神奈川沖浪裏 – La grande onda di Kanagawa

Tutte le creature portano lo yin sulle spalle e lo yang tra le braccia; il soffio vuoto ne fa una miscela armoniosa
Nelle parole di Laozi, tradizionalmente considerato il fondatore della dottrina taoista, è riassunto il concetto cardine dell’antica filosofia cinese che fa dell’intero universo una perfetta miscela di opposti. Come quella tra pieno e vuoto, particolarmente presente nel mondo pittorico orientale. Nello Zhuang Zi si legge che il Grande Vuoto ha dato origine al Cosmo, pertanto lo spazio libero assume una fondamentale importanza e si concretizza nell’arte con un sapiente utilizzo dell’equilibrio tra i due opposti che allo stesso tempo sono inseparabili e si completano a vicenda. La pittura cinese, così come quella giapponese, egualmente influenzata dal taoismo, si popola di paesaggi caratterizzati dal gusto per la lacuna visiva, il cui precursore pare sia stato Yuan Ma, pittore cinese della dinastia Song. Nei suoi dipinti i soggetti si contendono lo spazio con sfondi dominati dall’assenza, che generano un senso di tensione volto al desiderio di completare le scene raffigurate. La mancanza di elementi visivi rende i quadri orientali intrisi di una carica emotiva che può distendersi in una sensazione di pace oppure muoversi verso un certo dinamismo, un bisogno di bilanciare gli spazi per giungere a un’armonia che si nutre di opposti e che è emblema della vita stessa. Il simbolo del tao si può quasi percepire nella trama figurativa di una delle più famose opere provenienti dal mondo orientale: La Grande onda di Kanagawa (1830/31), del pittore giapponese Hokusai. Si tratta di una xilografia, ovvero un’incisione in legno, stampata in diverse copie, che rappresenta un’onda tempestosa, di un blu intenso, in procinto di scagliarsi contro alcuni pescatori sulle barche. La vorticosità della scena si contrappone ad uno sfondo diafano nel quale, come il pallino nero dello yin, si distingue il monte Fuji, la cui forma a sua volta è contenuta nell’onda stessa. Tutto si mescola in un continuo divenire, metafora dell’esistenza umana, dominata da un perpetuo fluire di elementi contrastanti, simbolicamente rappresentati dai colori blu e bianco, che a loro volta richiamano l’acqua e il fuoco. L’onda di Hokusai non si ferma però a questo, ma mette in risalto un tema che è sempre attuale, quello della lotta tra l’uomo e la natura. La natura, onnipotente, si manifesta attraverso l’onda tempestosa con la spuma che si trasfigura in una mano artigliata pronta a ghermire gli uomini inermi. Contrariamente a quello che potrebbero pensare gli occidentali, abituati ad una lettura da sinistra e destra, il vero soggetto della stampa sono i pescatori che si dirigono verso sinistra, verso casa, ma vengono bloccati dall’onda. La morte li attende, nell’indifferenza rappresentata dalla sacralità del monte Fuji. Hokusai ci vuole dire che la convivenza con la natura e il confronto con essa sono inevitabili. Tuttavia il monito odierno è che il confronto deve avvenire in un’armonia di opposti, senza disequilibri, perché “non bisogna far violenza alla natura, ma persuaderla” (Epicuro).