In guerra senza la Gran Bretagna?

In guerra senza la Gran Bretagna?

In guerra senza la Gran Bretagna?

Appuntamento con la fantastoria

Come sarebbe cambiato il corso degli eventi se la Germania hitleriana non avesse invaso l’Unione Sovietica nel giugno del 1941? Oppure se i Giapponesi avessero attaccato i confini orientali sovietici invece che affondare la flotta statunitense a Pearl Harbor?
In occasione dell’anniversario dell’ingresso degli Stati Uniti d’America in quello che si rivelerà uno dei conflitti più disastrosi della storia dell’umanità, concediamo un po’ di spazio all’immaginazione e alla così detta “fantastoria”, cercando di immedesimarci nelle menti di chi, ormai quasi ottanta anni fa, ha segnato il corso della storia più recente.

Come tutti sappiamo, il 7 dicembre 1941, quel “giorno che vivrà segnato dall’infamia”(1), come dichiarerà solennemente il presidente Franklin D. Roosevelt, l’aviazione e la marina dell’Impero giapponese attaccano la flotta degli Stati Uniti ancorata nella baia di Pearl Harbor, alle isole Hawaii. Il giorno successivo, durante un discorso al Congresso degli Stati Uniti e in diretta radio nazionale, il presidente Roosevelt assicura al suo Paese un biglietto di sola andata per la Seconda Guerra Mondiale, schierandosi a fianco degli Alleati contro il Giappone. Due giorni dopo, il 10 dicembre, davanti ad una entusiasta folla di gerarchi all’interno del Reichstag, il Führer Adolf Hitler, in quanto alleato del Giappone, dichiara guerra agli Stati Uniti d’America, seguito a ruota dal Duce del Fascismo, Benito Mussolini. Quella guerra che forse non sapremo mai fino in fondo quanto sia costata all’umanità, indubbiamente più di sessanta milioni di vite, diventa veramente mondiale.
Il successivo corso degli eventi è stato ampiamente documentato, analizzato e studiato, sebbene i punti interrogativi rimangano ancora molti. Nonostante il vecchio adagio secondo il quale “con i se e con i ma, la Storia non si fa”, in questa sede cerchiamo per un attimo di dimenticarci del corso degli eventi di cui sopra, per ragionare invece su come sarebbero potute andare le cose se gli Stati Uniti fossero stati posti davanti ad una scelta ben prima di Pearl Harbor.

(1)  Il testo integrale del discorso di Roosevelt si può trovare in www.lasecondaguerramondiale.com

L’ora più buia
Torniamo quindi al momento immediatamente precedente agli avvenimenti storici sopra elencati: per l’Impero britannico i mesi tra la primavera e l’estate del 1940 rappresentano probabilmente il periodo più oscuro di tutto il conflitto. Il 9 aprile di quell’anno la Germania cala la sua letale ascia sulla Danimarca e sulla Norvegia, poi, nel maggio successivo, l’esercito tedesco sferra l’attacco all’Europa occidentale. Belgio, Lussemburgo e Olanda cadono in pochi giorni; la Francia, schierata dietro la linea Maginot con il suo esercito, considerato uno dei più potenti del mondo dopo la vittoria nella Prima Guerra Mondiale, cade in poco più di un mese sotto i colpi fulminei e sbalorditivi della blitzkrieg tedesca, nonostante l’intervento di un corpo di spedizione britannico. Il mondo è incredulo: la Germania di Hitler ha paralizzato e conquistato gran parte dell’Europa. Ora l’Impero britannico rimane da solo ad affrontare le potenze dell’Asse: i soldati tedeschi che sorvegliano le coste francesi della Manica distinguono chiaramente le scogliere inglesi oltre il canale, a qualche decina di chilometri. L’Italia, uscita dalla sua condizione di non belligeranza, ora minaccia direttamente le colonie britanniche in Africa orientale e settentrionale. Infine, l’Impero giapponese prosegue la sua espansione nel Pacifico meridionale, espugnando una ad una le isole che compongono gli arcipelaghi controllati dagli inglesi o dai loro alleati. Questi ultimi attendono la prossima mossa di Hitler, che risulta chiara ormai a tutti: al Führer non resta che attraversare quella striscia di mare e travolgere il Regno Unito, come ha appena fatto con il resto dell’Europa. Sappiamo però bene che ciò non succederà: la Luftwaffe tedesca non riuscirà mai ad ottenere la supremazia sui cieli inglesi, impedendo in questo modo lo sbarco delle proprie truppe di terra; inoltre, la guerra parallela di Mussolini in Grecia e in Africa farà acqua da tutte le parti e costringerà i tedeschi ad intervenire in difesa dell’alleato, distogliendoli dai loro obiettivi primari. Ma eccoci giunti al nostro bivio, facciamo quindi un passo indietro.

La posizione degli Stati Uniti
A questo punto della guerra, il 1940 poteva davvero essere l’anno chiave del conflitto? Anche se naturalmente ci si potrebbe sbizzarrire in congetture e ragionamenti al limite dell’immaginario, cerchiamo di rimanere con i piedi per terra analizzando la reale situazione di quel momento.
Quando, nel 1939, la guerra scoppia in Europa, la forza militare degli Stati Uniti è decisamente inferiore alla media dei paesi europei. Il suo esercito è infatti composto da circa 170.000 uomini, un numero ridicolo rispetto alla dottrina militare dell’epoca, ed il suo livello negli armamenti e negli equipaggiamenti risale alla fine della Prima Guerra Mondiale. In questo momento l’opinione pubblica americana è assolutamente disinteressata alla crisi europea e ritiene che gli Stati Uniti dovrebbero permanere nel loro stato isolazionistico. L’atteggiamento del Presidente Roosevelt rispecchia questa visione, dal momento che allo scoppio delle ostilità in Europa dichiara timidamente lo stato di limitata emergenza, il quale permette di aumentare il numero di effettivi di sole 17.000 unità e di implementare il loro inadeguato addestramento. Tuttavia, di fronte alla considerevole crescita della sfera di occupazione tedesca all’intera Europa occidentale, negli Stati Uniti ci si inizia a rendere conto che forse la Germania è un nemico con cui si dovranno fare i conti nell’immediato futuro, specialmente perché il Regno Unito è circondato. Questo spiega il motivo per cui, nell’estate del 1940, il Congresso approva la proposta del Presidente Roosevelt di stanziare quasi 2 miliardi di dollari per le spese militari, raddoppiando il numero degli effettivi armati e reintroducendo la coscrizione obbligatoria(2). Lo scopo di Roosevelt è chiaramente quello di aiutare il suo principale partner commerciale, ma prima il Presidente deve riuscire a portare il Congresso e l’opinione pubblica dalla sua parte. Lo strumento che gli permette di raggiungere il suo obiettivo arriva nel dicembre del 1940, per mano dello stesso Winston Churchill. Quest’ultimo infatti, con la capitale del proprio Impero sotto continuo bombardamento, scrive a Roosevelt una lunghissima lettera(3) illustrando ciò che ha rappresentato per l’Impero britannico quella seconda, terrificante metà del 1940, e cosa avrebbe potuto comportare per loro il 1941. Dopo aver elencato le gravi perdite subite dalla Raf e dalla Royal Navy nei mesi precedenti, il primo ministro britannico formula una vera e propria richiesta di aiuto militare ed economico al Presidente Roosevelt, chiedendo di aumentare considerevolmente le forniture militari e finanziarie che gli Stati Uniti stavano già garantendo all’isola assediata. Questa richiesta da parte di Churchill porterà alla ben nota Legge affitti e prestiti con la quale gli Stati Uniti riforniranno incessantemente tutti i paesi alleati, Unione Sovietica inclusa, facendo pendere irreversibilmente la bilancia a loro favore ancora prima del loro diretto intervento nel conflitto. Tuttavia, come si sarebbero comportati gli Stati Uniti se Churchill non avesse avuto il tempo di scrivere questa lettera e i tedeschi fossero sbarcati in Gran Bretagna? Chiaramente un quesito del genere prevede la totale revisione degli avvenimenti a partire dalla tarda estate del 1940, quindi ci limiteremo ad analizzare l’ipotetico comportamento degli Stati Uniti in tale evenienza.

