Lunedì d’arte

“La bellezza salverà il mondo”
Nell’Idiota di Dostoevskij il principe Miškin pronuncia una frase destinata ad essere citata infinite volte in una miriade di contesti diversi: “La bellezza salverà il mondo”. Non si potrebbero trovare parole più azzeccate per descrivere l’obiettivo della rubrica curata dalla dottoressa Elena Salmini, grazie alla quale ogni lunedì avremo l’occasione di rifarci gli occhi attraverso gli affascinanti, sorprendenti e sconfinati tesori, che il genio artistico dell’essere umano è stato in grado di concepire e realizzare.
L’UOMO E LO SPAZIO
“Un piccolo passo per l’uomo, un grande balzo per l’umanità”. Le parole che Neil Armstrong pronunciò, appena sceso dall’Apollo 11, quel 21 luglio 1969, segnarono l’inizio di una nuova epoca di conquiste, quelle del cielo. L’allunaggio statunitense, seguito in mondovisione da milioni di persone, con le sue immagini iconiche, come quella riproposta in serigrafia da Andy Warhol nel 1987, fu reso possibile da un intenso lavoro durato decenni, alimentato in gran parte dalla forte competizione con l’Unione Sovietica, e realizzò finalmente il sogno che da secoli tormentava l’uomo: andare nello spazio e poter vedere con i propri occhi quello che da sempre aveva solo immaginato e tentato di studiare da lontano. Il fascino irresistibile dell’universo, con la sua vastità e il suo manto di stelle luminose, ha stregato il genere umano fin dai tempi antichi. Gli Egizi veneravano la dea del cielo e della notte, Nut, spesso raffigurata negli affreschi delle tombe reali, come quello presente nella sepoltura di Nefertari in cui la volta celeste è rappresentata dal corpo nudo arcuato di Nut la quale abbraccia la terra e il carro del Sole, che ogni giorno nasce dal suo ventre e viene da ella inghiottito. Non era raro che i soffitti delle tombe brillassero di stelle incastonate nel blu profondo della notte, forse per quel sentimento che accomuna il buio alla morte e che rende l’animo malinconico al crepuscolo della sera. Come nel dipinto “Un uomo e una donna davanti alla luna” (1820) di Caspar David Friedrich, esponente di spicco dell’arte romantica di primo Ottocento: due figure scure si inseriscono in una cornice di cupa vegetazione che lascia uno spiraglio alla luce diafana della luna, restituendo allo spettatore un senso di solitudine e afflizione. Ma l’immensità dell’universo, oltre a suscitare smarrimento, desta il desiderio di conoscerne i misteri. La più antica testimonianza di uno studio compiuto sul cielo è rappresentata dal cosiddetto Disco di Nebra, una lastra in metallo con decorazioni in oro raffiguranti la luna, la falce di luna crescente e le Pleiadi. L’oggetto, risalente all’età del Bronzo e rinvenuto in Germania nel 1999, aveva probabilmente una funzione legata all’agricoltura o ai riti religiosi, anche se le interpretazioni su di esso sono ancora discordi. Parlando di studi astronomici, sono tantissimi coloro che hanno trascorso la propria vita con lo sguardo all’insù: Tolomeo, la sventurata Ipazia d’Alessandria, Copernico, Keplero e naturalmente Galileo che nel suo “Sidereus Nuncius” espose, con disegni molto accurati, le sue importanti scoperte in particolare sulla superficie e le fasi della luna. Un altro astronomo che si dedicò alla luna fu il polacco Johannes Hevelius, che nel 1645 realizzò una splendida e dettagliata mappa selenografica. Nel XVII secolo fiorirono le carte celesti, come quella molto variopinta dell’editore olandese Frederik de Witt, raffigurante gli emisferi con le costellazioni e i segni zodiacali. È interessante metterla a confronto con un’altra mappa, sebbene più antica (XIII sec.), proveniente dalla Cina. Il planisfero Suzhou mostra una concezione astrologica completamente differente da quella occidentale, con una terminologia piuttosto fantasiosa. Tutti gli studi fatti nel corso della Storia hanno portato però a una piccola parte di sapere. Molto ci è ancora sconosciuto. Siamo soli in questa vastità? Mirò, che realizzò una serie di tele con costellazioni astratte, scrisse: “Lo spettacolo del cielo mi sconvolge. Rimango sconvolto quando vedo, in un cielo immenso, un quarto di luna o il sole. Del resto, esistono nei miei quadri delle forme piccole in grandi spazi vuoti. Gli spazi vuoti, gli orizzonti vuoti, le pianure vuote, tutto ciò che è spoglio mi ha sempre fatto molta impressione”. Un horror vacui che crea angoscia e che difficilmente, in tempi brevi, si riuscirà a colmare, nonostante tutti gli sforzi di Elon Musk.

Segue l’elenco dei precedenti appuntamenti con la rubrica Lunedì d’arte: