La chiave di Dunkerque

La chiave di Dunkerque

La chiave di Dunkerque 

Curiosità dalla guerra

Il Caso Giallo

Siamo nel maggio del 1940: le forze armate del Terzo Reich hanno iniziato la grande crociata voluta dal loro Führer, Adolf Hitler, che li ha portati alla conquista dell’Austria, della Cecoslovacchia e della Polonia. Poi il loro sguardo si è rivolto all’Occidente: Danimarca, Norvegia, Olanda, Belgio e Lussemburgo sono già caduti, ora si combatte in Francia. Con l’inizio dell’operazione Fall Gelb (Caso Giallo), la Wehrmacht tedesca scatena la sua terribile blitzkrieg contro l’Europa Occidentale, travolgendo i deboli eserciti dei paesi invasi, fino a scontrarsi con lo storico nemico della Germania, la Francia. All’epoca, l’esercito francese è considerato il più numeroso e il più potente del mondo, ed è questa l’ottica in cui ci dobbiamo porre per immedesimarci nella mente di Hitler e dei vertici militari tedeschi in quel maggio del 1940. Sono veramente pochi i generali tedeschi che credono nella riuscita dell’operazione, tutti hanno in mente l’avanzata tedesca nella pianura francese nel 1914, durante la prima guerra mondiale, trasformatasi poi in una logorante guerra di posizione. Come ben sappiamo, grazie alla manovra “a colpo di falce”, le divisioni corazzate tedesche, seguite dalla fanteria, attraversano la fitta foresta delle Ardenne aggirando a nord la linea Maginot, il principale sistema difensivo francese, dilagando dietro di essa e cogliendo completamente di sorpresa l’alto comando francese. A questo punto la Wehrmacht ha tutte le carte in regola per impiegare efficacemente la tattica della blitzkrieg, ovvero la coordinazione tra l’aviazione e i reparti corazzati, i quali questi ultimi agiscono autonomamente, non più in appoggio alla fanteria come voleva la tradizionale dottrina militare, ancora in uso tra le forze anglo-francesi. Grazie ad essa, le armate francesi vacillano e si sfaldano una dopo l’altra, permettendo ai tedeschi di avanzare in maniera estremamente veloce, facendo oltretutto un numero spropositato di prigionieri. Nemmeno l’invio di un corpo di spedizione britannico (il BEF, British Expeditionary Force) oltre la Manica servirà a rallentare la disfatta francese; eppure, forse è proprio grazie a quest’ultimo se gli eventi successivi si sono svolti così come li conosciamo. 

La sacca di Dunkerque

L’uscita nel 2017 del film di Nolan intitolato appunto Dunkirk ha reso celebre per il grande pubblico questa epopea, esaltando il miracolo inglese di portare in salvo, come sappiamo, la quasi totalità del corpo di spedizione britannico oltre ad un gran numero di unità francesi, tutti rimasti intrappolati da una sacca creatasi a causa della fulminea avanzata tedesca. La domanda che ora
vogliamo proporvi è la stessa che decine di storici si sono fatti dal dopoguerra fino ad oggi: perché i tedeschi non hanno percorso quella piccola distanza che li separava dalle unità nemiche, chiudendo la sacca e annientandole?

Facciamo quindi un passo indietro e torniamo al 24 maggio, nel pieno dell’avanzata tedesca. Le avanguardie della Wehrmacht raggiungono il canale Aa, a sole venti miglia da Dunkerque, dove si sono già radunate diciannove divisioni alleate. La penetrazione tedesca nel territorio è stata talmente rapida che una delle unità corazzate, la Settima Panzerdivision, comandata da un generale che in seguito darà parecchio filo da torcere agli Alleati, Erwin Rommel, si meriterà l’appellativo di divisione fantasma. Dunque, sia al comando tedesco che a quello alleato appare chiaro che alle unità della Wehrmacht basta fare un piccolo balzo in avanti per intrappolare le rimanenti forze alleate, stringendole a tenaglia tra la costa della Manica e i cunei corazzati tedeschi. Ecco che, in modo del tutto inaspettato, la sera di quello stesso 24 maggio giunge dall’Alto Comando tedesco un Führerbefehl, un ordine diretto di Hitler, che blocca tutte le divisioni corazzate sulla linea del canale Aa, di fronte a Dunkerque. L’ordine di Hitler non è accolto in modo unanime dai membri dell’Alto Comando tedesco: il generale Von Rundstedt, comandante in capo del gruppo di armate A, e il feldmaresciallo Göring, comandante in capo della Luftwaffe, appoggiano Hitler; mentre i generali Halder e Brauchitsch si oppongono a tale ordine. Cosa ha portato il Führer a fermare l’avanzata del suo esercito, proprio nel momento in cui era sul punto di infliggere il colpo di grazia agli Alleati?

Su questo dilemma si possono fare solo ipotesi e congetture dal momento che, come abbiamo detto, gli storici non sono tutti d’accordo sulle sue motivazioni. In primo luogo, la mattina del 24 maggio, il generale Von Rundstedt consigliò ad Hitler di far attestare le divisioni corazzate sulle loro posizioni per permettere alla fanteria di raggiungerle, in modo da radunarsi e sferrare una seconda offensiva nel settore meridionale, verso la Somme e Parigi. Infatti, solo a posteriori sappiamo oggi che la campagna di Francia terminerà da lì a qualche giorno con la sua resa totale, ma in quel momento, nonostante la disfatta delle forze armate francesi fosse incombente, in realtà il territorio occupato dai tedeschi era una porzione veramente esigua rispetto alla totalità del Paese, quindi non era illogico per Hitler e i suoi generali pensare che le unità corazzate sarebbero poi servite per occupare tutto il resto della Francia. In secondo luogo, il feldmaresciallo Göring assillava Hitler già da qualche giorno cercando di convincerlo a far in modo che fosse la sua Luftwaffe a liquidare le truppe alleate ammassate sulle spiagge di Dunkerque, per avere la sua parte di gloria. Dopotutto, l’antagonismo fra le diverse forze militari del Terzo Reich sarà una costante per tutto il corso del conflitto; ecco una lettera sulla faccenda scritta dal generale Halder:

Nei giorni che seguirono (il 24 maggio), si venne a sapere che la decisione di Hitler fu essenzialmente dovuta all’influenza di Göring. Per Hitler il rapido movimento dell’esercito, movimento di cui non poteva capire i rischi o le prospettive di successo a causa della sua mancanza di istruzione militare, assunse tratti pressoché preoccupanti. Era continuamente preso da un sentimento di ansietà, come se dovesse profilarsi un rovescio… Goring, che conosceva bene il suo Führer, approfittò di questo stato di ansietà. Gli propose di portare a termine la grande battaglia di aggiramento solamente con la sua Luftwaffe. Il motivo della sua proposta era tipico di un uomo ambizioso e senza scrupoli quale era.

Queste manie di protagonismo di Göring, aggiunte alla sua presunzione e alla mancanza di scrupoli si dimostreranno fatali anche nella successiva battaglia d’Inghilterra, che avremo modo di analizzare prossimamente. Infine, l’ipotesi che abbraccia a più ampio respiro la situazione generale in questo primo anno del conflitto riguarda i reiterati tentativi di Hitler, più o meno camuffati, per raggiungere una pace separata con la Gran Bretagna. Infatti, più volte il Führer, prima e durante la guerra, espresse la sua idea secondo la quale i popoli nordici avevano radici ariane come il popolo tedesco. Inoltre, era risaputo che Churchill fosse anticomunista, come molti in Gran Bretagna, quindi Hitler tentò in vari modi di convincere il primo ministro britannico ad unirsi al Terzo Reich nella sua crociata antibolscevica, che sarebbe cominciata un anno più tardi. Per tirare le somme dunque, Hitler avrebbe intenzionalmente permesso al BEF e alle rimanenti forze francesi di attraversare la Manica raggiungendo la salvezza in Inghilterra (con l’attuazione dell’operazione Dynamo), dimostrando a Churchill le sue “buone intenzioni”.

Per concludere, che il motivo sia veramente stato uno di quelli elencati oppure una commistione degli stessi, rimane il fatto che fermando le divisioni corazzate, Hitler concesse agli Alleati una settimana di respiro (i tedeschi si fermano il 24 maggio, mentre l’evacuazione degli anglo-francesi ha luogo fra il 26 maggio e il 2 giugno) per organizzare e portare a termine l’operazione Dynamo. Con l’attuazione di quest’ultima, circa 340.000 soldati alleati raggiungono l’Inghilterra (la quasi totalità delle forze britanniche in patria), con due fondamentali conseguenze. La prima di ordine prettamente militare: grazie al rientro dell’esercito, la Gran Bretagna poteva ritenersi difendibile nel caso di un’invasione; la seconda, probabilmente più importante a lungo termine, di ordine psicologico: in patria Churchill seppe sfruttare abilmente il “miracolo di Dunkerque” spacciandolo per una vittoria attraverso un discorso che passerà alla Storia, garantendo al morale della popolazione britannica quel sostegno di cui aveva tanto bisogno in quel momento e conservandolo intatto per tutta la durata del conflitto. Chiudiamo con una successiva lettera del generale Von Rundstedt:

La tregua di Dunkerque condusse a uno dei grandi punti cruciali della guerra.

Lorenzo Pasquali

 

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