Dalla peste di Atene al Covid-19

Dalla peste di Atene al Covid-19

Dalla peste di Atene al Covid-19

Le epidemie della storia

Il corso della storia è stato tristemente segnato dall’insorgere e dal diffondersi di un gran numero di malattie, epidemiche e pandemiche, che fin dall’antichità hanno provocato gravissimi danni di ordine demografico, economico, sociale, politico e religioso. La ricerca scientifica ha spesso aiutato a contrastare e, nei casi fortuiti, a debellare per sempre queste patologie, ma nonostante gli sforzi alcune di esse continuano a presentarsi, mutando la propria facies e diventando sempre più aggressive. L’intento di questo articolo è “rovistare” nel passato per scoprire le terribili malattie vissute dai nostri antenati, fino a giungere ai giorni nostri… Attualmente, siamo chiamati ad un’enorme prova di responsabilità e di coraggio. Senza cadere in inutili e dannosi allarmismi, è importante rendersi conto il prima possibile che l’unico modo per contrastare questo virus è combattere tutti insieme. Come? Rispettando le regole. Tutti! Questo non è un gioco, ma la cruda realtà e ne usciremo, senza ombra di dubbio, ma a che prezzo se alcuni continueranno ad agire in modo sconsiderato? Ai posteri l’ardua sentenza. A voi, invece, buona lettura.

La peste di Atene
Chiamata così perché colpì duramente la città-stato greca, per poi diffondersi nel Pireo e nel Mediterraneo orientale, durante la guerra del Peloponneso nel 430 a.C., questa epidemia portò alla tragica morte di un impressionante numero di persone (tra le 50.000 e le 300.000), tra cui lo stratega ateniese Pericle. Le cause sarebbero da ricercare nell’affollamento dei rifugiati dalle campagne alle città, fatto che condusse alla scarsità di cibo e acqua, nonché all’accumulo di rifiuti, con conseguente invasione di ratti, mosche e zanzare. Ad oggi, la maggior parte degli studiosi ritiene che quel misterioso morbo altro non fosse che febbre tifoide. Ciò che è certo è che la malattia ebbe effetti devastanti sulla demografia e sui costumi sociali, come riporta lo storico Tucidide in Guerra del Peloponneso. Sembra infatti che molti cittadini rinunciarono a comportarsi onorevolmente perché convinti di essere destinati a morire a breve.

La peste giustiniana
Sotto l’impero di Giustiniano, tra il 541 e il 542 d.C. si sviluppò questa terribile pandemia lungo i territori dell’Impero bizantino. Secondo gli studiosi, il batterio che la causò si chiama Yersinia pestis, che ebbe effetti terribili sulla società dell’epoca. La mortalità era molto alta; gli storici moderni stimano che le vittime giornaliere si aggirassero attorno alle 5.000 nella sola città di Costantinopoli (lo storico Procopio di Cesarea parla invece di 10.000 ma la cifra risulta verosimilmente gonfiata). Di conseguenza, questo morbo provocò il decesso del 40% della popolazione cittadina e determinò senza ombra di dubbio un fortissimo indebolimento della civiltà urbana, già provata in quegli anni di sanguinose guerre e crisi economiche.

La peste nera
Resa celebre da Giovanni Boccaccio, che la descrisse nel suo Decameron, la peste nera fu una pandemia, sorta nel 1346 nel nord della Cina e diffusasi in fasi successive fino all’Europa attraverso la Via della Seta, arrivando a mietere circa 20 milioni di vittime. Si trattava di un’infezione dal batterio Yersinia pestis (quello che aveva già causato in precedenza la pesta giustiniana) che si trasmetteva principalmente dai roditori agli esseri umani. Per l’epoca le conseguenze furono devastanti sotto tutti i punti di vista, demografici, sociali, religiosi, culturali, economici. Inoltre, alla conclusione di questa terribile e vastissima epidemia, la peste continuò a ripresentarsi in Europa, seppur con minore intensità, anche nei secoli successivi.

Il vaiolo
Si tratta di una malattia altamente infettiva causata da due varianti del virus Variola, maior e minor. Questo morbo è tristemente noto per aver decimato le popolazioni indigene d’America, venute a contatto con i conquistatori spagnoli. Il vaiolo è caratterizzato da una mortalità del 30-35% e dalla comparsa di deturpazioni cutanee che si manifestano sulle persone contagiate. Nel 1796 Edward Jenner riuscì a svilupparne il vaccino. Comunemente si ritiene che questa epidemia abbia mietuto oltre 300 milioni di vittime nel corso della storia. Dopo una massiccia campagna di vaccinazione, condotta nel XIX secolo, nel 1979 l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha dichiarato il vaiolo come malattia eradicata.

