I figli della perfezione: il progetto Lebensborn

I figli della perfezione: il progetto Lebensborn

I figli della perfezione: il progetto Lebensborn

Curiosità dalla guerra

Dodici anni di egemonia nazista hanno cambiato per sempre una delle principali potenze europee, la Germania. Durante quel  periodo di tempo, i nazisti si rendono responsabili di nefandezze, crimini e atrocità oltre ogni immaginazione, all’interno della loro patria e nei paesi occupati dall’esercito tedesco. Naturalmente la prima associazione mentale che facciamo è l’Olocausto, ovvero quella che per i nazisti era la Soluzione finale al problema ebraico. Tuttavia, come abbiamo avuto modo di vedere anche in approfondimenti precedenti, il nazionalsocialismo si presenta come un miscuglio, talvolta anche abbastanza intricato e confuso, di politica, ideologia, credenze e fissazioni, la maggior parte delle quali sicuramente figlie del loro tempo. In questo miscuglio ci fu anche il tentativo di “dare alla luce” una generazione geneticamente perfetta che trasformasse in realtà l’utopia del Führer di creare il suo Reich millenario

Le origini dell’ossessione
Al giorno d’oggi è ormai di pubblico dominio l’assunto secondo il quale ai nazisti non interessi solo l’eliminazione fisica dell’untermensch, il subumano, ma anche la “pulizia” del sangue tedesco da qualsiasi influsso negativo, sia dal punto di vista razziale che da quello psico-mentale, in nome di un vero e proprio progetto di igiene pubblica. Infatti, ben prima dell’Olocausto, ben prima dei campi di sterminio e ben prima degli ebrei, i nazisti assassinano centinaia di migliaia di cittadini tedeschi “geneticamente inaccettabili” in quello che è un vero e proprio banco di prova per la Soluzione finale, di cui avremo modo di parlare in successivi approfondimenti. Contemporaneamente a ciò, i gerarchi di Hitler e i suoi genetisti si domandano come evitare che questi problemi genetici si ripresentino fra una o due generazioni, quando, ovviamente secondo la loro visione, saranno ancora al potere.

Prima ancora della nomina di Hitler al cancellierato, il Reichsführer delle SS, Heinrich Himmler, crea l’ennesima ramificazione del suo efficiente apparato: l’Ufficio Centrale per la Razza e l’Insediamento (RuSHA), inizialmente diretto dall’Obergruppenführer delle SS Walther Darrè, un convinto nazionalsocialista della prima ora. Scopo principale di questo ufficio, a sua volta suddiviso in numerose ramificazioni, è quello di accertare la purezza razziale e biologica dei membri delle SS. In particolare, una volta effettuate le dovute ricerche del caso, ai membri del corpo d’élite di Hitler viene rilasciato un certificato che attesta la purezza sanguinea dell’interessato e dei suoi parenti a partire da diverse generazioni precedenti. Questa certificazione è direttamente collegata ad un altro scopo del RuSHA, decisamente non secondario: quello di individuare gli ufficiali e i soldati delle SS che verranno scelti per dare avvio alla nuova generazione che proseguirà il sogno del loro Führer. Per chiudere il cerchio, al RuSHA viene inoltre conferito il compito di autorizzare l’unione matrimoniale delle SS, ossia appurare l’idoneità razziale delle loro consorti.

