riveste all’interno della vita di tutti i giorni. La rete internet e la costante connessione sono entrate a far parte della nostra quotidianità, tanto che si stima che solo in Europa più dell’87% della popolazione rientra nel bacino (sempre più vasto) di utenze del mondo del web.

L’era della digitalizzazione ha avuto un impatto poderoso, riuscendo in pochi anni a cambiare radicalmente le nostre abitudini, la nostra cultura, il modo di socializzare, di parlare e anche di pensare. Tutto ciò ha riguardato non solo il mondo degli adulti, bensì anche quello dell’infanzia e dell’adolescenza con tutti i vantaggi e le critiche del caso. Proprio il mondo adolescenziale e il suo rapporto con gli strumenti digitali sono l’oggetto di questa riflessione.

Se da un lato la tecnologia ha creato nuovi spazi di socialità e nuove prospettive, funzionando come una sorta di potenziamento ed estensione delle nostre capacità, dall’altro abbiamo assistito anche alla creazione di nuovi modi di vivere la conflittualità, soprattutto nelle vite degli adolescenti, le cui statistiche registrano una progressiva crescita del fenomeno del cyberbullismo; già a partire dal 2013 si stimava che più del 18% degli studenti delle scuole medie fosse stato vittima di ingiurie, umiliazioni e insulti all’interno dei canali della rete. I dati in merito a questo fenomeno sono cresciuti esponenzialmente, tanto che ad oggi il 50% dei ragazzi compresi tra gli 11 e i 18 anni può testimoniare di essere stato vittima di episodi offensivi almeno una volta negli ultimi 12 mesi.

I soggetti più colpiti sembrano essere le ragazze e il dato più preoccupante è che gli attacchi, rivolti a queste ultime, sono rappresentati quasi tutti da episodi di umiliazione riguardanti la sfera sessuale. L’adolescenza è per antonomasia il periodo del cambiamento; essa segna infatti la transizione dall’infanzia all’età adulta ed è il momento in cui ci si inizia a scoprire il proprio corpo e con esso la propria sessualità. La digitalizzazione ha fornito nuovi mezzi per consentire l’espressione della curiosità adolescenziale, portando alla necessità di coniare un termine apposito per riferirsi allo scambio di materiale che riguarda l’ambito sessuale: sexting. Il termine sexting viene spesso impiegato in connessione allo scambio di materiale pornografico via internet, ma in realtà questa è solo una delle numerose sfumature che vi sono al suo interno. Con sexting, difatti, ci si riferisce ad una vastità di azioni, comportamenti e contenuti che investono l’ambito sessuale, il quale non è per forza legato alla pornografia. Si fa riferimento alle azioni di invio, ricezione o scambio di diversi contenuti sotto forma di messaggi, di foto, di video o di testi di contenuto sessuale, che possono riguardare lo stesso mittente o una terza persona, conosciuta o non.

Lo scambio online di materiale di natura sessuale rende ben visibile una delle tematiche che coinvolgono la curiosità giovanile, accompagnata da tutta una serie di pratiche tipiche della crescita atte ad esplorare l’intimità. Tuttavia, il problema fondamentale, sotto agli occhi di tutti, è che tali contenuti sono scambiabili tra molte persone, tanto da diventare persino virali e uscire così dalla ristretta cerchia delle conoscenze cui erano destinati in origine. Una volta entrati nelle grandi autostrade di comunicazione del Web diventa estremamente complesso, se non praticamente impossibile, tentare di eliminare tali contenuti.

In merito al sexting è stato rilevato che esistono due tipi di utenti, tra loro interscambiabili: chi assume una condotta di tipo passivo (cioè si limita a ricevere e a vedere) e chi invece ne ha una di tipo attivo (invia, posta, scambia). Dai recenti studi condotti sulla popolazione adolescenziale è emerso che la maggioranza di questi tende ad assumere una condotta di tipo passivo, mentre per quanto riguarda la controparte del campione analizzato sembra che le pratiche di attività tendano ad aumentare in modo direttamente proporzionale all’avanzare dell’età (il picco è tra i 15 e i 17 anni). Fra la minoranza di studenti (compresi fra gli 11 e i 18 anni) che ha dichiarato di aver avuto almeno una condotta attiva nell’ultimo anno, più del 75% di questi è di sesso maschile, contro un dato femminile poco più alto del 24%.

