Mississippi Burning – Le radici dell’odio

Mississippi Burning – Le radici dell’odio

Anni ‘60? Mi sembra il 2020

Quest’oggi voglio proporvi una pellicola di fine anni ‘80 che si ispira a fatti realmente accaduti. Il filone narrativo è quello della segregazione razziale negli Stati Uniti, il contesto è quello del torbido e profondo Sud, a quei tempi ancora lontano dall’integrazione, a differenza degli Stati del Nord.

Mississippi, anni ‘60. Tre giovani ragazzi, tra cui un afroamericano, attivisti per i diritti civili nel Mississippi, vengono barbaramente assassinati nelle campagne della Contea di Jessup. Sono incaricati di far luce sulla sparizione di questi giovani due agenti dell’FBI: Rupert Anderson, interpretato dal carismatico e inossidabile Gene Hackman, e Alan Word, un giovanissimo William Defoe.

I due agenti, appena arrivati, devono fare i conti con l’assoluta avversione alla collaborazione dello sceriffo Stuckey, del suo vice Pell e di tutta la comunità bianca. Word, che dirige le indagini, chiede il supporto di oltre cento agenti che scatenano l’interesse dei media e trasformano la tranquilla Contea in un vero e proprio palcoscenico. La comunità nera, dal canto suo, è intimorita da un manipolo di uomini, appartenenti al Ku Klux Klan, che minacciano e percuotono i loro componenti ogni qualvolta uno di loro decida, o pensi solamente, di denunciare i soprusi o spifferare qualcosa agli uomini dell’FBI.

Quello che i due agenti scopriranno è quanto questa cellula del KKK sia fortemente integrata all’interno della comunità e, soprattutto, nello stesso ufficio dello sceriffo. Oltre a dover fare i conti con l’omertà dei cittadini bianchi, i due agenti risultano indesiderati anche dalla comunità afroamericana, impaurita da eventuali rappresaglie. In questo inospitale e immondo scenario, arriverà in soccorso dei due uomini una testimonianza tanto attesa quanto inaspettata. Quando ad un certo punto la situazione fra bianchi e neri inizierà a degenerare, saranno i modi poco ortodossi dell’agente Anderson a far sciogliere le lingue dei colpevoli e a consegnare alla giustizia gli assassini dei tre giovani attivisti.

Il commento

Questo film è quanto mai attuale. Spesso, durante la pellicola, si sente l’agente speciale Word chiedersi da dove provenga quella cattiveria e quell’odio verso le persone di colore. Ed è quello che dovremmo chiederci anche noi oggi. Ovviamente non mi riferisco solamente all’odio verso gli afroamericani. Mi riferisco all’odio immotivato verso tutte le tipologie di diversità, dalla pelle alla religione, dal sesso alla provenienza. Ogni giorno siamo costantemente bombardati da indicizzazioni verso queste minoranze, verso qualcosa che è diverso. A spiegare questo ci viene in soccorso un personaggio femminile del film. La donna in questione ci racconta come sin da piccola sia stata educata all’odio verso il diverso, anche se lei non ne capiva la motivazione. Ma passare anni, addirittura decenni, ad ascoltare sempre la stessa cantilena l’ha portata inevitabilmente a credere di dover odiare quelle determinate persone. È quello che capita anche a me, a noi, ogni giorno. Al supermercato, alla posta, in un negozio, al ristorante, sentiamo sempre qualcuno che dice: “Eh sì, se questi se ne stessero a casa loro…”; oppure “Uno scippo? Una violenza? Sarà stato sicuramente un…”. È questo il mondo dove vogliamo far crescere i nostri figli? Come faremo a difendere le loro innocenti menti da questo miscuglio disgustoso di luoghi comuni e frasi fatte che inneggiano solamente all’odio? Io penso, e concludo, che la diversità sia qualcosa che ci arricchisce, che ci completa, basta “solo” fare lo sforzo di provare a comprenderla e a contestualizzare diversi modi di parlare, di comportarsi, di vivere, basta “solo” fare lo sforzo di capire che, alla fin fine, facciamo tutti parte dello stesso genere umano. Trovate Mississippi Burning On demand su Sky.