Le cliniche Lebensborn
Il progetto utopistico di creare la generazione perfetta diventa realtà alla fine del 1935, quando viene creata in tutto il Reich una rete di cliniche dedicate all’assistenza dei futuri nascituri. Queste cliniche saranno sottoposte alla direzione della Società Lebensborn (Sorgente di vita), gestita direttamente dagli uffici delle SS. La propaganda nazista inizia una martellante campagna per un popolamento coscienzioso della Germania, la quale secondo i calcoli di Himmler dovrà arrivare a 120 milioni di abitanti entro il 1980 (un censimento tedesco del 1939 registra 69 milioni di abitanti; ad oggi la Germania ha 82 milioni di abitanti). Il messaggio propagandistico è rivolto principalmente a due tipologie di individui: i primi sono i soldati delle SS. Ad essi viene chiesto di trovarsi delle donne tedesche razzialmente accettabili con cui unirsi sessualmente a scopo procreativo, per poi affidare le cure del neonato alle cliniche del progetto Lebensborn. Dopo il parto, la clinica avrebbe finanziato interamente l’assistenza al neonato e alla madre; nel caso in cui il nascituro non avesse corrisposto ai criteri biologici e razziali stabiliti, veniva affidato insieme alla madre ad un ente di previdenza sociale, parimenti gestito dalle SS. Da questo punto di vista le aspettative di Himmler e dello Stato maggiore delle SS vengono ampiamente disattese: di quasi 240 mila soldati delle SS, solo 8 mila risponderanno all’appello del loro Führer. La seconda figura destinataria del progetto Lebensborn è quella delle ragazze madri: una volta certificata la loro purezza razziale, le ragazze sole in stato di gravidanza potevano evitare l’aborto affidandosi alle cliniche, che nel frattempo erano diventate 6 in tutto il territorio tedesco alla data del 1 settembre 1939. Spingere le ragazze fra le braccia del progetto Lebensborn invece che farle propendere per l’aborto era chiaramente un’altra manovra di Himmler per incrementare la natalità tedesca; entro la fine del conflitto, saranno quasi 2 mila i neonati partoriti da ragazze madri all’interno di queste cliniche.

L’andamento negativo delle vicende belliche tedesche sconvolge notevolmente i piani del progetto. Alcuni paesi occupati dalle truppe tedesche, in particolare quelli del Nord Europa, vengono riconosciuti idonei per far accoppiare i soldati con donne locali, dopo che, inutile dirlo, queste ultime siano state certificate da un comitato razziale delle SS. Sulla carta il concetto è semplice: i maschi tedeschi in età fertile sono quasi tutti al fronte, inoltre l’ampliamento smisurato dei teatri bellici necessita di sempre più soldati, quindi il popolamento deve essere velocizzato il più possibile. Naturalmente a noi oggi sembra assurdo che i tedeschi potessero anche solo pensare di addestrare una nuova generazione alla guerra, dal momento che il conflitto durò “solo” 6 anni, ma in quel momento essi pensavano veramente di vincere la guerra entro qualche mese, o nel caso più sfortunato di procrastinarla indefinitamente fino al dissanguamento degli Alleati. Risulta curioso osservare come questo modus operandi sia rintracciabile anche nell’arruolamento delle Waffen SS, quelle destinate al combattimento: dopo le prime sconfitte tedesche, esse vengono raccolte in quasi tutti i paesi occupati, in barba ai numerosi criteri biologici e razziali. Tornando all’ampliamento di Lebensborn al di fuori della Germania, la pratica risulta essere ben diversa dalla teoria; le donne vengono stuprate dai soldati e poi rapite per essere portate a partorire all’interno delle cliniche preposte, costruite ora anche nei paesi occupati. Queste cliniche sono in realtà dei veri e propri bordelli per gli ufficiali e i soldati.

Alla fine del conflitto, si conteranno quasi 250 mila bambini nati nelle cliniche Lebensborn da madri non tedesche. Di questi, secondo i dati della Croce Rossa, almeno 40 mila morirono successivamente nei campi di sterminio, in quanto non soddisfacevano i criteri razziali. Per gli altri, fortunatamente la guerra finì prima che raggiungessero l’età per diventare i “guerrieri d’élite della razza eletta”. Si stima che solo il 15% di loro fece ritorno al paese o alla famiglia d’origine. Alle madri non venne riservato un trattamento migliore: quelle che riuscirono a ritornare in patria vennero quasi tutte ripudiate dai loro concittadini per aver avuto rapporti sessuali con i soldati tedeschi.

Lorenzo Pasquali

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