Piccole donne

Piccole donne

Piccole donne

Il trionfo della femminilità

Hollywood colpisce ancora e questa volta lo fa con un film destinato probabilmente a vincere l’Oscar! Ebbene sì, il potere persuasivo del cinema non smetterà mai di stupirmi e di affascinarmi. Completamente travolta dal seguito mediatico che Piccole donne, film diretto da Greta Gerwig, aveva suscitato negli ultimi mesi del 2019, decisi di intraprendere la lettura dell’omonimo romanzo di Louisa May Alcott, per essere pronta alla ricezione della pellicola (nelle sale italiane dal 9 gennaio 2020). Devo ammetterlo, non avevo mai letto Piccole donne. Pur costituendo un classico senza tempo, ho sempre anteposto a questo genere di romanzi le storie di avventura e d’amore. E così, mentre salpavo per i sette mari con il Corsaro Nero o piangevo la tragica fine di Anna Karenina, ho del tutto abbandonato in un cassetto Piccole donne, convinta (che fessa!) che mi sarei imbattuta in un romanzo datato e senza colpi di scena. Bene, sono felice di riconoscere il mio errore, perché non mi sarei potuta sbagliare di più!

Ho divorato il romanzo della Alcott in pochi giorni e, assalita da quel vuoto che mi pervade ogni volta che finisco la mia serie tv preferita, mi sono precipitata nella libreria più vicina per acquistarne il seguito: Piccole donne crescono. Se il primo libro mi era piaciuto, il secondo mi ha totalmente conquistata, anche perché una luce nuova viene proiettata sulla vita delle quattro protagoniste ‒ Meg, Jo, Beth e Amy. Abbandonati i giochi e i capricci della tenera età infantile che avevano contraddistinto Piccole donne, nel secondo capitolo della saga le quattro sorelle March devono affrontare l’età adulta, alle prese con matrimoni, lavoro, figli…e funerali. La coralità dell’opera consente ad ogni lettrice (o lettore) di calarsi nei panni di una delle protagoniste. Indubbiamente, per il mio carattere testardo e impulsivo (e la lingua lunga!!!) mi è risultato piuttosto naturale immedesimarmi in Jo, che inoltre ‒ come me ‒ è spinta dal grande desiderio di diventare una scrittrice di successo.

Con un’essenza al contempo sentimentale, ludica e didascalica, la storia delle sorelle March offre importanti spunti di riflessione, nonché momenti di svago e, perché no, anche occasioni di qualche lacrima. I romanzi della Alcott hanno l’enorme potere di calare i lettori in un’atmosfera intima e famigliare, quasi come se le difficoltà e le gioie, che le quattro protagoniste devono affrontare, vengano vissute in prima persona anche da chi legge. Sono rimasta stupita dal modo in cui, in non poche parti di Piccole donne, abbia avuto la strana sensazione di essere ‘raccontata’ e capita nei miei sogni di bambina, nelle paure e insicurezze che hanno segnato la mia adolescenza. È come se la Alcott prendesse per mano ogni giovane donna per guidarla attraverso un mondo indubbiamente difficile, segnato da ingiustizie e maschilismo, in cui è importante credere sempre in se stesse e non perdere mai la speranza, soprattutto quando la vita si fa più dura…

Rimaste sole a causa della guerra, che per molto tempo ha tenuto lontano da casa il signor March, la signora March e le quattro figlie si rimboccano le maniche, facendo i conti con la povertà e con i doveri che ognuno deve imparare ad assumersi per il bene collettivo. Non mancano, ovviamente, i momenti di fragilità, in cui le giovani ragazze, vedendo la vita delle loro coetanee, vengono rapite dall’invidia e rivendicano per sé una condizione più semplice, connotata dal lusso e dal benessere. Ma è proprio qui che arriva il primo insegnamento morale della Alcott: un’improvvisa malattia che colpisce il signor March costringe la moglie ad accorrere in suo soccorso e le figlie, in balìa di se stesse e in preda alle peggiori sensazioni sul destino del loro amato padre, comprendono sulla propria pelle quali siano i doni più grandi che la vita può offrire, ossia l’amore e la salute di famigliari e amici. Non mancano ovviamente anche momenti di svago, in cui si vedono le quattro sorelle inventarsi mille modi nuovi ed ingegnosi per passare il tempo e divertirsi: queste sono state senza dubbio le pagine che mi hanno entusiasmata di più, ricordandomi come grazie alla fantasia e allo “sbuzzo” personale si possa dar vita ad un mondo magico e meraviglioso (cosa che la nostra società cerca troppo spesso di farci dimenticare).

Nel secondo capitolo, la storia prende una piega leggermente diversa come accennavo sopra: a tre anni di distanza dagli eventi conclusivi del primo romanzo, Piccole donne crescono inizia con il matrimonio di Meg, la maggiore delle quattro sorelle. Inizialmente questo distacco viene vissuto negativamente dal resto della famiglia, ma che cos’è il dolore se non lo strumento attraverso cui facciamo esperienza e maturiamo? La partenza della primogenita dal nucleo famigliare spinge anche le sue sorelle più piccole a cercare la propria strada nel mondo e così ognuna inizia ad interrogarsi su se stessa e sugli obiettivi da raggiungere. C’è chi per realizzarsi dovrà affrontare un viaggio oltreoceano, chi invece, partita per trovare se stessa, finirà per trovare l’amore e chi infine rimarrà vicino alla propria famiglia, godendosi i pochi, ma felici anni che il destino le ha concesso. 

Ci sarebbero mille altre cose da raccontare su Piccole donne e Piccole donne crescono, ma preferisco lasciare ad ognuno di voi il piacere di scoprirle. Per ora posso solamente augurarmi che il film non deluda le mie altissime aspettative. In ogni caso, lo devo ringraziare già per il semplice fatto di avermi spronata ad avvicinarmi alle opere della Alcott, la quale ‒ secondo la mia modesta opinione ‒ è magistralmente riuscita a dar vita non ad un manifesto femminista, quanto piuttosto ad un sincero e delicato elogio della femminilità, colta in ogni suo aspetto.

Giulia Nanni

Tags: , , , , , ,

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.