Il morbillo
Il morbillo è una malattia infettiva, di origine virale, ed endemica, il che vuol dire che è continuamente presente all’interno di certe comunità. Inoltre, è fortemente contagioso, ma una volta contratto porta all’immunizzazione. Il primo sintomo visibile sono le eruzioni cutanee che si presentano sulla pelle dei malati; seguono febbre molto alta, tosse e occhi rossi. Nel corso della sua storia, si stima che abbia causato la morte di centinaia di milioni di persone. Oggi, grazie al cosiddetto triplo vaccino virale, è possibile prevenire il morbillo.

La febbre gialla
Anche detta tifo itteroide, è una patologia infettiva acuta, che provoca febbre, nausea, dolori muscolari e mal di testa. La febbre gialla è causata da un virus a singolo filamento positivo di RNA, trasmesso da zanzare infette (le più pericolose sono le Aedes aegypti). La malattia ebbe la sua origine in Africa, da dove nel XVII secolo si diffuse nel Sud America per mezzo della tratta degli schiavi. Nonostante l’esistenza di un vaccino, è stimato che ancora oggi questa febbre provochi migliaia di decessi, di cui la maggior parte si verifica nel continente africano. Fun fact: pur essendo ampiamente comune nelle zone tropicali (tra il 15° parallelo nord e il 10° parallelo sud), la febbre gialla non è presente in Asia.

Il colera
Originata dal batterio Vibrio cholerae, è una malattia infettiva e contagiosa (endemica in certe zone), che si diffuse soprattutto nel XIX secolo in aree connotate da scarsa igiene e insufficiente disponibilità di acqua potabile. Il colera provoca febbre alta, dolore addominale e rapida disidratazione del corpo. È classificato come una pandemia e nei paesi sviluppati è molto raro. Le aree più soggette alla diffusione di questo virus sono l’Africa e l’Asia sud-orientale e, sebbene il tasso di mortalità tra i malati sia solitamente del 5% circa, questo valore può facilmente arrivare al 50%, se non si ha accesso alle cure necessarie. Si stima che nel corso della storia, questo morbo abbia mietuto milioni di vittime. La strage più grave è stata registrata ai confini del Ruanda, dove nel 1994 a causa del colera morirono tra le 20.000 e le 50.000 persone.

L’influenza spagnola
Ad oggi è considerata l’epidemia più letale dei tempi moderni, per il fatto che nel breve tempo in cui ha agito, tra 1918 e 1920, ha determinato la morte di circa 50 milioni di persone. Inoltre, questa pandemia influenzale, causata da un ceppo virale H1N1, colpì principalmente giovani adulti precedentemente sani, provocando pertanto devastanti conseguenze non solo demografiche, ma anche economiche nel XX secolo. Occorre precisare che la sua diffusione fu concomitante alla Prima Guerra Mondiale, un contesto che senz’altro non aiutò a rallentarne il contagio, anzi. Il nome di questa malattia non è da associare al luogo d’origine, ma al fatto che la sua esistenza fu testimoniata dapprima solamente dai quotidiani iberici, dal momento che la Spagna non era coinvolta nel conflitto e quindi la sua stampa non era soggetta a censura.

L’influenza asiatica e l’influenza di Hong Kong
Si tratta di due pandemie influenzali di origine aviaria, differenti solamente per il ceppo d’origine. La prima, un virus A H2N2, arrivò a mietere circa 1,1 milioni di vittime tra il 1957 e il 1960, mentre la seconda, l’influenza di Hong Kong, si presentò nell’omonima città cinese nel 1968, per poi diffondersi negli Stati Uniti. Si stima che il numero di vittime a livello mondiale oscillò tra 750.000 e 2 milioni.

La SARS
La sindrome respiratoria acuta grave è una malattia virale, che colpisce l’apparato respiratorio e che è causata dal virus SARS-CoV (anche noto come coronavirus per la tipica forma “a corona” visibile al microscopio). La prima epidemia di SARS comparve nel 2002 nella provincia cinese di Guangdong, per poi diffondersi rapidamente in molti altri paesi fino al luglio del 2003. Grazie alle ricerche del virologo italiano Carlo Urbani è stato possibile identificare questa malattia. Secondo le più recenti ipotesi, portatori sani della SARS sarebbero i pipistrelli. Con un tasso di mortalità del 9,6% la SARS causò quasi 800 vittime, tra cui lo stesso Urbani. Attualmente, non esistono ancora né cure efficaci, né vaccini per prevenirla.

