Lunedì d’arte

“La bellezza salverà il mondo”
Nell’Idiota di Dostoevskij il principe Miškin pronuncia una frase destinata ad essere citata infinite volte in una miriade di contesti diversi: “La bellezza salverà il mondo”. Non si potrebbero trovare parole più azzeccate per descrivere l’obiettivo della rubrica curata dalla dottoressa Elena Salmini, grazie alla quale ogni lunedì avremo l’occasione di rifarci gli occhi attraverso gli affascinanti, sorprendenti e sconfinati tesori, che il genio artistico dell’essere umano è stato in grado di concepire e realizzare.
BIBBIA DI BORSO D’ESTE
Qualche tempo fa vi ho portato con me in un viaggio alla scoperta del mondo del manoscritto e vi ho proposto un esemplare davvero prezioso, una Bibbia miniata, detta Bibbia Bassetti, conservata presso la Biblioteca Comunale di Trento. Oggi vorrei tornare su quelle orme e ammaliare i vostri occhi con un manoscritto di stupefacente bellezza considerato il più prezioso d’Italia. Sto parlando della Bibbia di Borso d’Este, figlio illegittimo di Niccolò III d’Este e della sua favorita Stella de’ Tolomei. Borso, nominato nel 1452 duca di Modena e Reggio dall’imperatore Federico III d’Asburgo e successivamente, nel 1472, duca di Ferrara dal pontefice Paolo II, si spese notevolmente per nobilitare la casa estense e per far fiorire il rinascimento delle arti italiane alla sua corte, sede appunto della Scuola Ferrarese di pittura. Ludovico Ariosto, nel suo più celebre romanzo, l’ “Orlando Furioso”, elogiò il duca, le sue virtù di buon governo e la prosperità di Ferrara con queste parole: “…vedi il primo duce, Fama de la sua età, l’inclito Borso, Che siede in pace, e più trionfo adduce Di quanti in altrui terre abbino corso. Chiuderà Marte ove non veggia luce, E stringerà al Furor le mani al dorso. Di questo signor splendido ogni intento sarà che il popul suo viva contento” (“Orlando Furioso”, III, 45). Borso, oltre che ambizioso, era anche piuttosto devoto e l’insieme di questi due elementi portò alla commissione di una delle opere più costose al mondo per l’epoca, la Bibbia che porta il suo nome. Vennero spese 5610 lire marchesane per la realizzazione di un codice di 600 carte in pergamena interamente miniate su entrambi i versi. Ci vollero sei anni, dal 1455 al 1461, per terminare l’impresa, affidata a una squadra di artisti guidata da Taddeo Crivelli, famoso miniatore rinascimentale. L’intento di Borso era quello di elevare il nome degli Este con qualcosa di davvero straordinario che contenesse al suo interno simboli ed emblemi della famiglia ducale per esaltarne le qualità e la magnificenza. La Bibbia di Borso d’Este è un’opera di eccezionale bellezza, ricca di decorazioni di diversa natura, variopinte e luminose. Il testo, disposto su due colonne e impreziosito da splendide iniziali istoriate, è incorniciato da motivi floreali, animali di ogni specie, paesaggi incantati e scene religiose. Il preziosissimo codice, conservato in una cassa di legno foderata da un panno ricamato con fili d’oro e chiusa con fermagli d’argento, venne portato dagli Este a Modena e lì rimase fino al 1859, quando prese la via dell’esilio insieme al proprietario Francesco V d’Asburgo-Este. Fortunatamente, grazie all’imprenditore Giovanni Treccani che l’acquistò ad un’asta parigina nel 1923 per la cifra astronomica di 5 milioni di lire, la Bibbia tornò in Italia e venne donata alla Biblioteca Estense di Modena. La Biblioteca non si è limitata a conservare il manoscritto ma si è spesa per la sua valorizzazione e fruibilità avviando un ambizioso progetto di digitalizzazione. Pertanto, se non volete fermarvi alle poche immagini che vi propongo nel video, vi consiglio caldamente di visitare la Estense Digital Library (vol.1: https://edl.beniculturali.it/beu/850016178; vol. 2: https://edl.beniculturali.it/beu/850016179 ), dove potrete ammirare, in alta risoluzione, ogni singola pagina della Bibbia e immergervi nello splendore del mondo del libro manoscritto miniato. Non ve ne pentirete!

Segue l’elenco dei precedenti appuntamenti con la rubrica Lunedì d’arte: