Giappone: donne, musica e arte

Giappone: donne, musica e arte

Giappone: donne, musica e arte

Immaginiamo di avere tra le mani una penna e davanti agli occhi un gigantesco foglio, completamente bianco se non per un’unica scritta posta al centro, dove possiamo leggere “Giappone”. Quali parole ci verrebbero in mente per riempire questo enorme spazio vuoto? Quali correlazioni può produrre la mente di un abitante dell’Occidente quando gli viene chiesto di puntare lo sguardo sulla lontana realtà giapponese?

Negli ultimi anni abbiamo assistito a una sorta di “nipponizzazione”, entrata gradualmente a far parte della nostra quotidianità sotto vari aspetti. Il Giappone si era distinto sul finire del ‘900 per il suo rigore e la sua innovazione in termini economici e tecnologici, creando un vero e proprio modello ed esempio di innovazione da cui hanno preso spunto diverse realtà aziendali europee. Sicuramente, se ora ci recassimo in una biblioteca per cercare una “leggera” lettura sui processi produttivi o sulla tanto decantata Lead Innovation, troveremo a più riprese svariati modelli di stampo nipponico, come ad esempio il famoso caso della Toyota. Infatti, parole quali “industria”, “azienda”, “economia” e “tecnologia” troverebbero posto sul nostro foglio di Brain Storming. Tuttavia, se siete figli degli anni ’80 e ’90 è più facile che voi stiate pensando ad un lessico differente e di stampo più artistico-culturale: “manga”, “anime”, “videogiochi”, “buddhismo”, “computer”, “sushi”, “wasabi” ecc…

Si può dire che la nostra “nipponizzazione”, in realtà, non sia altro che la nostra personale visione (di Occidentali) e la rappresentazione di ciò che crediamo/immaginiamo essere il Giappone e la sua cultura. Sarebbe inutile, in così poco spazio, tentare di ricercare un punto di vista meno eurocentrico riguardo alla tradizione asiatica, anche perché il risultato di tale ricerca non sarebbe comunque privo di luoghi comuni e stereotipi. Tuttavia, possiamo cercare di istituire un confronto nella storia di questi mondi diametralmente opposti, in particolar modo nelle loro espressioni artistico-musicali.

La musica è un elemento estremamente importante nella tradizione giapponese, tanto da essere spesso presente all’interno delle stampe dell’ukiyoe, anche chiamate “immagini del mondo fluttuante”. Queste rappresentazioni, entrate in auge durante il periodo Edo (quindi tra il 1600 e il 1868), si caratterizzano per rappresentare la quotidianità degli abitanti del Giappone. Da ciò possiamo dire che la musica riveste un ruolo molto importante nella costruzione dell’identità, ed è infatti anche un elemento fondativo che accompagna molti aspetti della tradizione artistica nipponica come il teatro, i matsuri (le feste tradizionali), la pittura, la religione e la letteratura. Sarebbe interessante approfondire ciascuno di questi aspetti, ma per accontentare i diversi gusti ci limiteremo a qualche curioso cenno.

Religione:

All’interno del pantheon buddhista la componente musicale gode di una propria divinità: Benzaiten, dea della Musica e della Fortuna. La figura di questo nume trae le sue origini dalla dea induista Sarasvati, la personificazione del fiume indiano da cui prende anche il nome (non per niente in sanscrito Sarasvatī significa “colei che scorre”). La componente caratterizzante del fiume viene però persa nel momento in cui Sarasvati fa il suo ingresso nel pantheon buddhista come Benzaiten; le rappresentazioni delle due dee divergono praticamente in tutto, l’unico elemento che le accomuna, simboleggiando il loro collegamento originario, è lo strumento musicale, che le rende protettrici della Musica in quanto arte (Figura 1). È interessante notare la differenza che intercorre tra questa realtà e quella dell’antico pantheon greco e romano, a noi più vicina: nel nostro immaginario infatti il dio della Musica è Apollo, un uomo.

Figura 1: Benzaiten (Sinistra), Sarasvati (Destra).

Arte e intrattenimento:

La storia della musica occidentale è dominata da una presenza prevalentemente maschile, diverso è invece il discorso per il Giappone. Qui la musica è strettamente connessa al mondo dei sentimenti, delle emozioni e della fragilità, pertanto, era vicina all’ambiente femminile delle corti. In campo artistico, le donne di corte vengono rappresentate rigorosamente all’interno delle mura domestiche, con abiti con motivi raffiguranti conchiglie e vedute dell’isola di Enoshima sui paraventi, intente a suonare; questi sono tutti simboli che rimandano alla dea della Musica Benzaiten (Figura 2).

Figura 2: Katsukawa Shuntei, dalla serie Le Sette divinità della Fortuna per l’associazione di poesia Hanagosa.

Un altro collegamento tra le donne e la musica è offerto dai quartieri di piacere, dove le geisha intrattengono gli uomini suonando vari strumenti (è opportuno fare una precisazione e sfatare un mito: le geisha non sono prostitute, bensì artiste il cui compito di intrattenimento non è collegato a pratiche sessuali). La geisha è considerata un’artista raffinata e all’interno dei dipinti viene rappresentata con lo shamisen, strumento di piccole dimensioni, facilmente trasportabile e che si presta bene alle esibizioni di queste donne, fatte di musica, danza e canto. Si può capire l’estremo prestigio dell’arte di una geisha nel momento in cui si nota la differente rappresentazione che accompagna lo shamisen: tutti gli altri strumenti, come ad esempio il koto, vengono raffigurati mentre le cortigiane sono intente a suonare, donando al gesto anche una forte carica erotica; invece nelle raffigurazioni lo shamisen non è solo un contorno accessorio per risaltare le virtù della donna, ma diventa un vero e proprio protagonista, un soggetto accanto alla geisha e per tal motivo viene dipinto nei minimi dettagli, includendo le varie fasi: dalla preparazione prima dell’esibizione, al modo in cui viene suonato. Gli uomini che si recano nei quartieri di piacere non ammirano solamente le melodie, la bellezza e la bravura, ma vengono colpiti anche dallo strumento, dalla preparazione minuziosa dell’esibizione e dalla tecnica con cui le donne suonano.

Eleonora Acito

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