La stragrande maggioranza del traffico di contenuto sessuale inviato (pratica attiva) dai ragazzi su internet non si svolge sui tanto diffamati Social Network di Facebook, YouTube, Instagram, Twitter ecc, ma avviene prevalentemente sui canali di messaggistica istantanea di WhatsApp, Snapchat o Telegram. Al contrario, la maggior parte delle condotte passive si distribuisce in maniera uniforme tra i Social e le App di messaggistica (42,6% e 40,8%). Nella stragrande maggioranza dei casi, i ragazzi non vengono turbati dal sexting; come anticipato prima, per l’adolescente è normale avere una spinta di curiosità che lo porta a ricercare lo scambio su tematiche legate alla sessualità. Inoltre, la percezione del sexting come fenomeno naturale aumenta con la crescita; infatti, la minoranza statistica che dichiara di essere rimasto colpito in modo negativo (ovvero che ha creato fastidio, disagio o, più in generale, un senso di malessere) è la parte composta dagli elementi più giovani. La percezione giovanile al riguardo non implica dunque una negatività di base all’interno del fenomeno trattato. La maggioranza vive il vasto mondo del sexting con un senso di normalità, qualcosa con cui fare esperienza. Eppure è in drastico aumento il numero di chi si è sentito infastidito, molestato o turbato almeno una volta da certi comportamenti via internet. Chi contribuisce a costituire la più alta percentuale di questo numero è la componente femminile, la stessa che riveste la percentuale maggiore sui casi delle vittime del cyberbullismo.

Quest’ultimo dato all’apparenza può sembrare contradditorio rispetto a quanto si è detto finora: come può una cosa considerata come “normale” essere motivo di turbamento? Ovviamente, logica vuole che ciò che crea turbamento non possa rientrare in una percezione di “normalità”, in quanto rappresenta la spia di qualcosa di non pienamente interiorizzato (si ricorda a tal proposito che la sensazione di disagio prevalente è stata registrata proprio sulla parte più piccola dei ragazzi in età scolastica, coloro che sono appena agli inizi della scoperta della sfera sessuale). Vuol quindi dire che le ragazze assimilano più difficilmente il sexting online rispetto ai ragazzi? No, le ragazze non risultano turbate dai contenuti sessuali in sé, quanto piuttosto dalle richieste indesiderate di contatti, foto e video. Sebbene la richiesta di invio di video personali espliciti non sia il tipo di contenuto rilevato per la maggioranza predominante tra gli adolescenti, questo dato è tra tutti quello che presenta un forte squilibrio fra i generi. Al riguardo sono per la maggior parte le ragazze quelle che hanno dichiarato di aver ricevuto approcci indesiderati negli ultimi 12 mesi. Il sexting e il contatto indesiderato, cyberbullismo e misoginia sono gli elementi che vanno a confermare il dato generale presentato dall’Eurostat che posiziona l’Italia al 12° posto per rischio di molestie online (53%), con una prevalenza femminile che cresce col passaggio dalla fase adolescenziale all’età adulta.

La domanda conclusiva che sorge spontanea è: la digitalizzazione per avvicinarsi alle frontiere del sesso è un bene o un male per un adolescente? Al contrario dell’ipercritica e della demonizzazione condotta a livello mediatico, le vaste piazze di esplorazione del web permettono ai giovani un confronto importante, libero e indipendente dalla realtà famigliare che si accingono ad abbandonare; serve a confrontarsi con i propri simili, con chi rispecchiarsi perché presenta le stesse curiosità e e gli stessi dubbi, inoltre ha il vantaggio di arricchire le esperienze personali su tematiche che vivono ancora con lo stigma della disapprovazione sociale, del tabù. È però innegabile il fatto che i dati presentati contengano dei punti di criticità che non possono essere ignorati. I ragazzi sembrano ancora non del tutto consapevoli dei risvolti negati, quali per esempio l’incremento del mercato pedopornografico o la possibilità di una invasione esterna (per non dire potenzialmente mondiale) della propria intimità.

Tuttavia, la soluzione non può essere ricercata nel controproducente proibizionismo, che in adolescenza non fa altro che aumentare il senso di sfida nei confronti dell’autorità, o nella fin troppo comoda utopia: il tanto decantato ritorno ai metodi della “gioventù dei padri” è impossibile da applicare concretamente e, anche se fosse, risulterebbe dannoso per i giovani d’oggi che, incredibile a dirsi, non sono come i giovani di ieri. Non meno illusorio è auspicare alla chiusura delle piattaforme di fruizione online, soluzione veicolata da un accanimento mediatico esagerato oltre che errato. Si riconosce senza dubbio la mancanza di una tutela efficace all’interno del Web, ma questa dovrebbe essere affrontata per quello che è realmente: un problema (anche) sociale. Sicuramente sono necessarie azioni sistematiche per una maggiore sensibilizzazione ed educazione al rispetto dell’altro, azioni che sarebbero rese più efficaci se coinvolgessero direttamente, in prima persona, i soggetti cui è rivolta, anziché essere veicolate dall’ambiente familiare o dalle istituzioni scolastiche (entrambe non attualmente in grado, per mancanza di competenze, di affrontare la situazione). In parole povere e con esempi banali (ma evidentemente non così scontati) se la preoccupazione è l’eccessiva presenza di comportamenti inadeguati sui Social Network, non è togliendo queste piattaforme web che riusciremo a risolvere il problema principale. Anzi, al contrario questo è il modo perfetto per spostare il problema da un’altra parte e dimenticare dove lo si è messo.

Eleonora Acito

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