(2) Il Selective Service Act, introdotto per la prima volta il 18 maggio 1917.

(3)  Il testo integrale della lettera di Churchill si trova in A. Petacco, La Seconda Guerra Mondiale Vol. 3, Roma 1981, pp. 364-371.

Fuori i britannici
Come accennato prima, lo sbarco tedesco sulle coste inglesi ‒ la mai attuata operazione Leone Marino ‒ sarebbe dovuto essere preceduto dalla conquista dello spazio aereo inglese da parte della Luftwaffe tedesca. Nell’eventualità in cui quest’ultima fosse riuscita ad annientare la Raf britannica e contemporaneamente la Home Fleet a guardia della Manica, la Wehrmacht tedesca sarebbe stata in grado di attraversare il canale dilagando nell’Inghilterra meridionale, fulcro delle difese britanniche. Presumendo di essere più o meno nel settembre del 1940, gli Stati Uniti sarebbero intervenuti direttamente in difesa di quel partner a cui erano ormai indubbiamente legati? E se lo avessero fatto, come avrebbero potuto procedere in modo efficace?
Dopo aver analizzato la situazione dell’esercito statunitense dopo il primo anno di guerra in Europa, occorre concentrarsi sulla marina e sull’aviazione, le cui avanguardie sarebbero state necessarie per attraversare indenni un Atlantico sempre più infestato dalla Marina tedesca e, ipoteticamente, per consentire all’esercito statunitense di sbarcare in terra britannica. Bisogna però di nuovo ammettere che, all’estate del 1940, gli Stati Uniti non sono ancora in grado di affrontare uno scontro, né in cielo, né in mare. Infatti, storicamente parlando, i primi risultati nella produzione statunitense di armamenti moderni devono essere collocati nell’estate del 1941 (però, ad esempio, il famoso carro armato M4 Sherman, spina dorsale delle forze corazzate, entrerà in servizio solo nel 1942, mentre la sua controparte tedesca, il Panzer IV, era già ampiamente utilizzato nelle PanzerDivison). Anche ipotizzando una rapida accelerazione di questo sviluppo data l’emergenza del momento, non ritengo comunque possibile la sua ultimazione in tempi utili a salvare la madrepatria inglese. Bisogna inoltre considerare che, da parte tedesca, il morale era ai massimi livelli, dal momento che l’invasione della Gran Bretagna avrebbe rappresentato il culmine dello sforzo militare del Reich dopo la conquista dell’Europa Occidentale ed era un evento che tutti i tedeschi di certo attendevano. Infine, affacciandoci a quello che sarà il reale corso degli eventi, possiamo vedere che la prima operazione militare statunitense contro gli italo-tedeschi avverrà solamente nel novembre del 1942 in Nord Africa (Operazione Torch) e sarà possibile solo utilizzando i porti inglesi come base di partenza per la flotta degli Stati Uniti. L’esempio più chiaro rimane l’operazione Overlord, chiave di volta della guerra in Europa: le forze degli Stati Uniti rispetto a quelle dei loro alleati sono preponderanti in questa operazione, ma di nuovo questo successo non si sarebbe verificato senza il possesso e l’utilizzo delle coste inglesi. D’altra parte, già precedentemente alla Legge affitti e prestiti, gli Stati Uniti erano legati a doppio filo con l’Impero britannico, in particolare dal punto di vista economico e finanziario.
Per concludere quindi è ipotizzabile che gli Stati Uniti sarebbero entrati nel conflitto ben prima di poter sfruttare l’attacco a Pearl Harbor come pretesto, se non altro per cercare di salvare le rimanenti colonie britanniche in vista di future operazioni. Molto meno probabile risulta invece un diretto intervento degli Stati Uniti nell’estate del 1940 per contrastare le soverchianti forze tedesche. Tuttavia, come affermato sopra, un evento del genere comporterebbe un ribaltamento generale di tutta la situazione geo-politica del periodo (ad esempio, come si sarebbero comportate le armate italiane in Africa Settentrionale e Orientale dopo l’invasione della Gran Bretagna?), offrendoci copioso materiale per future discussioni.

Lorenzo Pasquali

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