La mafia uccide solo d’estate

La mafia uccide solo d’estate

Il lato oscuro della scorza 

La “scorza”, in Sicilia, è la cialda di pasta fritta che funge da involucro al famigerato cannolo ed è proprio in Sicilia che si svolge la storia che mi accingo a raccontarvi. La mente brillante dietro questa pellicola è quella di Pierfrancesco Diliberto, in arte Pif, per anni volto del Le Iene e di Mtv con il suo bellissimo programma Il Testimone. In questo film l’attore e regista (palermitano DOC!!!) racconta con la sua consueta ironia velata, condita da un amaro retrogusto tutto italiano, l’operato della mafia in Sicilia tra gli anni ‘80 e ‘90 del secolo scorso. Lo fa attraverso un personaggio, interpretato da se stesso, che nel corso di tutta la sua vita – addirittura fin dal suo concepimento – si imbatte, nei modi più disparati, con i gravi eventi di mafia che hanno caratterizzato quegli anni.

Arturo Giammarresi, giovane studente palermitano, è un accanito fan dell’allora Presidente del Consiglio Giulio Andreotti. Figlio della classe media palermitana, Arturo ascolta con innocente fervore e ammirazione tutto quello che pronuncia il politico democristiano, indicato nel suo stesso quartiere come “L’amico degli amici”. Ad un certo punto della sua infanzia, però, Palermo diventa teatro di una serie di assassinii famosi, che riguardano magistrati, poliziotti e politici. Arturo avrà l’occasione, grazie al suo sogno di diventare giornalista, di intervistare addirittura il Generale Dalla Chiesa, nonché di conoscere, per puro caso, il magistrato Rocco Chinnici e il capo della Mobile di Palermo, Boris Giuliano, entrambi molto vicini ai giudici Falcone e Borsellino. Arturo cresce in un’Italia terrorizzata dagli attentati vigliacchi dei signori di Cosa Nostra, Riina e Provenzano, che allungano i loro viscidi tentacoli ad ogni livello della classe politica, economica e legislativa italiana. Oltretutto, il nostro protagonista deve fare i conti con la pavida omertà che in quegli anni circolava a livello popolare e che ancora oggi supporta, indirettamente, questi parassiti della società. La sua strada si intersecherà anche con quella di Flora, interpretata da una meravigliosa e radiosa Cristiana Capotondi, da sempre grande amore di Arturo.

Il commento

La storia di Arturo commuove perché, in fondo, potrebbe essere la storia di ognuno di noi, e soprattutto lo è di chi, come me ad esempio, è nato in terra di camorra. Questo film cade in concomitanza con l’anniversario della morte del giudice Giovanni Falcone, assassinato dalla Mafia il 23 maggio del 1992. Ed è proprio a lui e a tutti gli uomini e le donne che hanno lottato e perso la propria vita nella guerra alla mafia che, nel nostro piccolo, vogliamo dedicare questo breve ma sincero omaggio. Lo so, parlare di argomenti di tale calibro non è facile, soprattutto in un blog apolitico e spensierato come il nostro, ma l’occasione non può essere sprecata. Qui non si tratta di far politica, ma di discernere il bene dal male. È doveroso ricordare tutto il dolore che, ancora oggi, le organizzazioni criminali provocano al nostro paese, infettando tacitamente numerosi aspetti della nostra vita e sbarazzandosi senza scrupoli di chi ostacola il loro cammino. La mafia uccide solo d’estate ci costringe a fare i conti con una realtà che non imperversa solamente nei piccoli quartieri del profondo Sud, ma che si è ormai espansa a macchia d’olio ai piani alti di Roma, fino ai salotti chic della Milano “Bene”. La mafia non guarda colori o schieramenti, non vede uomini o donne, ma si cura soltanto dei propri interessi e gioca, come un perverso burattinaio, con la vita di tutti noi. Per questo motivo il racconto di Pif è così importante, perché solamente raccontando quei fatti si può sperare di sensibilizzare, fin da piccole, le generazioni future, che non dovranno più convivere con questi abominevoli individui, dovranno invece imparare a combatterli e ad estirparli come si fa con le erbacce. Il compianto e mai dimenticato Borsellino diceva: «Se la gioventù le negherà il consenso, anche l’onnipotente e misteriosa mafia scomparirà come un incubo». E noi dobbiamo sforzarci ogni giorno di negare questo consenso! Sulla stessa linea d’onda vi consiglio di guardare anche l’intervista del nostro Pif a Roberto Saviano, in una puntata de Il Testimone, nonché la peculiare pellicola diretta da Sabina Guzzanti, intitolata La Trattativa (troverete tutto su Netflix!).