La MERS
Con questo termine, che in italiano potremmo sciogliere in sindrome respiratoria mediorientale da coronavirus, si suole indicare una patologia prodotta da un virus molto simile a quello della SARS, ma con una mortalità molto più alta, pari circa al 34%. Il primo caso accertato fu segnalato nel giugno del 2012 in Arabia Saudita, nella metropoli di Jeddah. Come la SARS, anche la MERS ha come serbatoio i pipistrelli, che secondo l’ipotesi più accreditata sarebbero responsabili della trasmissione del virus nei cammelli e nei dromedari, e di conseguenza anche negli esseri umani. Anch’essa si manifesta con febbre, tosse, dolori muscolari e difficoltà respiratorie. Dall’Arabia Saudita la MERS si è diffusa in modo epidemico nei vicini paesi medio-orientali, per poi causare casi sporadici anche in Europa e negli Stati Uniti. Al momento non esiste alcun vaccino per prevenirla: per contrastarla è quindi fondamentale attenersi a misure igienico-sanitarie adeguate.

L’influenza aviaria
Prende il suo nome dal latino avis “uccello” e consiste in una malattia infettiva altamente contagiosa, che colpisce volatili domestici e selvatici, provocandone in alcuni casi la morte. Questo virus, ascritto al tipo A, può trasmettersi anche negli esseri umani. Generalmente i virus influenzali aviari non causano malattie nell’uomo, tuttavia alcuni ceppi possono infettarlo e causare l’insorgere della malattia e a volte anche della morte. Il primo caso che ha coinvolto l’uomo si verificò nel 1996, anno dopo il quale scoppiarono focolai epidemici in tutti i continenti. Allo stato attuale della ricerca, esiste un vaccino valido per evitare l’infezione, ma il miglior modo per prevenire tale influenza rimane evitare le potenziale fonti di esposizione ai virus: la maggior parte delle infezioni umane, infatti, sono state causate dal contatto diretto con pollame infetto.

L’influenza suina
Si tratta di una malattia respiratoria acuta. Viene causata da virus influenzali di tipo A e colpisce l’apparato respiratorio. Il primo caso dell’insorgere del morbo si verificò in Illinois, negli Stati Uniti, nel 1918 all’interno degli allevamenti di suini. Nel 2009 un sottotipo di influenza suina di tipo A H1N1 si trasmise dai maiali all’uomo. Questo morbo provocò inizialmente numerose vittime in Messico e in seguito circa 600.000 morti in tutto il mondo. Per questo motivo, all’epoca l’OMS la dichiarò una pandemia. Nonostante tutto tale influenza sembra avere un tasso di mortalità molto basso, che oscilla tra lo 0,02% e lo 0,1%, quindi molto inferiore rispetto a quello della normale influenza stagionale. Tuttavia, non è possibile eseguire un calcolo preciso, dal momento che non si conosce il numero esatto delle persone infettate. Al momento esistono quattro vaccini per prevenire questo virus.

Il COVID-19
E siamo arrivati ad oggi. La nostra società si ritrova purtroppo a dover affrontare una malattia infettiva respiratoria, provocata da un virus detto SARS-CoV-2. Allo stato attuale delle conoscenze, le origini di questo virus rimangono ignote, anche se c’è chi ha ipotizzato l’origine animale (forse pipistrelli). Ciò che si sa con assoluta certezza è che il Covid-19 è altamente contagioso e che l’unico modo per riuscire a limitarne la diffusione consiste nel prendere delle rigide precauzioni. I primi segnali dell’epidemia si sono verificati alla fine del 2019, quando le autorità sanitarie della città di Wuhan, in Cina, hanno registrato la presenza di pazienti che mostravano i sintomi di una misteriosa polmonite. Fin da subito si è ipotizzato che si trattasse di un nuovo coronavirus proveniente da una fonte animale. Il Covid-19 ha iniziato presto a diffondersi in molte altre nazioni, come la Corea, il Giappone e l’Italia. A partire dal 23 gennaio 2020 la città di Wuhan è stata messa in quarantena, con la sospensione di tutti i trasporti pubblici in entrata e in uscita. L’11 marzo del 2020 l’OMS ha dichiarato il Covid-19 una pandemia, con più di 126.000 contagi e oltre 4.000 morti in tutto il mondo; è la seconda del secolo (la prima fu infatti quella del 2009). I sintomi sono febbre, tosse, spossatezza, difficoltà respiratorie, mentre nei casi più gravi il virus può portare a polmonite, insufficienza renale acuta e persino alla morte. Allo stato attuale della situazione, non è ancora possibile affermare né quando questa pandemia terminerà, né quale sarà il bilancio finale delle vittime. Per ora, ciò che possiamo e dobbiamo assolutamente fare è rispettare alla lettera le leggi e i divieti imposti, nonché cercare di limitare al minimo gli spostamenti. 

Giulia Nanni

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