Django Unchained

Django Unchained

La D è muta!

Ultimo capolavoro, in termini cronologici, di Quentin Tarantino considerando i “passi falsi” di The Hateful Eight (2015) e Once Upon A Time In Hollywood (2019).

Questa pellicola del 2012 raccoglie tutti i cavalli di battaglia di Tarantino che vi ho già accennato qualche settimana fa, oltre ad uno straordinario cast che vanta la presenza dell’immancabile Samuel L. Jackson, dell’istrionico Christoph Waltz e del meraviglioso Leo DiCaprio per la prima volta nei panni del villain di turno. L’eroe del Far West, storicamente interpretato dal nostro Franco Nero, diventa qui uno schiavo afroamericano che vive nello sterminato Texas del 1858, e ha il volto di Jamie Foxx.

Django e Broomhilda, marito e moglie, lavorano come schiavi in Texas quando, dopo la tentata fuga, vengono separati e venduti al miglior offerente. Django perde di vista la moglie, finita chissà dove, e viene acquistato dai fratelli Speck. Lungo la strada, i due uomini insieme ai loro schiavi, tra cui Django, vengono fermati dal Dr. Shultz (Waltz) che fa di tutto per convincerli a vendergli quest’ultimo. Dalla trattativa ne viene fuori uno scontro a fuoco che obbligherà l’unico fratello rimasto vivo ad accontentare la richiesta del dentista tedesco.

Shultz, in possesso delle facoltà di proprietario di Django, lo rende libero e gli chiede aiuto per riconoscere alcuni malviventi da catturare per il suo nuovo lavoro: il cacciatore di taglie. L’uomo accetta e i due stringono una forte amicizia. Durante una sosta dal loro cammino, Django racconta al dentista di sua moglie e di come siano stati separati. Shultz, allora, gli propone di lavorare insieme per quell’inverno come cacciatori di taglie, per poi partire alla ricerca dell’amata Broomhilda.

Dopo numerose peripezie, in cui Django impara ad usare magnificamente le armi da fuoco, i nostri due eroi vengono a sapere che la bella Broomhilda è stata acquistata dal famigerato e crudele Calvin J. Candie (Leo), ricco proprietario terriero del Mississippi, appassionato di lotta fra mandingo. Data la passione dello schiavista, a Shultz viene in mente una brillante idea per entrare in contatto con Candie: lui si sarebbe finto un ricco dottore interessato all’acquisto di un mandingo, mentre Django avrebbe dovuto interpretare il ruolo di un negriero esperto di lottatori. Grazie alla bravura negli affari di Shultz e alla determinazione di Django per ricongiungersi con la moglie, i due arriveranno a “Candieland”, nome con cui viene chiamata la dimora di Candie, sperando di trovare l’amata Broomhilda e liberarla dalle grinfie del sadico e violento proprietario.

Il commento

Rischierei di diventare prolisso se esprimessi tutto il mio pensiero su questo capolavoro, pertanto cercherò di essere conciso e di illustrarvi quelli che, secondo me, sono i veri punti di forza di questa pellicola. Vincitore dell’Oscar, del Golden Globe e del BAFTA come miglior attore non protagonista, ci togliamo il cappello dinanzi alla splendida interpretazione di Christoph Waltz, che irrompe di prepotenza nel panorama cinematografico hollywoodiano dopo l’eccellente colonnello Landa nei “Bastardi”, sempre di matrice tarantinesca. La geniale fotografia e i meravigliosi paesaggi fanno da contorno ad una lunghissima trama che si snocciola tra le alte e innevate vette e i meravigliosi e sterminati campi tipici del Mid-East statunitense. Quello che arriva dritto al cuore dello spettatore sono la potenza e il fervore con cui Django rischia la vita pur di raggiungere e salvare la sua amata Broomhilda, cui si lega una romantica leggenda tedesca che dà “il là” a Shultz per partecipare all’appassionata vicenda fra i due coniugi. Il viso da angioletto di DiCaprio si trasforma, nei panni dei Candie, in un crudele sguardo glaciale. Un’interpretazione la sua che ci dimostra (qualora ce ne fosse ancora bisogno!) l’enorme caratura attoriale del divo californiano. I 160 minuti abbondanti di film diventano molto più leggeri grazie ai tipici intermezzi simil-comici di Tarantino, che vedono protagonisti, oltre a Shultz e Django, anche il folle e alienato Stephen, interpretato dal “sempreverde” Samuel L. Jackson. Ultimo, ma non ultimo, un plauso alla meravigliosa colonna sonora che può fregiarsi della stupenda voce di Elisa con il brano “Ancora qui” composto dal maestro Ennio Morricone. È notizia di pochi giorni fa (06/07 ndr.) la scomparsa del grande maestro al quale noi di Antigone vogliamo porgere l’ultimo saluto e un sincero ringraziamento per i decenni di meravigliosa musica che ha regalato a tutto il mondo e specialmente a noi, amanti del cinema. Grazie Maestro, rimarrai per sempre nelle stelle del firmamento di Hollywood e nei nostri cuori. Trovate Django on demand su Sky.